<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084</id><updated>2012-01-01T18:42:57.801+01:00</updated><category term='sindacato'/><category term='lavoro'/><category term='bombe'/><category term='centocinquantesimo anniversario'/><category term='immigrati'/><category term='comunità'/><category term='cardinale'/><category term='Mounier'/><category term='democrazia'/><category term='diocesi'/><category term='riforma sanitaria'/><category term='bene comune'/><category term='stato di diritto'/><category term='Fini'/><category term='Berlusconi'/><category term='elezioni Pisapia'/><category term='Angelo Scola'/><category term='PD'/><category 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term='Italia'/><category term='Todi'/><category term='Democrazia Cristiana'/><title type='text'>Circoli Dossetti Milano</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>47</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-8908712162826397679</id><published>2012-01-01T18:41:00.002+01:00</published><updated>2012-01-01T18:42:57.806+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giustizia sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mese della pace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='notizie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='informazione'/><title type='text'>L'abitudine al male</title><content type='html'>Uno degli effetti principali della diffusione sistematica dei mezzi di comunicazione di massa – prima i giornali, poi progressivamente la radio, la televisione ed ora internet – è quello di trasferire in tempo reale le vicende accadute nei luoghi più remoti nella familiarità della dimensione quotidiana di persone che possono essere più o meno interessate a quanto in quel preciso momento sta accadendo in Iraq, in Palestina o nel Darfur.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, se è aumentata la possibilità di accedere a poco prezzo a fonti di informazione plurime, le quali tuttavia sono sottoposte ad accurata selezione alla fonte sulle notizie da dare e sul modo in cui darle (ma questo è un altro discorso, che ci porterebbe troppo lontano), nello stesso tempo l’irruzione delle notizie provenienti dal vasto mondo nella nostra quotidianità producono un effetto di assuefazione ben reso dall’immagine della famigliola che, udendo dell’ultimissima strage operata da kamikaze per le vie di Baghdad o di Kabul , continua tranquillamente a consumare la cena – una scena di raggelante cinismo, ovvero di diffusa indifferenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi cinquant’ anni fa, al termine del processo che si tenne davanti all’ Alta Corte di Giustizia di Gerusalemme contro Adolf Eichmann, e si concluse con la condanna a morte e l’impiccagione dell’ex ufficiale delle SS , la filosofa ebrea Hannah Arendt scrisse un famoso libro “La banalità del male”, che fin dal titolo sottolineava la sproporzione fra la grigia e squallida figura di Eichmann, burocrate come tanti altri, e il suo orribile ruolo come pianificatore dello sterminio di milioni di ebrei nei territori controllati dal Terzo Reich.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora il titolo di quel libro è servito ad indicare il progressivo insinuarsi dell’orrore e della violenza in ogni esistenza umana, compresa la più ordinaria, ed in questo senso lo si può applicare al modo con cui i cittadini di un Occidente opulento, Italia compresa, guardano alle tragedie di guerre lontane, che tuttavia quanto è accaduto dall’11 settembre 2001 in poi ci ha dimostrato potersi manifestare in tutta la sua violenza e la sua rabbia anche in casa nostra, nel momento in cui la collera dei reietti, sia pure criminalmente distorta ed interpretata, cerca  furiosamente di lanciare i suoi messaggi di morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma allora, ci si deve chiedere con onestà se e quanto vi sia un reale collegamento fra l’ assuefazione quotidiana all’orrore della guerra e della persecuzione in casa altrui, ivi comprese le colpe nostre e dei nostri “amici”, come fu (o è ancora ?) per le torture di Abu Ghraib e di Guantanamo, e la reazione violenta di criminali e di disperati che tuttavia affermano di incarnare il desiderio di vendetta di popoli interi. E, dopo di ciò, altrettanto importante è sapersi chiedere se non vi sia, al di fuori della spirale dell’indifferenza e della vendetta, uno spazio possibile, che poi è lo spazio della politica, per cercare appunto di spezzare quella spirale malefica, ed uscirne, uscirne in senso politico ed anche in senso morale, giacché appare di tutta evidenza che lo stato di guerra permanente che venne indotto dalla dichiarazione universale di “guerra al terrorismo” (cioè ad un nemico anonimo, privo di territorio, di bandiera, di esercito, di tutto ciò insomma che rende ben determinato un nemico tradizionale) corrode anche la tempra morale di chi si abitua a pensare al resto del mondo come ad un’indistinta congerie di perfidi nemici, ponendo se stesso ed il proprio stile di vita (soprattutto in senso materiale) al vertice della storia umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, pochi episodi come la guerra in Afghanistan ed in Iraq hanno segnato negativamente la dimensione etica del nostro tempo, oltre ovviamente a quella politica e militare. La prima guerra fu motivata da ragioni di polizia internazionale contro lo Stato, quello talebano, che dava ospitalità allo “sceicco del terrore” Osama bin Laden. La seconda ebbe motivazioni fasulle ed esagerate fin dal suo inizio, e non ricevette alcun appoggio ufficiale dalla comunità internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ambedue queste guerre si sono mutate in lunghe ed improduttive occupazioni, hanno generato lutti a non finire sia per gli occupanti che per gli occupati, e soprattutto hanno scavato un fossato politico e più ancora psicologico fra l’Occidente e le comunità islamiche difficilissimo da colmare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre all’ovvia antipatia provata verso un occupante straniero , anche se venuto con intenti “liberatori”, si è sommata la pratica constatazione da parte delle popolazioni occupate non solo del profondo disprezzo dell’occupante nei confronti della loro cultura, della loro religione e del loro modo di vivere, ma anche nei confronti della loro stessa vita ed integrità personale come dimostra il moltiplicarsi di “errori” che sono vere e proprie stragi di famiglie  con vecchi e bambini, come del resto è logico per eserciti che si sanno non benvoluti e stanno continuamente sull’ orlo di una crisi di nervi. E’ la stessa logica dell’assediante assediato che Israele pratica con sistematica violenza sulle popolazioni palestinesi a lei soggette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione di Obama di abbandonare un po’ alla chetichella il conflitto iracheno, se potrà produrre il risultato di azzerare il tributo di sangue pagato dagli USA e dai loro alleati per quella guerra insensata, non migliora in nulla la situazione di quelle disgraziate popolazioni, preda di un infinito regolamento di conti che si manifesta ogni giorno in stragi insensate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, la questione fondamentale non è nemmeno più quella pur importantissima di riparare al male fatto, di ristabilire la giustizia, di cessare una logica bellica che non ha alcun senso e che è finalizzata ad una logica di potenza ormai ripiegata su se stessa: più in profondità si tratta invece di evitare che ciò che si definisce Occidente cristiano perda definitivamente la sua anima nella spirale chiusa della violenza e delle menzogne che servono a giustificarla . E la perdita dell’anima è incalcolabile e senza rimedio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possa ciò servirci di riflessione in questo mese di gennaio, che non solo segna l’inizio di un nuovo anno che come sempre si spera migliore del precedente (anche se la speranza nella politica e nell’economia è ridotta al lumicino), ma che è anche tradizionalmente riconosciuto come il mese della pace, la pace vera, quella che nasce dalla giustizia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-8908712162826397679?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/8908712162826397679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=8908712162826397679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8908712162826397679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8908712162826397679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2012/01/labitudine-al-male.html' title='L&apos;abitudine al male'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-6416470932491198048</id><published>2011-12-06T17:47:00.001+01:00</published><updated>2011-12-06T17:50:02.685+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo Monti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Todi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cattolicesimo sociale'/><title type='text'>Prima e dopo Todi</title><content type='html'>No, il governo Monti non è il governo di Todi, ossia il governo ideale di quei soggetti dell’associazionismo cattolico che alla fine dell’ottobre scorso si sono trovati nella cittadina umbra per fare il punto della situazione esprimendo le loro preoccupazioni. Il declino economico, la crisi endemica, la disoccupazione strutturale, il disagio delle giovani generazioni, l’aumento delle diseguaglianze sociali: tutto ciò che preoccupa il popolo italiano preoccupa anche le organizzazioni del cattolicesimo sociale, che di tale popolo sono parte integrante ed anzi sono forse ad oggi fra le forze popolari più immerse nelle dinamiche  reali di questo Paese. Ma tale convergenza di analisi e di proposte articola diversi modelli di risposta politica, come è giusto che sia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché in definitiva ha ragione Agostino Giovagnoli quando afferma che il dato che emerge chiaramente dalla giornata di Todi è il riconosciuto pluralismo delle scelte politiche dei credenti e l’irripetibilità della stagione democristiana; a dir la verità ne era emerso anche un altro, cioè l’insofferenza per la lunghissima agonia del potere berlusconiano e per i miasmi orrendi che essa emanava, come di putrefazione anticipata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si apre lo spazio ad alcune considerazioni, la prima delle quali è che potrebbe essere fin troppo facile pensare che il disarcionamento del Cavaliere  chiuda in assoluto la fase di corruzione morale e di infiacchimento della fibra del Paese che tanto bene il card. Bagnasco descrisse nella sua prolusione alla CEI qualche settimana fa. No, il berlusconismo, come il fascismo, è l’espressione di una malattia endemica che appare e scompare in modo carsico nella vicenda storica del nostro Paese, e dalla quale ci si libera con una politica che sappia parlare il linguaggio della sobrietà e della verità: in questo senso a tutti è richiesto un serio esame di coscienza, magari ispirandosi  -se la cosa non suona troppo “leggera”- all’ ultimo Gaber: “Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, i credenti più impegnati, e la comunità ecclesiale nel suo insieme, dovrebbero aprire una riflessione seria sulla qualità del loro impegno storico, e soprattutto sulla loro capacità di resistere alla tentazione di strutturare la loro azione secondo criteri mondani e logica dell’apparenza. Ovvio che ciò riguardi l’intera società civile, ma chi professa una dottrina sociale rigorosa ed austera come quella insegnata dalla Chiesa cattolica dovrebbe impegnarsi maggiormente nel riconoscere tali tentazioni in sé – e nello sconfiggerle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda considerazione riguarda quello che verrà, ovvero il soggetto che dovrebbe articolarsi a partire da questi incontri fra realtà laicali (magari, la prossima volta, non necessariamente introdotte da un cardinale, da un vescovo o da un prete) : poiché le forze riunite a Todi, pur ragguardevoli, non esauriscono certo in sé la rappresentanza di tutti i credenti, il soggetto che nascerà, anche se si trattasse (per quanto improbabile) di un partito politico non potrà reclamare per sé la rappresentanza di tutti i cattolici. E questo, sia chiaro, non solo nelle enunciazioni pubbliche, ma anche nella prassi, perchè, come ha scritto il filosofo cattolico Franco Totaro , il rischio sempre in agguato è quello del “guelfismo”, per cui chi sceglie di non seguire l’opzione “consigliata” si ritrova in una posizione “di serie B” rispetto a tutti gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza considerazione concerne invece l’architrave della riflessione introduttiva del card. Bagnasco, che è data dai cosiddetti “principi non negoziabili”. Un’interpretazione interessante è nella lettera pubblicata da ”Avvenire” il 16 ottobre a firma di quattro intellettuali di sinistra di diversa estrazione (l’ingraiano Pietro Barcellona, il patriarca dell’operaismo Mario Tronti, il togliattian-dalemiano Beppe Vacca e l’ex lottacontinuista Paolo Sorbi), i quali, ponendosi l’esplicito intento di favorire il rapporto fra il PD ed il mondo cattolico, invitano a prendere atto della centralità della “questione antropologica” evocata da Benedetto XVI e a declinare nella laicità del discorso politico le problematiche, anche complesse e spinose, che tale questione implica. In particolare essi additano due problematiche specifiche: quella del “relativismo etico”, a proposito della quale invitano a distinguere fra pluralismo culturale e “visioni nichilistiche della modernità”, che essi riconducono soprattutto al processo di mercificazione dei rapporti sociali tipico di questa fase della società secolarizzata (e quindi appartenente più al campo della destra che della sinistra). La seconda è appunto quella dei “principi non negoziabili”, nella quale gli autori della lettera vedono soprattutto un forte richiamo alla coerenza, appunto, dei principi, che tuttavia di per sé non esclude la possibilità di una mediazione politica che non sia al ribasso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto sta proprio qui: è possibile che il destino dei “principi non negoziabili” del 2011 sia quello del “Non expedit” del 1861, del “Sillabo” del 1864 e dei “Punti fermi” del 1960, cioè la loro storicizzazione e relativizzazione come elementi di un passaggio storico contingente che la Chiesa vive in modo difensivo. Ma perché questo accadesse fu necessaria allora la capacità di alcuni credenti di farsi soggetto di mediazione politica, anche fra molte incomprensioni : le vicende politiche di Murri, di Sturzo, di De Gasperi, di Dossetti e di Moro (pur con tutte le differenze fra questi personaggi) sono lì a dimostrarlo. Insomma ci volle la politica, una politica intesa non come ancella della teologia o dell’economia ma come funzione specifica che rende possibile la convivenza democratica attraverso la ricerca del bene possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse per questo, volendo ricercare un testo di riferimento, sarebbe bene rileggere quello che don Lorenzo Milani scriveva nelle sue Esperienze pastorali  (era il 1957) a proposito della presenza dei cattolici in politica, formulando tre proposte: la prima era quella del ritiro dal mondo, la seconda era quella dell’impegno totale per la realizzazione del “programma massimo” della dottrina della Chiesa. La terza, quella cui il prete fiorentino inclinava, era quella di una netta distinzione fra un insegnamento dottrinario che non fa sconti a nessuno ed una prassi in cui persone di buona volontà cercano di costruire la città dell’uomo impegnando soltanto se stessi – e non qualche autorità superiore- ed accettando di pagare di persona.  Ecco, questo appello alla responsabilità della persona – e della sua coscienza- sarebbe forse il vero messaggio forte per l’oggi e per il domani dei credenti nella società e nella politica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-6416470932491198048?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/6416470932491198048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=6416470932491198048' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6416470932491198048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6416470932491198048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/12/prima-e-dopo-todi.html' title='Prima e dopo Todi'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-3798988436112950266</id><published>2011-11-04T12:24:00.002+01:00</published><updated>2011-11-04T12:27:23.021+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fine legislatura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='risanamento Italia'/><title type='text'>Il passo indietro</title><content type='html'>All’inizio di novembre del 1918 la situazione militare della Germania era disastrosa: gli eserciti alleati dilagavano ovunque, gli alleati turchi ed austro-ungarici avevano ceduto di schianto ed i loro imperi si stavano disgregando, mentre ormai a Berlino ed in altre città dilagava la rivolta motivata dalla fame e dall’autentica indignazione di un’opinione pubblica a cui per anni era stato raccontato che la vittoria era a portata di mano e scopriva ora di essere sull’orlo della catastrofe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un drammatico consiglio di guerra svoltosi al quartier generale di Spa, nel Belgio occupato, il Kaiser Guglielmo II , uomo irresoluto e di mediocre intelligenza al di là delle pose spavalde ed arroganti, oscillante fra propositi suicidi e sogni di resistenza ad oltranza, chiese ai suoi alti ufficiali cosa si dovesse fare. In un silenzio glaciale si alzò il maggior generale Wilhelm Groener, che da poco aveva sostituito il famoso Erich Ludendorff nel ruolo di Primo Quartiermastro della Reichswehr (come a dire il numero due dell’esercito dopo Hindenburg) e scandì queste parole: “La guerra è perduta, l’esercito rientrerà adesso in patria con ordine e disciplina ma non più agli ordini di Vostra Maestà poiché esso non ha più alcuna fiducia in Vostra Maestà”. Annichilito da quelle parole, che venivano da un esponente di quell’alta ufficialità Junker che era stata alla base del trono suo e dei suoi avi, il Kaiser salì sul suo treno speciale e partì per l’esilio in Olanda, da cui non sarebbe mai più tornato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domanda: si troverà un Groener fra gli alti ufficiali del Cavaliere di Arcore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non un eroe, non un disinteressato servitore del pubblico interesse, semplicemente una persona con un minimo di freddezza per vedere le cose come stanno e di autorevolezza per consigliare all’individuo più pernicioso della storia dell’ Italia contemporanea di togliersi finalmente di mezzo, visto che in Italia (magari meno, visto l’opera diuturna di disinformazione posta in essere da sicofanti spesso pagati con soldi pubblici) ed in Europa egli è considerato, oltreché una specie di zimbello, il vero ostacolo al risanamento e allo sviluppo economico d’ Italia ed un rischio per l’intera eurozona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così finisce, a quanto pare, il “miracolo italiano” annunziato nel 1994 fra mortaretti e fanfare: finisce con un funerale di terza classe, e con un dramma che può degenerare in tragedia se il sipario non cala il più rapidamente possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimarranno le macerie, che dovranno essere spazzate con fatica e con cura, macerie non solo economiche e materiali ma anche e soprattutto morali perché il berlusconismo è stato essenzialmente un movimento di corruzione generalizzata dei costumi e della mentalità del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si vedrà anche la capacità dell’opposizione, alla quale non basterà ripetere - per tornare ai paragoni storici - la famosa intimazione di Cromwell ai nullafacenti del Long Parliament: “In nome di Dio, andatevene!”. Una volta conseguito tale risultato, ci sarà solo da rimboccarsi le maniche.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-3798988436112950266?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/3798988436112950266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=3798988436112950266' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3798988436112950266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3798988436112950266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/11/il-passo-indietro.html' title='Il passo indietro'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-7224095010062175735</id><published>2011-10-04T19:11:00.000+02:00</published><updated>2011-10-04T19:13:00.416+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cardinale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Milano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Angelo Scola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diocesi'/><title type='text'>Vescovo a Milano</title><content type='html'>Il solenne ingresso in Diocesi del card. Angelo Scola è stato salutato da una presenza di folla strabocchevole, in Duomo e fuori, presenza certo ovvia nel momento in cui un nuovo Vescovo della Diocesi di Milano si insedia sulla cattedra di Sant’Ambrogio, ma che dice anche delle aspettative che credenti e non credenti coltivano rispetto a colui che è stato chiamato a raccogliere un’eredità impegnativa come quella dei cardinali Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi, per dire solo dei suoi due immediati ed ancora viventi predecessori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio il card. Tettamanzi, consegnando al nuovo Arcivescovo lo storico pastorale che fu di san Carlo Borromeo, gli ha ricordato, rifacendosi a sua volta al card. Martini,che questa dignità può essere pesante, ed il nuovo arrivato a sua volta ha replicato che lo sarà molto di meno se egli verrà aiutato a portarla da coloro che sono stati affidati alle sue cure pastorali. In effetti, la cifra di questa richiesta di collaborazione è perfettamente leggibile nell’omelia che il card. Scola ha tenuto basandosi sulle lettura della festa di Sant’Anatalo, primo Vescovo di Milano, che ricorreva per provvidenziale coincidenza proprio il 25 settembre, giorno del suo ingresso in Diocesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, per sottolineare la sua peculiare lettura della comunione ecclesiale, il Cardinale ha voluto richiamare un passo della Lettera agli Ebrei in cui si raccomanda di “obbedire ai capi e stare loro sottomessi perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto “. In tali parole il nuovo Vescovo intende significare non una volontà di dominio, ma insieme un dovere pressante, quello del Vescovo stesso che a Dio e alla Chiesa dovrà rendere conto del formidabile compito a lui affidato, e quello di una comunità responsabile che vive l’obbedienza non nella passività ma nella forma della collaborazione, seguendo tre orientamenti fondamentali, a loro volta espressione delle Sacre Scritture: “una tensione indomita a fare il bene ed evitare il male, la pratica del culto cristiano (…) che consiste nell’offerta di sé (…) la decisa assunzione degli obblighi sociali, attraverso l’esercizio delle virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso del resto che lo stesso passo della Lettera agli Ebrei sia stato citato dal card. Martini nel breve scritto di saluto al nuovo Vescovo pubblicato sulla prima pagina del “Corriere della sera” del 25 settembre, e che il card. Scola abbia ricordato, aggiungendo a braccio una considerazione ulteriore a quelle già riportate nei saluti finali, che anche questo scritto ha rafforzato il rapporto di comunione e vicinanza con il biblista divenuto Vescovo e cardinale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, ognuno di noi è figlio della sua storia, e il ricordo particolare che il Cardinale ha voluto dedicare, fra i suoi maestri, a mons. Luigi Giussani è lì a simboleggiarlo, ma è stato altrettanto significativo, fra gli altri, il ricordo della “sofferta figura” di Ambrogio Valsecchi, il grande teologo morale che fu per anni una delle “stelle” del Seminario di Venegono e che successivamente, a causa di incomprensioni per le posizioni assunte dopo il Concilio (da cui il sarcastico soprannome affibbiatogli di “Valsexy”), lasciò il sacerdozio e si sposò per poi morire improvvisamente. Insomma, chi è consapevole di venire da una storia specifica, ed è radicato in essa, e sa di non doversi vergognare di nulla al netto degli errori che la fragilità umana impone, può allo stesso tempo essere autenticamente libero e rispettoso verso le storie altrui sapendo, con la saggezza del credente, che tutto verrà riassunto nella più alta prospettiva dell’amore di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra provvidenziale coincidenza di questi giorni è quella fra l’inizio della nuova attività pastorale della Diocesi di Milano e la riunione del Consiglio permanente della CEI nel corso della quale il card. Bagnasco ha fatto punto rispetto allo squallore morale e all’inconsistenza politica dell’attuale Governo e di chi lo guida. Una volta di più pastori e popolo di Dio, a Milano come in tutta Italia, sono chiamati a camminare sulle strade degli uomini proponendo essenzialmente il Vangelo come base di una vita buona, e non ricette univoche, astratte dalla vita proprio perché pensate a tavolino e calate dall’alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita buona, infatti, nasce essenzialmente dal rispetto della libertà e dell’adultità delle persone, non si impone ma si propone, e non cresce nell’uniformità, ma , come scrisse proprio il card. Scola nel suo primo messaggio alla Chiesa di Milano, si alimenta della “pluriformità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi se lo dimenticasse, dovrebbe affrontare magari non le manifestazioni tipiche di altre latitudini che magari hanno indotto certi Vescovi a rimettere il loro mandato, ma quella peculiare specialità italiana che è la resistenza passiva, che è in grado di far male più di mille proteste di piazza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-7224095010062175735?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/7224095010062175735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=7224095010062175735' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7224095010062175735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7224095010062175735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/10/vescovo-milano.html' title='Vescovo a Milano'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-5925384180375267133</id><published>2011-09-06T20:17:00.001+02:00</published><updated>2011-09-06T20:20:07.972+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia Cristiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DC'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mino Martinazzoli'/><title type='text'>Il sogno popolare di Mino Martinazzoli</title><content type='html'>La vicenda politica di Mino Martinazzoli iniziò sotto il magistero di Aldo Moro, e non poteva essere differentemente perché le due figure erano simili sotto il profilo umano ed intellettuale: due nature schive, animate da una fede profonda e da un’altrettanto profonda  curiosità intellettuale, un’attenzione alla politica come professione nel senso più alto della parola, una malinconia di fondo che gli derivava dalla laica presa d’atto della circostanza che la politica non è tutto, anche se è importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa lezione fu sempre presente a Martinazzoli, il quale aggiungeva alle doti mutuate dal suo maestro un vivissimo senso dell’umorismo che attingeva ad una cultura eccezionale e ad una visione disincantata della politica che però non era estranea alla suggestione delle idealità e dei “pensieri lunghi”. La sua carriera politica, iniziata nella peculiare realtà di Brescia, dove si è realizzata una delle poche esperienze di una borghesia cattolica di sentimenti liberali e democratici e pensosa del bene comune (quella dei Montini, dei Bazoli, dei Trebeschi …), per poi svilupparsi a livello nazionale con importanti incarichi senza che mai una macchia, o una voce di scandalo, infangasse il suo nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio questo faceva aumentare fuori e dentro la Democrazia Cristiana la considerazione per questo personaggio tanto strano e diverso rispetto ad un ceto politico che andava sempre più ingaglioffendosi, e molti nel 1989, all’atto dell’uscita di scena di Ciriaco De Mita – con il quale non sempre andava d’accordo - dalla guida della DC deprecarono che egli avesse scelto di non candidarsi contro Arnaldo Forlani, esponente delle componenti più moderate. Tuttavia fu lui in quel Congresso, l’ultimo del partito scudocrociato, a svolgere l’intervento che riscosse il maggiore interesse dentro e fuori la platea, ricordando le ragioni fondative del partito e ricordando che la sua capacità di futuro stava nella sfida di reinventarsi su basi etiche più solide facendo fronte ad un cambiamento annunciato dallo sgretolarsi dei regimi comunisti dell’Europa orientale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dirigenza uscita dal congresso, basata sull’asse di ferro Forlani-Andreotti, preferì continuare come se nulla fosse crogiolandosi in un’illusione di eternità nel rapporto privilegiato con il PSI craxiano, e venne travolta dal rimettersi in movimento di un sistema politico bloccato attraverso la crescita impetuosa di nuovi soggetti politici come la Lega Nord e l’esplodere delle vicende di Tangentopoli. Fu così che nell’autunno del 1992   Martinazzoli venne chiamato alla guida del partito come extrema ratio : qualche tempo dopo Pierferdinando Casini – che pure era stato fra quelli che lo avevano invocato come salvatore della patria – lo definì in tono sprezzante il “curatore fallimentare” della DC, e Martinazzoli ricordò sommessamente che il curatore arriva quando i precedenti titolari hanno fatto fallimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte ad una crisi di sistema pensare di conservare intatto il ruolo della DC, che del sistema era l’architrave, era a dir poco aleatoria, e Martinazzoli se ne rese conto subito: da qui la scelta di tornare alle radici dell’impegno politico dei cattolici democratici attraverso la riscoperta del popolarismo, separandosi dall’idea del “partito – stato” per tornare a quella del “partito – programma” così cara a Sturzo. La rifondazione del PPI avvenne nel gennaio del 1994 parallelamente alla nascita di Forza Italia, e la progressiva scelta delle componenti clerico moderate della DC di raggiungere il campo berlusconiano segnava in qualche modo un confine che era nelle cose e che, dopo il ritiro di Martinazzoli, venne definito da coloro che lo seguirono. D’altro canto, lo stesso Martinazzoli, accettando la candidatura a Sindaco di Brescia offertagli da PPI e PDS sul finire di quello stesso 1994 segnò il cammino degli anni a venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la sfortunata campagna per le elezioni regionali lombarde del 2000 Martinazzoli si ritirò progressivamente dalla politica attiva per dedicarsi allo studio, riprendendo la parola quando lo riteneva necessario, come quando nel 2006 fece attiva propaganda per la bocciatura della riforma costituzionale voluta dal tandem Berlusconi – Bossi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua memoria rimarrà viva fra coloro che ancora credono nella politica come esigente scelta di vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-5925384180375267133?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/5925384180375267133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=5925384180375267133' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/5925384180375267133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/5925384180375267133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/09/il-sogno-popolare-di-mino-martinazzoli.html' title='Il sogno popolare di Mino Martinazzoli'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-8778521073877496843</id><published>2011-08-04T09:50:00.003+02:00</published><updated>2011-08-04T09:55:12.623+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='credenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bene comune'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='chiesa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mounier'/><title type='text'>Il vero contributo politico dei credenti</title><content type='html'>La questione del bene comune informa di sé l’ insegnamento della Chiesa in materia sociale forse prima ancora che esistesse, o si affermasse l’ esistenza, di una dottrina sociale della Chiesa. Lo stesso Aquinate, nel suo De regimine principum dedicato al Re Santo Luigi affermava sostanzialmente che nessun potere può considerarsi legittimo e benedetto da Dio se non è orientato al bene complessivo del corpo sociale, escludendo quindi il diritto di sangue e di stirpe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In epoca più tarda teologi domenicani come Vitoria e gesuiti come Molina affermarono in sostanza il diritto del popolo a ribellarsi a sovrani che non garantissero al popolo i diritti innati stabiliti da Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel nostro secolo la riflessione più penetrante non tanto sul bene comune inteso in termini astratti ma su di una società orientata nella direzione del bene comune è stata propria dei filosofi personalisti e comunitari, da Maritain a Mounier, che hanno cercato di superare la dimensione confessionale di tale bene comune per ricondurla ad una in cui potessero riconoscersi anche persone diversamente credenti rispetto ai cristiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Mounier ad esempio (di cui sta per terminare l’ anno centenario della nascita) ciò è particolarmente evidente soprattutto nella definizione dell’ aggettivo “comunitario” che egli pone come necessario completamento dell’ istanza personalista : indubbiamente vi è un’ influenza di un pensiero già esistente, non solo in ambito cattolico, dove del resto vi è la riflessione dei domenicani della famosa comunità del Saulchoir, a partire da Marie – Dominique Chenu (che collaborerà con Mounier alla scuola di Uriage e che nel dopoguerra scriverà su “Esprit”), sulle implicazioni comunitarie del pensiero tomista, come pure alle riflessioni di filosofi come Scheler e di sociologi come Tonnies, al quale si deve la fondamentale distinzione fra Gesellschaft (società) e Gemeinschaft (comunità), che verrà fatta propria dai personalisti i quali daranno rilievo alla particolare valenza umana dei rapporti intessuti nella seconda a fronte degli scambi formali in cui si sostanzia la prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là di questo, il pensiero di Mounier si esprime nella sua originalità attraverso la definizione della comunità personalista come  il luogo in cui “ognuno si realizzerebbe nella totalità di una vocazione continuamente feconda e la comunione dell’ insieme sarebbe una risultante viva dei traguardi del singolo”. In questo senso, come si vede, la comunità è la risultante dell’ insieme delle aspirazioni e delle idealità personali (una “persona di persone”, come si sarebbe espresso lo stesso Mounier) che è al vertice di tutte le altre forme di vita associata umana, e che in qualche misura le trascende non essendo basata né sul consenso amorfo delle masse né sugli interessi di ordine materiale delle società economiche o la ristretta dimensione ideologica delle società politiche o culturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella concezione personalista lo Stato perde la funzione hegeliana di persona collettiva per assumere funzioni di servizio rispetto alla persona umana e ai “mondi vitali” in cui essa esplica in modo più ampio la propria personalità (un simile concetto,a riprova di quanto queste idee fossero diffuse nell’ intellettualità italiana, informa di sé l’ art.2 della Costituzione della Repubblica italiana), le quali, a partire dalla famiglia, vengono considerate preesistenti e quindi dotate di diritti originari rispetto allo Stato stesso. In questo senso, le funzioni dello Stato inteso nella sua dimensione procedurale vengono ridimensionate a beneficio dei corpi intermedi i quali hanno la capacità di esprimersi direttamente nell’ agire politico anche a scapito delle forme della rappresentanza democratica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sta qui, in effetti, uno dei luoghi topici della critica a Mounier da parte di autori di diversa ispirazione e che più avanti esamineremo: l’ indifferenza, che alcuno addirittura tramutano in avversione, nei confronti della democrazia liberale e delle sue procedure. Ora, che da parte di tutto il movimento personalista vi fosse un atteggiamento insofferente e critico nei confronti dei meccanismi di una democrazia bloccata e priva di idealità è un dato di fatto, ma non necessariamente la critica della democrazia procedurale diventa critica della democrazia pura e semplice. Come è stato autorevolmente rilevato dall’ allora Cardinale Ratzinger nel famoso dibattito con Habermas a Monaco di Baviera: “Per il processo decisorio democratico rimangono come strumento indispensabile esclusivamente la delega della rappresentanza da un lato e la decisione della maggioranza dall’ altro (…) Anche le maggioranze, però, possono essere cieche o ingiuste. La storia lo dimostra in modo più che evidente: quando una maggioranza – per quanto preponderante- opprime con norme persecutorie una minoranza, per esempio religiosa o etnica, si può parlare ancora di giustizia o di diritto? Il principio di maggioranza lascia pertanto sempre aperta la questione dei fondamenti etici della legge: la questione se non esista qualcosa che non può mai diventare legittimo, qualcosa dunque che di per sé rimane sempre un’ ingiustizia, oppure al contrario anche qualcosa che per sua natura è legge immutabile, a prescindere da ogni decisione della maggioranza, e che da essa deve essere rispettata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Mounier era evidente la non reversibilità del processo di superamento delle forme tradizionali di cristianità: d’ altro canto, una figura centrale nella vita del cattolicesimo francese come l’ arcivescovo di Parigi cardinale Emmanuel Suhard non aveva avuto paura di tematizzare, in una famosa lettera pastorale per la Quaresima 1947, se ci si trovasse di fronte al declino della Chiesa o se non ci si trovasse di fronte alla opportunità di un nuovo slancio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mounier consentiva con questa impostazione, e per lui era chiaro che tale opportunità potesse esser perseguita solo a condizione che si avesse il coraggio di guardare la realtà sociale e culturale per quello che era, senza alimentare nostalgie tanto più dannose in quanto rischiavano di schiacciare la comunità ecclesiale a difesa di interessi contingenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque il cristiano deve ritrarsi dal mondo? O, peggio ancora, il cristiano deve imparare dalla logica mondana? No, senz’ altro: piuttosto egli ha un compito più complesso, ed insieme semplice, quello di portare al mondo il Vangelo e nient’ altro che questo, prendendo atto dell’ estinzione del modello storico della cristianità e sostituendo alla logica delle moltitudini quella dei piccoli gruppi, dei foyers (in italiano,l’ abbiamo già visto, si tradurrebbe “focolai”, ma l’ espressione ha un senso più ampio, perché implica sia un luogo in cui ci si ritrova ma anche uno da cui si riparte) che potessero essere dei luoghi di semina del Vangelo in cui i credenti, nell’ attuare la loro vita di fede e di Chiesa, possano esercitare un influsso benefico sulla vita sociale seguendo l’ esempio dei monaci benedettini nei secoli bui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha annotato recentemente uno storico della Chiesa, don Saverio Xeres, Mounier considera “ come l’ agonia (nel senso di lotta) nel cristianesimo debba attuarsi non nell’ istituire e mantenere un ordine sociale, quanto nel proporre il Vangelo ‘nella sua nudità’. D’ altra parte, la teorizzata sintesi tra cristianesimo e società occidentale non si è mai veramente realizzata o soltanto in modo episodico; il che, più a fondo, significa che essa non è forma né essenziale né originaria del cristianesimo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo Mounier quindi si colloca come precursore del rinnovamento indotto dal Concilio Vaticano II, ma consapevolmente, in anni in cui il tema della “teologia del laicato” era ancora informe, assume posizione a favore di una “fede adulta” da viversi in pienezza di responsabilità e di condivisione con tutti, assumendo in prima persona i rischi connessi ad una società complessa in cui il trapasso fra la “vecchia” e la “nuova” cristianità rimane indeterminato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi pare che tale interpretazione del Concilio concordi nella sostanza con quella proposta da Benedetto XVI nel famoso discorso alla Curia romana per il Natale 2005, quella “ermeneutica della riforma” che, senza voler togliere nulla ai principi di fondo, afferma di fatto essersi aperta una fase non ancora conclusa di ricerca di una nuova sintesi nei rapporti fra la Chiesa e la modernità, con il riconoscimento del ruolo degli statisti cattolici nella costruzione di uno “Stato moderno, laico,che tuttavia non è neutro riguardo ai valori”, con una Chiesa che riscopre pienamente se stessa e il suo messaggio di fondo attraverso il superamento di forme transeunti, che rispetta la politica ma si rifiuta di sacrificare a Cesare come se fosse Dio (ed un qualche Cesare che coltiva questa particolare ambizione  c’ è sempre), e che soprattutto non vuol rinunciare all’ annuncio cristiano come al “segno di contraddizione” piantato nel cuore del mondo come una croce fu piantata in una collina alle porte di Gerusalemme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’entra tutto questo con l’attualità? Sì, nel senso che il chiacchiericcio su nuovi “codici di Camaldoli” e “ partiti cattolici” ed altre consimili amenità avrebbe un serio fondamento se partisse esattamente da qui, e non dalle preoccupazioni contingenti di un personale politico, ecclesiastico e associativo costantemente ripiegato sull’attualità e troppo incline alla logica dell’autoreferenzialità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-8778521073877496843?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/8778521073877496843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=8778521073877496843' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8778521073877496843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8778521073877496843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/08/il-vero-contibuto-politico-dei-credenti.html' title='Il vero contributo politico dei credenti'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-8778889314977448434</id><published>2011-07-03T11:16:00.001+02:00</published><updated>2011-07-03T11:18:31.640+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforme'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sindacato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='forze sociali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiat'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>Una nuova stagione dei rapporti sindacali?</title><content type='html'>Le recenti vicende della più nota azienda meccanica del nostro Paese, la FIAT, e del suo indotto, possono configurarsi come opportunità se se ne traggono le opportune lezioni. Innanzitutto è evidente che a Mirafiori, come già l’anno scorso a Pomigliano d’Arco, non vi è stata alcuna trattativa: la proprietà ed il management, nella persona di Sergio Marchionne, hanno portato una proposta al tavolo sindacale e l’hanno dichiarata non trattabile. Prendere o lasciare, insomma, e quasi tutte le sigle sindacali ivi presenti, con l’eccezione della FIOM e dei Cobas, hanno preso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, anche questo scenario desolante può aprire, come si diceva prima, delle opportunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre infatti accettare pienamente la sfida che sarebbe sottesa al modello aziendale imposto da Marchionne. Prescindendo dal fatto che il piano industriale proposto dal manager svizzero-canadese – e che dovrebbe essere parte integrante dell’accordo aziendale- rimane ancora largamente fumoso, al di là delle pur apprezzabili garanzie di continuità occupazionale nell’area torinese, il problema è di capire se ciò prefiguri un diverso modello di rapporti sindacali e sociali, che punterebbe alla responsabilizzazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze nel contesto di una partecipazione alla gestione e agli utili aziendali secondo l’esperienza tedesca. Solo che qui non c’è traccia alcuna di tale modello, ed anzi il dato evidente è quello che si smantellano di fatto alcuni dei capisaldi del modello tradizionale dei rapporti aziendali in Italia senza che alcun meccanismo di corresponsabilizzazione dei lavoratori venga effettivamente posto in essere. E’ovvio che qui si apre uno spazio enorme per chi voglia portare avanti modelli diversi, puntando da un lato su di una regolamentazione della rappresentanza aziendale che tuteli  le minoranze senza dar loro un potere di veto sugli accordi confermati dal voto dei lavoratori, e dall’altro dia peso e sostanza alle rappresentanze dei lavoratori sulle scelte aziendali e sulla partecipazione agli utili.                         &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il nostro Paese – rilevano gli economisti Giuseppe Ciccarone ed Enrico Saltari, che provengono dalla scuola del “riformista solitario” Federico Caffè - non può pensare di curare la malattia della bassa produttività soltanto riducendo il peso del contratto di lavoro nazionale in favore della contrattazione decentrata e aumentando la quota del salario legata alla produttività realizzata. E’ invece necessario ripensare la contrattazione, legando la crescita dei salari non alla crescita della produttività effettivamente realizzata ma a quella programmata o contrattata dalle parti sociali. Inoltre, se la rilevanza attribuita alla flessibilità interna deve essere aumentata, quella della flessibilità esterna deve essere al contempo ridotta attraverso la semplificazione delle forme contrattuali” .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che si chiede è uno sforzo di creatività della politica per inserire le nuove sfide del mercato in un quadro di garanzie più ampio e meno occasionale, visto che fra l’altro le possibilità di finanziamento degli ammortizzatori sociali tradizionali si stanno sempre più riducendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo vale ovviamente per tutti gli attori del dialogo sociale: vale per i sindacati, a cui rinnoviamo l’appello per l’unità d’azione: a tutti loro chiediamo di riflettere se le derive solipsistiche da un lato, e l’eccesso di disponibilità alle logiche governative ed imprenditoriali dall’altro, siano la strada migliore per rispondere alle inquietudini di quanti, dentro e fuori del mondo del lavoro, chiedono un movimento sindacale coeso, forte, attento alle istanze dei lavoratori e soprattutto autonomo non dalla politica – cosa in sé impossibile- ma dalle logiche politicistiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale anche per la Confindustria, la quale di recente ha scoperto che l’Italia è bloccata, che il Governo non ha fatto nulla per lo sviluppo e l’occupazione, che la politica è ridotta a litigio permanente. Nello stesso tempo però certi umori ancora aleggiano al suo interno, ed infatti, nelle interviste televisive ai partecipanti alla recente “marcia di Treviso” promossa dall’ organizzazione datoriale si è udito  un attempato signore (probabilmente un Commendatore) dire che “l’Italia è tutta un pagliacciaio (sic!)”, e un signore un po’ più giovane (probabilmente un Cavaliere del lavoro) dire che “il 90% dei politici non ha mai lavorato in vita sua”: è da immaginare che tutti gli altri Commendatori e Cavalieri del lavoro che partecipavano alla scampagnata condividano questi punti di vista, per la verità non particolarmente originali né anticonformisti. Il problema è che queste frasi potrebbero ripeterle pari pari gli attuali governanti, e in effetti lo hanno fatto, e più di una volta, alimentando con le loro parole ed i loro atteggiamenti il mito dell’ “uomo del fare” che è uno dei connotati più vistosi dell’antipolitica di questi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’accordo raggiunto fra CGIL-CISL-UIL da un lato e i vertici confindustriali dall’altro alla fine di giugno va probabilmente in questo senso, ed è spiacevole che, per riflesso condizionato o per cinico calcolo, settori della sinistra sindacale e politica vi si oppongano aprioristicamente, magari sull’onda del becero protagonismo di Giorgio Cremaschi e di altri figuri rappresentativi  di un certo sindacalismo parassitario che specula sulle difficoltà e spesso sulla disperazione dei lavoratori per affermare il loro professionismo del no ad ogni costo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni passo verso il recupero di un intento unitario fra le forze sociali e del lavoro deve essere preservato ed incoraggiato con estrema cura.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-8778889314977448434?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/8778889314977448434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=8778889314977448434' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8778889314977448434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8778889314977448434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/07/una-nuova-stagione-dei-rapporti.html' title='Una nuova stagione dei rapporti sindacali?'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-602332363168315512</id><published>2011-06-02T21:45:00.002+02:00</published><updated>2011-06-02T21:47:40.681+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni Pisapia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='De Magistris'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Napoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ballottaggi Milano'/><title type='text'>Il passo d'addio</title><content type='html'>La geografia politica che la tornata elettorale di maggio riconsegna è contrassegnata da un profondo mutamento di classe dirigente nelle Amministrazioni locali, e anche se è indubbiamente presto per trarne delle conseguenze generali sul quadro politico nazionale, è un dato di fatto che il Governo Berlusconi da oggi è più debole nel Paese e probabilmente nelle istituzioni, anche se continua ad avere una maggioranza più o meno ampia in sede parlamentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vittorie di Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris alle elezioni comunali di Milano e di Napoli assumono quindi un significato particolare: nel capoluogo lombardo, patria e simbolo del berlusconismo, un avvocato e uomo politico proveniente dai lidi di quella che si suol chiamare sinistra radicale sconfigge nettamente il Sindaco uscente Letizia Moratti, mentre sotto il Vesuvio l’ex magistrato legatosi al partito di Di Pietro, pur guidando una coalizione ridotta, sconfigge nettamente il candidato della destra Gianni Lettieri, uomo legato al ben noto e chiacchieratissimo capo del PDL campano Nicola Cosentino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A contorno di queste due importanti vittorie, il centrosinistra può vantare i successi in altri due capoluoghi di Regione sottratti alla destra: Cagliari, con Marco Zedda, e Trieste, con Roberto Cosolini. In tutta la Lombardia, per venire ai dati specifici, il centrosinistra perde due soli ballottaggi (a Varese e Treviglio) e conquista o riconquista città simboliche ed importanti come Rho, Arcore, Gallarate, e conferma la Provincia di Mantova riconquistando dopo molti anni, con il senatore Daniele Bosone, quella di Pavia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta evidentemente del completamento di un fenomeno già rilevato al primo turno,un generalizzato ripudio di quella destra basta sull’asse di ferro Berlusconi – Bossi che aveva vinto le elezioni  politiche di tre anni fa  e quelle successive a livello amministrativo e regionale, e che ora batte in testa soprattutto a causa dei pessimi risultati del Governo e dell’incapacità del Cavaliere di tener distinta la sua vita privata e affaristica da quella istituzionale. Si aggiunga che il PDL, partito costituitosi per puro calcolo elettoralistico e mai veramente decollato, chiuso fra il dominio cesaristico di Berlusconi e le infinite risse dei vari leader nazionali e locali, si trova oggi di fronte ad una crisi gravissima che di fatto ne mette in discussione la sussistenza stessa come soggetto politico. Resta poi da vedere per quanto tempo la Lega Nord potrà rimanere legata ad un’alleanza che oltre a non essere più vincente non produce alcun risultato pratico per le legioni “padane” creando continui imbarazzi a livello di base per l’eccesso di comprensione verso le personali fobie di Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabilmente il declino del leader della destra italiana è ormai in fase avanzata, ma è altrettanto probabile che esso non sia per nulla pacifico né edificante, soprattutto perché l’intrico degli interessi che sono alla base del potere berlusconiano rende impensabile l’idea di una transizione come è nella prassi normale delle altre democrazie. Il passo d’addio, quando ci sarà, potrebbe avere tonalità drammatiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attenzione generale, ovviamente, è rivolta a Milano. Giuliano Pisapia arriva a Palazzo Marino con un notevole bagaglio di esperienze e competenze che gli derivano dalla vita professionale, dalle due legislature passate in Parlamento, da una lunga pratica sociale vissuta a prescindere dall’appartenenza politica. Il tentativo compiuto da Nichi Vendola durante la festa in  Piazza Duomo di mettere una sorta di cappello politico alla vittoria di Pisapia, facendone il propellente per la sua rincorsa alla leadership del centrosinistra, per quanto comprensibile, è doppiamente sbagliato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un lato, infatti, il partito di cui Vendola è il leader risulta minoritario in una coalizione che vede il PD aggiudicarsi venti seggi sui 29 di cui dispone la nuova maggioranza; dall’altro, la vittoria di Pisapia, e lo si è visto nel corso di tutta la campagna elettorale ed in momenti particolari come il dibattito presso la sede delle ACLI milanesi del 24 maggio scorso, è stata quella di un candidato che non ha nascosto né la sua storia né le sue idee ma ha saputo anche proporsi come guida e sintesi di un percorso in cui potessero riconoscersi anche soggettività e filoni culturali  sensibilmente diversi dal suo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul nome di Pisapia c’è stata una convergenza generalizzata di forze diverse, con un impressionante dato di rifiuto della Moratti da parte di quei settori della borghesia e del ceto medio che considerava acquisiti alla sua causa, e che invece hanno storto il naso e cambiato il voto a fronte della sua inerzia operativa e della sua supina devozione ai poteri forti. Gli stessi spin doctors della signora se ne sono accorti ed hanno incentrato la campagna per il ballottaggio, costellata da accuse pazzesche e volgari  contro Pisapia ed il suo programma, sul recupero delle fasce meno colte, più anziane ed impressionabili della città. Senza riuscirci, peraltro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pisapia ha potuto vincere, fra le altre cose, anche perché una larga parte del mondo cattolico milanese lo ha sostenuto, e questo ben prima che gli sconsiderati attacchi della stampa di destra al card. Tettamanzi provocassero la reazione di “Avvenire” e della CEI: molti operatori del sociale, molte persone nelle parrocchie sempre più preoccupate dal degrado della vita pubblica e desiderose di affrancarsi dal ricatto della paura verso il diverso, lo straniero, il capro espiatorio di turno, hanno deciso di dare fiducia a chi parlava un linguaggio diverso. Questa fiducia deve però essere ripagata nei programmi e nelle scelte concrete che saranno operate dai nuovi amministratori, e anche nelle persone che dovranno darne forma e sostanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-602332363168315512?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/602332363168315512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=602332363168315512' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/602332363168315512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/602332363168315512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/06/il-passo-daddio.html' title='Il passo d&apos;addio'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-2801183270102107617</id><published>2011-05-04T20:38:00.000+02:00</published><updated>2011-05-04T20:39:13.041+02:00</updated><title type='text'>La battaglia di Milano</title><content type='html'>Non ci vuole un particolare intuito per capire che fra le numerose sfide in grandi città del turno elettorale 2011 la più importante rimane quella per Milano. Non che Napoli, Torino o Bologna siano città poco importanti, ma il ruolo di Milano, anche al di là della retorica sulla “capitale morale” , è fuori discussione, ed un eventuale ritorno alla guida dell’amministrazione, dopo tanti anni, del centrosinistra sarebbe un segnale di svolta le cui conseguenze si sentirebbero anche a livello nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milano è la città di Berlusconi, anche se è di tutta evidenza che per il premier il rapporto con la città è simile a quello del suo antico compare Bettino Craxi: la base, il luogo dei simboli, ma non una città da valorizzare. Piuttosto una città il cui oggettivo declino economico e sociologico deve essere amministrato, spesso per mano di famigli incapaci o corrotti o tutt’ e due, in modo tale da garantire al patron la costanza del consenso politico e magari qualche buon affare privato. D’altro canto, è un dato di fatto che con la cancellazione del sistema industriale e la crisi del terziario il mercato più appetitoso sulla piazza milanese sia ora quello del mattone, e tutti i grandi progetti che sono in corso si risolvono in ultima istanza in grandi colate di cemento. A ciò si aggiunga, come è ben noto, che il settore dell’edilizia è da sempre il più permeabile alle attività della criminalità organizzata, la cui presenza a Milano ed in Lombardia è ormai acclarata e capillare sebbene le istituzioni appaiano restie a riconoscerla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ evidente perciò che la vittoria di Giuliano Pisapia rappresenterebbe non solo l’avvento a Palazzo Marino di un amministratore capace e di un autentico riformista, ma anche la fine di un modello integrato di gestione politico-affaristica che non ha fatto alcun bene a Milano. D’altro canto, il problema principale rimane quello di una città che da troppo tempo non è stata capace di esprimere un ceto politico all’altezza della situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta scorrere le biografie dei Sindaci dalla Liberazione in poi per rendersi conto di ciò: dal 25 aprile 1945 si sono succeduti sul più alto scranno meneghino un grande avvocato (Greppi), un valente medico tisiologo (Ferrari), un ingegnere ex Rettore del Politecnico (Cassinis) ed un oncologo di fama mondiale (Bucalossi) : da qui in poi le cose cambiano perché i quattro Sindaci successivi – Aniasi, Tognoli, Pillitteri e Borghini- pur non essendo ascrivibili alla categoria del funzionario di partito (con l’eccezione di Borghini) erano comunque persone che della politica facevano il centro della loro vita e non un elemento complementare rispetto alla vita professionale come i loro predecessori. Già questo , prescindendo da ogni giudizio di merito sull’attività dei singoli Sindaci, è comunque indicativo del progressivo arroccamento dei partiti e della diffidenza reciproca che si instaura fra di essi e la società civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che con l’introduzione dell’elezione diretta le cose siano andate meglio: dal 1993 ad oggi si sono infatti succeduti un pensionato irascibile (Formentini), un padroncino nevrotico (Albertini) ed una signora genovese che ha azzeccato un buon matrimonio (Letizia Brichetto Moratti). Soprattutto, quel che colpisce di questi tre Sindaci è il fatto che tutti loro si siano presentati per quello che non erano: sicché Formentini passava per essere un grand commis ed era un capufficio, Albertini si presentava come un capitano d’industria ed era un burocrate confindustriale, la Brichetto Moratti infine si atteggia a manager globale ed è in sostanza solo la moglie di uno dei principali contribuenti milanesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La candidatura di Pisapia, grande borghese ben integrato nel tessuto sociale milanese e principe del foro, figlio di uno dei più geniali giuristi italiani del XX secolo, rompe con questo schema e può attrarre al centrosinistra consensi di tipo nuovo. Soprattutto, pare evidente che la battaglia di Milano è una vera battaglia fra conservazione ed innovazione, e che non è possibile una confusione fra di essi dal momento che l’innovazione, come è giusto che sia, è nel campo dei progressisti e dei democratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora bisogna vincere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-2801183270102107617?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/2801183270102107617/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=2801183270102107617' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/2801183270102107617'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/2801183270102107617'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/05/la-battaglia-di-milano.html' title='La battaglia di Milano'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1662468189416430685</id><published>2011-04-02T22:37:00.001+02:00</published><updated>2011-04-02T22:39:34.968+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='globalizzazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='paura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='razzismo'/><title type='text'>Gli impresari della paura</title><content type='html'>In un articolo comparso recentemente su “Le Monde” il presidente del think.-tank progressista francese Terra Nova ha rilevato come i risultati delle elezioni cantonali svoltesi nel marzo scorso abbiano dimostrato una crescente porosità fra l'elettorato della destra tradizionale e quello dell'estrema destra, e ciò, sorprendentemente, per volontà della prima e principalmente di Nicolas Sarkozy, il quale nelle elezioni presidenziali del 2007 volle non solo vincere ma stravincere annettendo al campo della desta costituzionale anche le tematiche proprie del Fronte nazionale di Le Pen . Solo che il presidente francese giocava col fuoco, e dopo quattro anni di polemiche securitarie ed identitarie e la costante ricerca di capri espiatori per le cose che non vanno (possibilmente islamici e con la pelle scura) e il pericolosissimo “dibattito culturale” su chi è francese e chi non lo è (un tema caro ai filonazisti di Vichy, e che suona paradossale in bocca a chi, come Sarkozy, discende da una famiglia di ebrei ungheresi trasferitisi in Francia da qualche decennio), l'unico effetto visibile è stato quello di un rafforzamento del FN che si presenta ora con il volto più “rispettabile” di Marine Le Pen , mentre la popolarità del Presidente cala a picco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nulla di nuovo, evidentemente, per noi italiani che questo gioco di sponda fra destra ed estrema destra , e magari anche settori neonazisti, lo vediamo praticare da anni dall'iperpopulista Berlusconi, specie sul tema delicato dell'immigrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, nessuno nel nostro Paese, salvo alcune frange ristrette di imbecilli o di pazzi molto attivi sul cyberspazio , delira di linciaggi o di violenze sul metodo di quelle del Ku Klux Klan e, sia pure senza troppa enfasi, i ceti imprenditoriali ricordano come la presenza degli immigrati dal Sud e dall'Est del mondo (sebbene non siano affatto nei numeri e nella qualità della presenza l'orda barbarica che taluno dipinge) sia ormai vitale per il mantenimento e lo sviluppo della nostra economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tuttavia, sarebbe impossibile negare come il sottodiscorso generale di ben individuati settori politici abbia in questi anni largamente attinto a quella che qualcuno chiama “l'imprenditoria della paura” intesa come arma politica. Paura di che? Innanzitutto la paura atavica dell'altro, di quello che ha una pelle di colore diverso, che parla un'altra ed incomprensibile lingua, che adora Dio in forme e modalità diverse dalle nostre: queste paure sono ben radicate nell'animo umano in forme istintive, per quanto la cultura in senso lato abbia molto agito per superarle e per rilevarne l'infondatezza. In tale paura se ne insinua una più sottile, che è al fondo figlia del mutato clima sociale: in una fase in cui le aspettative di miglioramento della propria condizione economica e sociale sono alquanto ridotte, ed anzi aumentano i timori rivolti al futuro proprio e delle generazioni che verranno, è abbastanza facile che, per germinazione spontanea e/o per l'abile lavoro di indottrinamento di agenti esterni si diffonda la paura che sia la presenza dell'altro, dello straniero, a creare od aggravare la situazione di precarietà in cui veniamo a trovarci, a toglierci ciò che è nostro, o a ridurre ulteriormente risorse già ristrette che spettano a noi di diritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo tipo di discorsi, che sono parte integrante della proposta politica di settori non indifferenti delle attuali forze di governo, rientrano nella categoria di quelle che il neo Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman definisce “armi di distrazione di massa”, nel senso di quella veste ideologica che serve a nascondere il vero volto delle cose, ossia la crisi strutturale di un modello di riorganizzazione neo capitalistica che ha reso i ricchi  più ricchi ed i poveri più poveri e che ora non regge più, e cerca di dividere i “perdenti” della globalizzazione – in particolare il ceto medio in via di impoverimento e i lavoratori immigrati- per impedire che mettano in discussione un modello economico e sociale profondamente ingiusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò dimostra in tutta evidenza come sia stato grave l'errore delle forze politiche e sociali che si richiamano ad un vago riformismo che non sono state in grado nel corso di questi anni di elaborare in termini politici risposte credibili e rassicuranti all'ansia del ceto medio e dei lavoratori, e che si trovano di fronte all'infezione della paura, che assume anche forme razziste e xenofobe (spesso vissute come una forma di liberazione dalle maglie di un “politicamente corretto”, della rivincita del “popolo” sulle “elites”), provando ad esorcizzarle con richiami ad un patriottismo della Costituzione che, pur importante e per certi versi decisivo, appare insufficiente ad arginare una tensione che viene dal più profondo del corpo sociale. Nello stesso tempo, una realtà ecclesiale che si è cristallizzata nel soffocamento delle istanze delle realtà laicali in nome di un prevalente centralismo, e che ha alimentato nel corso degli anni un “Progetto culturale” mai realmente filtrato nella base delle comunità parrocchiali, si trova anch' essa a fronteggiare una realtà nuova in cui i credenti votano secondo le preoccupazioni e le ansie di tutti gli altri, e l'enfasi posta nel corso degli anni sulle cosiddette questioni “eticamente sensibili” ha avuto l'effetto di anestetizzare la capacità di reazione verso una cultura dominante che considera debolezza l'accoglienza e la solidarietà e pratica il culto della “tolleranza zero” (espressione ad un tempo incivile ed anticristiana).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi prima o poi (speriamo più prima che poi) finirà, ma fra le tante macerie che lascerà quelle della paura come sistema di raccolta di consenso e di governo potrebbero essere le più simili a scorie radioattive: di difficile smaltimento ed altamente contagiose.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1662468189416430685?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1662468189416430685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1662468189416430685' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1662468189416430685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1662468189416430685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/04/gli-impresari-della-paura.html' title='Gli impresari della paura'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-6454241824659838542</id><published>2011-03-05T18:09:00.001+01:00</published><updated>2011-03-05T18:11:26.272+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='unità nazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='centocinquantesimo anniversario'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Un paese unito</title><content type='html'>Il 17 marzo 1861 il Parlamento subalpino votò la legge con cui veniva conferito a Vittorio Emanuele II di Savoia il titolo di Re d'Italia: in tal modo, con la nascita del nuovo soggetto istituzionale, veniva messo un sigillo di ufficialità alla progressiva annessione al Regno di Sardegna degli Stati preesistenti sul territorio della penisola italiana ottenuta tramite guerre, sommosse popolari e plebisciti. Rimanevano al momento esclusi dal nuovo Regno il Triveneto, ancora sottoposto ad occupazione austriaca, e Roma ed il Lazio, soggetti alla sovranità pontificia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il centocinquantesimo anniversario dell'Unità nazionale, che si sarebbe completata solo nel 1918 con l'annessione di Trento e Trieste a seguito della Prima guerra mondiale, è divenuto elemento di discussione e di divisione, anche se è quasi impossibile comprendere dove ed in che misura la polemica storiografica si intrecci con la propaganda politica spicciola – ed un po'meschina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente è vero che l'Italia intesa come nazione precede da molti secoli l'esistenza dello Stato italiano, ed è altrettanto vero che questa unità è determinata da elementi culturali, linguistici, religiosi, che determinano l'esistenza di un patrimonio comune che ha potuto far sì che gli stranieri percepissero l'Italia, pur nelle sue radicate diversità, come un insieme prima ancora che l'idea nazionale si affacciasse come conseguenza della Rivoluzione francese e della volontà di riscatto dei popoli (o delle loro classi borghesi ed intellettuali, che in un'epoca di analfabetismo diffuso svolgevano il ruolo quasi naturale di coscienza pubblica) rispetto a retaggi di un passato remoto che le Potenze che avevano sconfitto Napoleone avevano preteso imporre ai popoli d' Europa come se le novità indotte dal passaggio del grande Imperatore – ne fosse egli consapevole o meno- non si fossero sedimentate nei cuori e nelle menti delle  migliori intelligenze del Continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altro canto, continuare ad insistere sugli errori, sulle prevaricazioni e anche sugli autentici crimini che vennero commessi per arrivare alla costituzione dello Stato unitario giova veramente a poco, solo che consideri che tutti i principali Stati europei si costituirono a seguito di guerre civili, stragi, pulizie etniche e persecuzioni religiose, e che anche l'ultimo Stato unitario d' Europa, la Germania, più giovane di nove anni del nostro, ebbe vita grazie all'iniziativa di una monarchia guerriera, quella prussiana, contro tutte le resistenze interne ed esterne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altrettanto scettici lasciano le presunte “nostalgie” per gli Stati pre - unitari che si affermano qua e là, e che non potendo essere nostalgie vere e proprie (si può avere nostalgia solo di quello che si è sperimentato di persona, e non esistono persone  oggi viventi che possano dire di essere state effettivamente suddite dell'Austria-Ungheria o del Regno delle Due Sicilie) appaiono più che altro argomenti di dialettica politica, o di vera e propria mitologia, declinati su di un localismo deteriore, visto che in genere i portatori delle istanze di popoli conculcati dall'occupazione “piemontese” sono anche portatori di sostanziose note spese che chiedono all'odiato Stato centralista di saldare pronta cassa, come dimostrano  certe non edificanti vicende del nostro regionalismo autonomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più realistico e costruttivo appare l'atteggiamento della Gerarchia ecclesiastica, che pur avendo a suo tempo avversato un percorso di unificazione nazionale che si affermava spesso con le armi di uno schietto anticlericalismo e che ebbe il suo culmine nella chiusura del potere temporale dei Pontefici, valuta oggi l'unità d'Italia come un valore da preservare e difendere, riconoscendo altresì, come fece Paolo VI nel centenario di Porta Pia, che quell'importante evento aveva anche liberato la Chiesa da un compito non suo, quello appunto dell'esercizio del potere temporale, contribuendo al suo percorso di purificazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente alcune delle modalità con cui si giunse all'unificazione nazionale hanno ancora oggi delle conseguenze sul concreto assetto politico economico ed amministrativo del nostro Paese, a partire dalla dialettica fra potere centrale e potere locale. Più volte nel corso degli ultimi anni si è lamentato che l'opzione federalista sostenuta energicamente da Carlo Cattaneo sia stata sconfitta a beneficio del modello unitario del Regno di Sardegna che a sua volta faceva riferimento al centralismo di impronta francese. E tuttavia, il pensiero politico di Cattaneo aveva un'impostazione, prima ancora che federalista, rigorosamente repubblicana (più ancora di quella di Mazzini, che peraltro era anche lui antifederalista), nel senso che presupponeva l'abbattimento di tutte le monarchie assolute, con la costituzione di Repubbliche democratiche che dessero vita ad un governo di tipo confederale sul modello, da lui  molto ammirato, della Svizzera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle condizioni oggettivamente date, anche per l'impossibilità di una realizzazione dello Stato unitario che fosse espressione di un moto unicamente interno e di matrice popolare, l'opzione monarchica e centralista risultò prevalente. Del resto, lo stesso Cavour, nel brevissimo periodo che trascorse alla guida del Governo del nuovo Regno – dal 17 marzo 1861 fino al 6 giugno di quello stesso anno, quando improvvisamente morì- si pose il problema di una nuova organizzazione dei poteri locali , attraverso il progetto di legge del ministro degli Interni Marco Minghetti che mirava a mantenere al Governo centrale le leve di politica generale, estera, militare e finanziaria, decentrando a nuovi organismi su base regionale la quasi totalità delle competenze dei ministeri dell'Agricoltura, del Commercio e della Marina. Il progetto fallì per una serie di motivi, non ultima la difficoltà crescente nella gestione dell'ordine pubblico nelle province meridionali, che rendeva rischioso, agli occhi del Governo di Torino, costituire Enti autonomi come le Regioni che potevano essere il prodromo di una nuova divisione di ciò che con grande fatica era appena stato unificato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente questo non giustifica gli errori che vennero commessi nella gestione della costruzione amministrativa dello Stato unitario, ma spiega semmai come la storia successiva del nostro Paese sia stata condotta nel senso di una progressiva rivendicazione di spazi e di competenze da parte degli Enti territoriali, che in pari tempo però li riconduce all’interno della cornice unitaria essendo stata mancata al momento della creazione dello Stato italiano l’opportunità federalista nel senso classico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le modalità di realizzazione del progetto unitario sono stata sottoposte a critiche spesso acuminate, nel corso di questi centocinquant’anni, da parte di storici, economisti, sociologi, esponenti politici e finanche importanti scrittori (da Fogazzaro a De Roberto a Tomasi di Lampedusa), e molti degli aspetti evidenziati da questi autori sono oggetto di discussione tuttora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò non toglie tuttavia che la costituzione dello Stato unitario debba essere considerata come un bene in sé, in quanto tolse gli Italiani dalla loro dimensione provinciale, li aprì alle correnti del pensiero moderno, li rese consapevoli di un destino comune e liberò la Penisola da ogni forma di dominazione straniera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ unità nazionale è allo stesso tempo il presupposto ed il primo dei quattro pilastri su cui si regge la nostra convivenza civile, gli altri tre essendo la Resistenza antifascista, la Repubblica e la Costituzione. Ogni attentato contro uno di questi pilastri è, in senso lato, un attentato contro l’Italia, e la forma attuale del patriottismo , come ci hanno insegnato i Presidenti Scalfaro, Ciampi e Napolitano, non può che essere quella di un patriottismo fondato sulla Costituzione, il documento fondamentale che riassume in sé i valori che ci rendono orgogliosi di essere Italiani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-6454241824659838542?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/6454241824659838542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=6454241824659838542' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6454241824659838542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6454241824659838542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/03/un-paese-unito.html' title='Un paese unito'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-3043424150448878924</id><published>2011-02-01T20:16:00.001+01:00</published><updated>2011-02-01T20:18:54.467+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='friedman'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libertarismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stato di diritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberismo economico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><title type='text'>Le istituzioni come proprietà privata</title><content type='html'>Nel corso degli anni Ottanta hanno preso a diffondersi una serie di dottrine politiche, filosofiche ed economiche ispirate al modello del cosiddetto “Stato minimo”. Reaganomics e Thatcherismo ne hanno rappresentato la concreta applicazione in termini di programmi di governo. Il quadro di riferimento teorico essenziale faceva leva su due capisaldi: il liberismo economico di M. Friedman e il libertarismo filosofico di Robert Nozick. All’interno di quella cornice, l’intervento dello Stato nelle pratiche economiche e sociali era considerato invasivo, e quindi economicamente e filosoficamente ingiustificato. L’idea era che, stante il complesso di diritti individuali di cui gode ciascun individuo, a cominciare dal titolo valido sui beni prodotto del proprio lavoro e in proprio possesso, qualsiasi intervento dello stato orientato alla produzione di beni e servizi pubblici (con la sola esclusione di Tribunali, Polizia, Difesa) non può che rappresentare un indebito sconfinamento nella sfera di autonomia dell’individuo, ovvero una violazione della sua libertà negativa, intesa come assenza di interferenze generate dall’esterno. Non dobbiamo peraltro dimenticare che proprio queste dottrine, o meglio il loro portato in termini di pratiche (a cominciare dalla liberalizzazione incondizionata dei flussi di capitale), sono alla base di quel Washington Consensus che ha rappresentato l’elemento regolatore della globalizzazione economica dagli inizi degli anni Novanta fino all’attuale crisi economico-finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa c’entra tutto questo con il nostro Paese? Beh, c’entra molto, perché se è vero che il berlusconismo è una degenerazione al solito buffonesca e tragica del reaganismo, è altrettanto vero che nel nostro Paese, dove il senso dello Stato ha sempre avuto la forma di merce rara, l’impatto con la cultura padronale del Cavaliere di Arcore è stato devastante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, in un Paese in cui lo Stato viene considerato come un’idea astratta, e la roba di tutti viene giudicata essenzialmente roba di nessuno, e alle istituzioni si obbedisce per paure e non per convinzione, diventa più semplice di volta in volta cercare i favori di un Cavaliere, di un Eccellenza, di un Monsignore, insomma di un Padrone piuttosto che esigere i propri diritti come dovrebbe accadere in uno Stato, appunto, di diritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Berlusconi, ovvero con il padrone più padrone di tutti, si è registrata una degenerazione senza precedenti: quella, ad esempio, per cui un Prefetto di Milano già noto per incompetenza e servilismo, persecutore di rom e di clandestini per le finalità elettorali del partito del Padrone, riceve ossequiosamente una signorina brasiliana di facili costumi, compagna di un individuo ben noto alla Narcotici, perché latrice di una presentazione del Padrone. Quella per cui poliziotti e carabinieri sono costretti a fare da chaperon alle giovani prostitute d’alto bordo che rallegrano le notti del Presidente. Quella per cui la tragedia del terremoto abruzzese diventa un’occasione di affari per gli amici del Presidente grazie ad una stretta alleanza con un capo della Protezione civile con il complesso del messia e con il culto nemmeno troppo discreto dei buon affari. Quello per cui la stessa Protezione civile viene utilizzata sistematicamente come braccio secolare per emergenze che tali non sono, ma serve a meraviglia classificare come tali per poter saltare le procedure di legge e fare –una volta di più-  buoni affari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, il berlusconismo nella sua fase –si spera- terminale equivale alla distruzione dello Stato di diritto, delle sue procedure, delle sue garanzie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Motivo in più per disfarcene il prima possibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-3043424150448878924?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/3043424150448878924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=3043424150448878924' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3043424150448878924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3043424150448878924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/02/le-istituzioni-come-proprieta-privata.html' title='Le istituzioni come proprietà privata'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1110971266100976792</id><published>2011-01-06T19:48:00.002+01:00</published><updated>2011-01-06T19:51:23.589+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Milano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cardinale Tettamanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='uomo dell&apos;anno'/><title type='text'>L'uomo dell'anno</title><content type='html'>Vi è l’abitudine, specie da parte di giornali e riviste di un certo prestigio, di attribuire la qualifica di “uomo (o donna) dell’anno” alla persona che secondo loro nell’anno appena trascorso si è particolarmente illustrata nel suo campo di attività. Il più noto ed importante di questi riconoscimenti è quello della rivista statunitense “Time”, ma vi sono anche degli organi di informazione nostrani che seguono questa moda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dallo scorso anno ad esempio ha iniziato a farlo il “Sole 24 ore”, che attribuì tale qualifica per il 2009 ad Emma Marcegaglia (ossia il capo della sua società editoriale di riferimento) e a Giulio Tremonti (ossia il Ministro da cui dipendono le sorti della sua società editoriale di riferimento) , ed ha rincarato la dose nel 2010 premiando Sergio Marchionne, probabilmente senza aver sentito il parere degli operai delle presse di Mirafiori o di Pomigliano d’ Arco. Con maggiore rigore “Famiglia cristiana” ha proclamato “Italiano dell’anno” 209 Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati, odiatissima dalle destre nostrane per aver più volte rimarcato l’inciviltà e l’inefficacia dei numerosi provvedimenti da esse adottati per contrastare l’immigrazione. Per il 2010 invece il riconoscimento è stato attribuito al cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano. Motivando tale scelta il Direttore della rivista paolina, don Antonio Sciortino, ha scritto fra l’altro che il Cardinale “è il volto della Chiesa che ci piace” ossia “una Chiesa che rinnova la ‘primavera’ del Concilio. Senza nostalgia per il passato. Nonostante le tempeste odierne. Una Chiesa che dà respiro ai laici. E li rende corresponsabili. Nel nome della ‘dignità battesimale’ che ci accomuna come ‘popolo di Dio’, con diversità di ruoli e funzioni”. E ancora: “Una Chiesa povera, sobria in tutto. E con tutti, soprattutto con i potenti. Una Chiesa che si spoglia dei propri beni, in aiuto di chi ha fame o ha perso il lavoro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte parole vere e largamente condivisibili, ma mi sembra interessante l’accenno che don Sciortino fa ai “grevi attacchi” ricevuti dal Cardinale, “Attacchi sopportati nel silenzio e in solitudine. Con evangelica pazienza”. Sì, nel silenzio e soprattutto in solitudine. Perché in effetti può accadere, e di fatto è accaduto ed accade, che il Vescovo di una delle più grandi Diocesi del mondo, la seconda d’ Italia per importanza dopo la Sede apostolica romana, un principe della Chiesa, come si sarebbe detto in altri tempi, abbia potuto essere svillaneggiato in pubblico con parole offensive da cani e porci (e in questo caso non si tratta solo di un colorito modo di dire)  senza che da parte dell’ufficialità ecclesiastica vi siano state reazioni apprezzabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo, si badi bene, in un contesto in cui si è pronti a gridare allo scandalo e alla persecuzione se in una scuola viene negata la benedizione natalizia ovvero se non viene garantita la “par condicio” su di una questione opinabile in una trasmissione televisiva. Forse, ed è uno stimolo alla riflessione a beneficio ovviamente di chi davvero abbia voglia di riflettere, una delle facce della “cristiano fobia”, oltre agli orrori visti in Iraq, Egitto, Filippine ed altrove, è anche questa: il rifiuto ed il disprezzo di chi parla con le parole del Vangelo, che è la voce di Cristo anzi è Cristo stesso (“ e il Verbo si fece carne”, come più volte ripetuto in tempo natalizio) in nome di un cristianesimo ridotto a idolo o a corpo contundente da utilizzare sulla testa di chi dice cose che non piacciono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, la vocazione del cristiano non è facile, ma il fatto che coloro che parlano con libertà evangelica come il card. Tettamanzi sembrino godere di così poca solidarietà all’interno della Chiesa di Cristo è un segnale poco confortante di come la religione del quieto vivere abbia più seguaci di quella del Vangelo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1110971266100976792?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1110971266100976792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1110971266100976792' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1110971266100976792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1110971266100976792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2011/01/luomo-dellanno.html' title='L&apos;uomo dell&apos;anno'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-6834773684728279436</id><published>2010-12-03T20:06:00.001+01:00</published><updated>2010-12-03T20:09:09.542+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni Pisapia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Milano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='primarie PD'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Moratti'/><title type='text'>Verso le elezioni di Milano</title><content type='html'>Un primo errore semantico che ha trascinato dietro di sé infiniti errori politici è stato quello di definire le elezioni primarie per la selezione del candidato Sindaco di Milano alternativo a Letizia Brichetto Moratti come “le primarie del PD”: prescindendo dal fatto che nessuno dei quattro candidati era iscritto al Partito, occorreva mettere in chiaro fin da subito che si trattava invece di primarie di coalizione, a cui altri soggetti politici diversi dal PD, in primo luogo Sinistra Ecologia e Libertà e la Federazione della Sinistra, partecipavano con un loro candidato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prescindendo dalle pur legittime obiezioni di chi considera le primarie di coalizione un “unicum” italiano di difficile gestione, dal momento che laddove esistono tali metodi di selezione sono interni ad un partito, il chiarire preliminarmente questa particolare natura delle elezioni del 14 novembre avrebbe tolto dallo psicodramma collettivo a cui sono ormai ridotti i momenti di dialettica interna al PD almeno un elemento di ulteriore confusione, ossia la piena legittimità dell’ endorsement del partito a Stefano Boeri come suo rappresentante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, proprio questa ambiguità ha impedito al PD di agire come partito fino in fondo, come qualsiasi altro partito dell’ Europa occidentale, mettendo in chiaro che la scelta a favore di Boeri era evidentemente esclusiva di tutte le altre, impedendo le manifestazioni di civetteria politica di taluni personaggi che hanno, e pretendono di conservare, posizioni di rilievo nel partito senza pagare il dazio di uniformarsi alle decisioni che il partito prende nei suoi organi di rappresentanza. Non c’è bisogno di scomodare il centralismo democratico dei comunisti d’antan: nemmeno la DC o il PSI avrebbero mai tollerato una così patente violazione della disciplina interna .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità è che la dirigenza milanese del PD le primarie non le voleva, e ha subito su questo tema l’offensiva di Giuliano Pisapia, abilissimo a cogliere la debolezza dei residui apparati di partito e a giocarsi in prima persona con una campagna che, oggettivamente, è riuscita nel duplice risultato di motivare l’elettorato più sensibile ai temi identitari della sinistra tradizionale e dall’altro ad allargare comunque lo spazio di incidenza della proposta del candidato, visto che era pressoché impossibile cucire addosso al mite ex Presidente della Commissione Giustizia della Camera un profilo di pericoloso barricadiero. &lt;br /&gt;A ciò la dirigenza del PD milanese e lombardo opponeva in netto ritardo la candidatura di Stefano Boeri, candidatura di tutto rispetto per il profilo del personaggio e per la qualità oggettiva delle sue proposte, che però appariva offuscata dalle incertezze di gestione del percorso politico, facilitando peraltro le incursioni di un moralismo al ribasso  che identifica automaticamente in un professionista di grande fama un personaggio contiguo ai “poteri forti” o presunti tali. Si aggiunga poi la candidatura di Valerio Onida, Presidente emerito della Corte costituzionale, che veniva da un percorso simile a quello che aveva portato alla selezione di Boeri, e che di fatto si caratterizzava per una certa impoliticità di gestione che, se era comunque oggetto di attenzioni da parte di una non trascurabile fascia di elettorato giovanile (fra l’altro occorre dire che molte delle proposte veicolate dal pur anziano giurista si segnalavano per concretezza ed originalità) , nello stesso tempo appariva come lo strumento di alcuni settori politici esterni ed interni al PD per condurre una battaglia nel ma anche al partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché alla fine uno dei risultati della tornata elettorale è stato proprio questo: il dimostrare, cioè, che in assenza di una classe dirigente autorevole e riconosciuta come tale ( non legittimata dall’alto al punto tale da poter essere considerata, al di là della giovane età, come un nuova variante della figura del missus dominicus, variando semplicemente di volta in volta il dominus romano cui fare riferimento) , il PD è ridotto ad una sorta di prateria in cui ognuno può scorrazzare e far razzia. Peraltro, a fronte di un’identità debole chi sembra esprimerne una più netta  ha buon gioco a presentarsi ad un elettorato – quello per così dire più politicamente motivato, desideroso di parole e scelte nette- che sente un’appartenenza al partito di riferimento molto più generica che non in passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora Pisapia è il candidato di tutto il centrosinistra ed è stato giusto che tutto il PD abbia messo in chiaro che non è possibile cambiare le regole del gioco quando esso è già in corso. Tuttavia occorre fare attenzione soprattutto ai revanscismi fuori luogo, come quello espresso (crediamo all’insaputa del candidato) da un manifesto della cosiddetta Federazione della Sinistra in cui l’immagine di Pisapia campeggia sul fiero slogan “La sinistra unita vince”. Ecco, questa è la miglior dimostrazione dell’esistenza di frange politiche per cui quel che conta non è vincere le elezioni e battere la destra ma affermare la propria meschina e miserabile individualità in un gioco a somma zero in cui si combattono le battaglie dell’altroieri che nulla dicono ai problemi delle persone di oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pisapia che ho conosciuto in dieci anni di comune frequentazione del Parlamento è un riformista autentico, un uomo capace di affermare le sue idee come pure di esprimere un vero afflato unitario, e questo dovrà essere il suo punto di forza, insieme alla capacità del PD di qualificare il programma della coalizione sui contenuti reali. Questa, e null’altra, è la partita da giocare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-6834773684728279436?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/6834773684728279436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=6834773684728279436' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6834773684728279436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6834773684728279436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/12/verso-le-elezioni-di-milano.html' title='Verso le elezioni di Milano'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-8458318267993411822</id><published>2010-11-02T17:52:00.002+01:00</published><updated>2010-11-02T17:56:16.128+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comunità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cristiani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='chiesa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cattolici'/><title type='text'>I credenti nei tempi nuovi della politica</title><content type='html'>La celebrazione svoltasi a Reggio Calabria nell’ottobre scorso della XLIV Settimana sociale dei cattolici italiani cade in un tempo incerto, che può anche essere un tempo nuovo, della realtà politica e sociale del nostro Paese, mentre il lungo regno berlusconiano (giacché Berlusconi regnava anche quando non governava, tale è la forza di un’ egemonia culturale ed antropologica) affonda nel fango dell’incontinenza privata e nella grascia dell’abuso di potere. A leggere i documenti prodotti nell’assise reggina pare di poter dire che forse il livello di consapevolezza delle avanguardie del cattolicesimo italiano è ora più avanzato di quanto non fosse fino a qualche anno fa, ma lo sarebbe ancora di più se si andasse a rileggere i fondamentali, a partire dal Vangelo come pure dalle parole del Magistero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La definizione magisteriale più impegnativa del rapporto fra cattolici e politica può essere fatta risalire al Concilio Vaticano II ed in particolare alla Costituzione apostolica Gaudium et spes, che è appunto dedicata al ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'intero capitolo quarto della seconda parte di questo straordinario documento è dedicata appunto alla “Vita della comunità politica”, esaminandola sia sotto il profilo dell'incidenza della politica sulla vita delle persone, sia sotto quello della responsabilità politica nel quadro dell'insegnamento sociale della Chiesa. Al capitolo 75 ci sono le statuizioni che maggiormente ci interessano ai fini del nostro discorso: troviamo così, alla lettera b), il riconoscimento del valore del voto libero come esercizio di responsabilità nei confronti di se stessi e del prossimo; alla lettera d) la necessità di promuovere e riconoscere, da parte delle pubbliche istituzioni, i diritti primari delle persone, delle famiglie e dei corpi sociali in vista del bene comune; alla lettera i) la raccomandazione che il giusto amore per la propria Patria sia sempre contemperato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' però soprattutto alla lettera l) che troviamo quanto più ci interessa, al punto che appare necessario rileggerla in interezza: “Tutti i cristiani debbono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità politica; essi devono essere d'esempio, sviluppando in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al bene comune; così da mostrare con i fatti come possano armonizzarsi l'autorità e la libertà, l'iniziativa personale e la solidarietà di tutto il corpo sociale, la opportuna unità e la proficua diversità. Devono ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali e rispettare i cittadini, che anche in gruppo, difendono in maniera onesta il loro punto di vista”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più oltre, alla lettera g) del n.76 vengono dette parole impegnative che ancor oggi meriterebbero di essere meditate e rimeditate: “La Chiesa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall'autorità civile. Anzi essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che l loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di questi principi conciliari si mosse alcune anni dopo (precisamente nel 1971) Paolo VI nella lettera apostolica Octogesima adveniens, che è stata ripresa quasi per intero dallo stesso Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (capitolo 573) che afferma: “Le istanze della fede cristiana difficilmente sono rintracciabili in un'unica collocazione politica: pretendere che un partito  o uno schieramento politico corrispondano completamente alle esigenze della fede e della vita cristiana ingenera equivoci pericolosi. Il cristiano non può trovare un partito pienamente rispondente alle esigenze etiche che nascono dalla fede e dall'appartenenza alla Chiesa: la sua adesione a uno schieramento politico non sarà mai ideologica, ma sempre critica, affinché il partito e il suo progetto politico siano stimolati a realizzare forme sempre più attente a ottenere il vero bene comune, ivi compreso il fine spirituale dell'uomo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E comunque, come ricorda sempre la Gaudium et spes al n.43 “a nessuno è lecito rivendicare esclusivamente a favore della propria opinione l'autorità della Chiesa”: i credenti devono cercare piuttosto “di comprendersi a vicenda con un dialogo sincero, conservando sempre la mutua carità e solleciti per prima cosa del bene comune”. &lt;br /&gt;Non è qui questione di approfondire se e quanto il “Progetto culturale”, ultimo lascito dell’epoca ruiniana, abbia raggiunto i suoi scopi e quale sia stato l'atteggiamento concreto della CEI nei confronti della politica istituzionale (e magari anche della politica politicante, al paragone con il dettato del n.76 di Gaudium et spes sopra riportato) in questi sedici anni di sultanato (per usare la mordace espressione di Giovanni Sartori), ma un punto sembra chiaro: nessun cattolico può delegittimare le scelte politiche concrete di un suo fratello nella fede, nessuno può abusivamente schierare la Chiesa o Dio dall'una parte o dall'altra dello schieramento politico, e di conseguenza ogni opzione politica è legittima   e va valutata per le sue conseguenze pratiche e non per uno spirito di fazione che è estraneo alla natura e alla missione della Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che è certo è che la storia, e prima ancora la cronaca, alcune sentenze le hanno già scritte, e chi fino alla fine avrà fatto finta di non vedere e non sentire uscirà malconcio da questo giudizio terreno (dell’altro non sappiamo).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-8458318267993411822?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/8458318267993411822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=8458318267993411822' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8458318267993411822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8458318267993411822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/11/i-credenti-nei-tempi-nuovi-della.html' title='I credenti nei tempi nuovi della politica'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1133832070858930507</id><published>2010-10-02T23:01:00.003+02:00</published><updated>2010-10-02T23:05:27.563+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='veltroni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='documento dei 75'/><title type='text'>Un tornante difficile</title><content type='html'>L’ appartenenza ad un partito politico comporta tutta una serie di vincoli non sempre piacevoli da osservare, ma indispensabili come termini di appartenenza ad una comunità legata insieme da un progetto condiviso, anche se non sempre concorde nel trovare i modi più efficaci per raggiungere i fini comuni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A maggior ragione ciò nel contesto di un partito che discute e si conta e nella conta definisce per via democratica le maggioranze e le minoranze interne con quel che ne consegue sotto il profilo politico ed organizzativo. L’ esatto contrario, ad esempio, di quelle forme di partito patrimoniali o militari a cui ci ha abituato la destra italiana, e ci ha abituato così tanto da rendere la stessa opinione pubblica, anche quella non berlusconiana, incapace di distinguere fra dialettica e litigio, scambiando la patologia delle festose conventions aziendali in cui tutti acclamano il capo sia pure in forme diverse (deve essere questa la famosa “libertà” cui tanto ci si appella dalle parti del Cavaliere: la libertà di variare nelle forme dell’adulazione e del meretricio ) con la fisiologia di una discussione interna fra soggetti che pure si rifanno alla stessa matrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo a meno che non si voglia considerare come normale la situazione che si va creando per cui, stando in un partito, l’alternativa è fra l’essere maggioranza, sottomettersi o uscire dal partito: con ciò scartando la strada che fino a vent’anni fa era la più ovvia, quella di una minoranza che accetta di essere tale, che si attrezza per diventare maggioranza e che nel frattempo accetta di collaborare con la maggioranza attuale in vista del bene complessivo del partito in base ad accordi precisi che non sacrifichino l’essenziale delle sue posizioni politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo la vicenda del “documento dei 75” presentato da Veltroni, Fioroni e Gentiloni con grande scandalo generalizzato dentro e fuori il partito è esemplare della difficoltà del momento. In effetti quel documento, preso per quello che c’è scritto dentro, non sembra avere alcunché di dirompente , e comunque assai meno di quello, circolato qualche giorno prima, a firma di alcuni importanti esponenti della Segreteria nazionale del PD, in cui in pratica si rinnegavano gli antefatti ed i presupposti dell’esistenza stessa del partito rovesciando in aggiunta un bel po’ d’insulti sulla testa del suo primo Segretario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà i problemi con il documento dei 75 sarebbero altri, primo fra tutti l’evidente valenza tattica dell’accordo fra persone dal profilo e dagli obiettivi tanto distinti quali Veltroni e Fioroni, che in questa fase rende ancora più incerto il senso della discussione interna al partito mentre il sistema di potere berlusconiano appare sull’orlo del baratro senza che nessuno abbia la forza di dargli la spinta finale e , soprattutto, di candidarsi autorevolmente a sostituirlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo rimanda al problema dell’agibilità politica interna al PD , che non significa solo il diritto di parlare, ma anche quello di essere ascoltati e di ricevere risposte sul merito dei problemi, senza dare l’impressione che il dibattito nei luoghi propri (o che dovrebbero essere tali, Statuto alla mano) sia una sorta di pedaggio formalistico da pagare per salvare le apparenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una rappresentazione esasperata? Certamente, ma indica una tendenza, che va ben oltre gli ovvi diritti della maggioranza, e che diventa allarmante quando i riscontri di scelte politiche sbagliate si riverberano su tutto il Partito, il quale ad oggi si trova  in una situazione politica ed organizzativa di estrema debolezza da cui può uscire solo mobilitando tutte le energie disponibili. Magari cercando di recuperare un appeal sull’esterno che l’orgia di politicismo incentrato sulla logica delle alleanze che ha segnato quest’anno ha gravemente compromesso, quasi facendo smarrire l’intuizione originale che ha dato vita al PD e a cui si deve ancora dare carne e sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La capacità di vita e di futuro di qualsiasi organismo vivente – ed un partito politico è un organismo vivente in quanto incarna una pluralità di storie e di aspirazioni soggettive cercando di incanalarle in un progetto comune- dipende dalla sua possibilità di respirare a pieni polmoni, senza indebite riduzioni unilaterali. L’unità del Partito è certo un bene, ma è un bene che si paga non solo  e non tanto in termini organizzativi quanto soprattutto in termini politici, favorendo il dibattito ed il confronto a tutti i livelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se no, con o senza Berlusconi, prevarrà all’infinito la logica privatistica che ormai si applica impunemente alle istituzioni pubbliche più tradizionali sul tipo della scuola, come dimostra la disgustosa vicenda di Adro: con il che dallo Stato nazionale si regredirà direttamente al feudalesimo. A beneficio, come sempre, dei più forti e, come sempre, a scapito dei più deboli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1133832070858930507?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1133832070858930507/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1133832070858930507' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1133832070858930507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1133832070858930507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/10/un-tornante-difficile.html' title='Un tornante difficile'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-8351967655171020399</id><published>2010-09-02T20:14:00.003+02:00</published><updated>2010-09-02T20:18:45.549+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento cattolico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cattolicesimo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='settimana sociale'/><title type='text'>Verso la settimana sociale</title><content type='html'>L’istituto della “settimana sociale” non è ristretto solo alla realtà del cattolicesimo italiano: in realtà esso è espressione della rinascita del movimento cattolico in Europa nella fase del grande confronto con la prima ondata di secolarizzazione che investe il Vecchio Continente a partire dalla seconda metà del XX secolo, e che assume forme diverse a seconda delle difficoltà con cui si deve misurare nel diverso contesto nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Francia, ad esempio, il movimento delle Settimane sociali ha origine nel 1904, poco prima che nel nostro Paese, nel pieno della crisi provocata dall’ Affare Dreyfus, in cui elementi religiosi e politici erano entrati pesantemente in gioco, e che l’anno dopo sarebbe sboccata nelle leggi di separazione dello Stato dalla Chiesa e nella rottura dei rapporti diplomatici fra la III Repubblica e la Santa sede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una Germania ancora divisa, ma già attraversata da fermenti unitari, operava fin dal 1848 un’ Associazione dei cattolici tedeschi (quella che un secolo dopo si sarebbe ridenominata Comitato centrale dei cattolici tedeschi)  che, insieme al partito dello Zentrum, avrebbe sostenuto, dopo la nascita dell’ Impero guglielmino, la lotta contro il cosiddetto Kulturkampf anticattolico scatenato da Bismarck e che tutt’ oggi, al di là delle differenziazioni politiche, rappresenta un punto di riferimento per il laicato cattolico in una terra di frontiera ecumenica come è quella tedesca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, infine, le Settimane sociali nascevano dopo quarantacinque anni dalla costituzione dello Stato unitario, e oltre trent’anni dopo la fine del potere temporale dei Papi, che di fatto avevano stabilito un tornante storico creando una non lieve lacerazione nella coscienza nazionale. In questo senso, l’appuntamento delle Settimane sociali accompagnò i cattolici italiani per tutta la perigliosa vicenda del XX secolo, dall’epoca liberale a quella fascista , dalla Prima alla Seconda guerra mondiale fino al nascere e al declinare della fase che vide il partito di ispirazione cristiana massima forza politica della prima fase della Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ripresa delle Settimane sociali avviene nel 1991 con la XLI edizione svoltasi a Roma sul tema : “I cattolici e la nuova giovinezza dell’ Europa”. La scelta di dare un seguito ad una  manifestazione che in verità non aveva lasciato molti rimpianti si inquadra nella “strategia per l’ Italia” che marca la più generale campagna del pontificato di Giovanni Paolo II per la “nuova evangelizzazione”, la quale passa, come chiarì il Papa polacco nei suoi interventi al II Convegno delle Chiese latinoamericane a Puebla (1979) attraverso un recupero della dottrina sociale della Chiesa dapprima in termini marcatamente antimarxisti e poi in una più generale inserzione nel campo della teologia morale ( si veda l’ Enciclica Sollicitudo rei socialis al n.41), che si sarebbe successivamente espressa, all’indomani della caduta dei regimi comunisti all’ est, anche in una critica al sistema capitalistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella specificità dello scenario italiano, soprattutto dopo il II Convegno ecclesiale svoltosi a Loreto nel 1985, che aveva rappresentato un momento di ripensamento rispetto alla gestione del post Concilio orientando la Chiesa italiana, almeno nelle sue espressioni ufficiali, verso una più aggressiva gestione del rapporto con il mondo esterno. Emerge qui la figura del card. Camillo Ruini, prima Segretario generale e poi per lunghi anni Presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), che si pone l’obiettivo di ridefinire il profilo pubblico della Chiesa anche oltre la tradizionale politica di fiancheggiamento nei confronti della DC quando quel partito viene travolto dall’ondata di piena di Tangentopoli e si spezzetta poi in una serie di tronconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mente del card. Ruini l’insieme delle attività dei cattolici italiani deve essere posto sotto la tutela e la più o meno diretta   gestione della Conferenza episcopale, e questo vale anche per le Settimane sociali, che prima dell’interruzione operavano sotto l’egida dell’Azione cattolica. L’AC stessa, peraltro, deprivata del uso tradizionale compito di soggetto privilegiato dell’attività apostolica dei fedeli laici, scade sempre più ad un ruolo secondario ed ancillare, mentre gli altri soggetti dell’associazionismo, come pure i nuovi aggressivi movimenti ecclesiali, vengono in qualche misura ricondotti a elementi di contorno di una progettualità generale a cui essi possono contribuire, ma le cui linee sono dettate dall’alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno aveva espresso la speranza che il fatto che la rinnovata serie delle Settimane sociali venisse gestita direttamente dalla CEI consentisse un robusto radicamento delle Settimane sociali stesse nel tessuto vivo delle comunità ecclesiali sparse sul territorio d’Italia. Tale speranza è per l'appunto rimasta tale, perché né le Settimane sociali né il più ambizioso Progetto culturale hanno avuto una ricaduta significativa nella vita delle parrocchie in quanto, essendo calati dall’alto e privi di ogni serio coinvolgimento del laicato nella loro ideazione e realizzazione, hanno essenzialmente assunto la veste di momenti convegnistici anche di altissimo livello ma sentiti come estranei rispetto alla viva esperienza delle comunità locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scommessa sui laici che nel corso del IV Convegno ecclesiale nazionale svoltosi a Verona nel 2006 è stata individuata come la grande sfida per la Chiesa italiana passa evidentemente anche per qui, per una riappropriazione  generalizzata da parte dei credenti delle linee portanti dell’insegnamento sociale della Chiesa al di là dell’ossessiva pretesa di controllo da parte della Gerarchia che ha segnato questi ultimi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, l’ appuntamento della XLVI Settimana sociale prevista per il prossimo ottobre a Reggio Calabria, tutto incentrato sul tema di “un discernimento opera non di pochi, ma di tanti”, sarà l’occasione privilegiata per capire se alle parole seguiranno i fatti, attraverso un’ampia capacità di discussione e di co – decisione sulle questioni sociali e pastorali che riguardano tutti, e che da tutti debbono essere liberamente dibattute.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-8351967655171020399?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/8351967655171020399/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=8351967655171020399' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8351967655171020399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8351967655171020399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/09/verso-la-settimana-sociale.html' title='Verso la settimana sociale'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-3027300114998829917</id><published>2010-08-02T19:12:00.001+02:00</published><updated>2010-08-02T19:12:48.259+02:00</updated><title type='text'>L'ira di Cesare</title><content type='html'>La vicenda dell'espulsione dal PDL di Gianfranco Fini e dei suoi costituisce un' ulteriore conferma di quanto già si sapeva da tempo, ossia l'assoluta incompatibilità fra Silvio Berlusconi e la democrazia, intesa essenzialmente come rispetto delle idee altrui e delle procedure chiare e trasparenti che dovrebbero presiedere all'assunzione delle decisioni da parte di chi dirige uno strumento di democrazia per eccellenza quale è un partito politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paragone con la radiazione dal PCI del gruppo del “Manifesto” è improprio, perché comunque la dirigenza di Botteghe Oscure arrivò a quel gesto certamente deprecabile a seguito di una procedura complessa che rispettava lo Statuto ed il particolare costume di quel partito, e vi fu una votazione in Comitato centrale sulla radiazione finale di Rossanda, Pintor e Magri , in cui si registrarono anche voti contrari ed astensioni, e l'intero carteggio, comprese le controdeduzioni dei “reprobi”, vennero pubblicate dalla casa editrice del partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui ci si è trovati di fronte non ad un atto di insubordinazione quale fu, tanto per rifarci ancora al passato, la scelta dei deputati della sinistra socialista di non votare la fiducia al primo Governo Moro, che fu prodromica alla scissione dello PSIUP, ma semplicemente ad intenzioni, a colpi di spillo, a dissensi pubblici che non sono mani stati formalizzati né nelle aule parlamentari né negli (inesistenti) luoghi di dibattito interni al PDL. Insomma, Fini ed i suoi sono stati cacciati per le loro “cattive intenzioni”, il testo della scomunica è stato scritto direttamente da “Cesare” (come, pare, il premier viene chiamato nelle intercettazioni della banda di malviventi politico-giudiziari che è stata definita P3) ed approvato senza discussione da un gruppo di fantocci, mentre la stampa di partito (ossia quella di proprietà più o meno diretta del Sire), lungi dal dar spazio alle argomentazioni dei dissenzienti li copre quotidianamente di contumelie e di allusioni alle loro vite private, seguendo, come ha apertamente rivendicato uno dei famigli della corte di Arcore, il luminoso esempio della campagna mediatica che ha stroncato la carriera e rovinato la vita a Dino Boffo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe facile a questo punto partire in quarta, parlando del clima malsano che ormai Berlusconi, nella sua troppo lunga decadenza, sta diffondendo intorno a sé, al punto tale che l'unico tipo di compagnia che ormai gli va a genio è quella di certe ninfette, magari promosse ad importanti incarichi istituzionali e prive del più elementare rispetto di se stesse, ovvero di servi spudorati come quello che, presiedendo la Provincia di Milano, ha messo a disposizione le guglie del Duomo per un inedito (ed inaudito) premio assegnato a Cesare con una motivazione che ricorda i deliri di servilismo di Fantozzi di fronte al Megadirettore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, il punto vero è un altro: il punto è di capire se, date queste premesse, è ancora possibile una vita democratica all'interno dei partiti, se cioè il clima negativo diffuso dalla predominanza mediatica berlusconiana, predominanza che si esercitava, come mentalità, anche nei periodi in cui Cesare stava all'opposizione, non abbia ormai contagiato anche gli altri soggetti politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, sembra ormai che non sia possibile vivere in un partito stando in minoranza, ma che sia necessario o essere in qualche modo partecipi del governo, sia pure in posizione subordinata, ovvero prendere la porta o venirvi accompagnati in malo modo (come appunto è accaduto a Fini, e prima di lui a Vendola in Rifondazione comunista).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le correnti, anche strutturate, sono una componente essenziale della dialettica politica dei partiti, soprattutto di quelli di massa che, introiettando in se stessi una pluralità di interessi sociali, debbono anche subire le contraddizioni di cui quegli interessi sono portatori. Non si spiegherebbe altrimenti perchè Nenni abbia atteso per molti anni (ovviamente svolgendo nel contempo un intenso lavoro di agitazione politica e di ricerca culturale) di rovesciare l'egemonia interna della sinistra filocomunista del PSI per approdare al centrosinistra, e specularmente perchè le sinistre democristiane avessero lavorato così a lungo per lo stesso obiettivo logorando la resistenza della maggioranza moderata, anche grazie alla lungimiranza di Aldo Moro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente stiamo parlando di stagioni politiche – e, soprattutto, di personalità – molto diverse da quelle di oggi, in cui la politica si confonde con lo spettacolo, ed i personaggi hanno rimpiazzato le personalità o, più semplicemente, le persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la vera, epocale vittoria di Berlusconi consisterebbe nel prendere atto che, anche dopo la sua scomparsa dalla scena politica, i suoi metodi di azione politica, anzi prima ancora la sua concezione proprietaria ed autoritaria, e per questo eversiva, della politica si perpetuassero e diventassero patrimonio condiviso anche fra i suoi avversari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quello sarebbe il rischio più esiziale per la democrazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-3027300114998829917?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/3027300114998829917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=3027300114998829917' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3027300114998829917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3027300114998829917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/08/lira-di-cesare.html' title='L&apos;ira di Cesare'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-5528219500781535211</id><published>2010-07-01T13:08:00.002+02:00</published><updated>2010-07-01T13:12:13.459+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mafie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Moro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='terrorismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bombe'/><title type='text'>Le lezioni di un luglio lontano</title><content type='html'>Il periodo fra il giugno ed il luglio del 1960 fu un momento topico nella storia della democrazia italiana, una di quelle svolte che hanno determinato la vicenda politica e sociale del nostro Paese, mettendolo come sempre al crocevia fra i suoi fantasmi ed i suoi vizi di sempre e la possibilità di un avvenire diverso.&lt;br /&gt;La III Legislatura repubblicana ( 1958 – 1963 ) fu particolarmente instabile. Gli elettori avevano riconfermato una tenue maggioranza alla coalizione centrista (DC –PSDI-PLI-PRI) ma nello stesso tempo, soprattutto all’interno della DC e nei più avvertiti settori culturali e professionali, era nata la tendenza ad una più decisa apertura sociale che realizzasse le premesse della Costituzione e permettesse di rimettere in movimento una dialettica politica ormai semiparalizzata. Ciò pareva possibile passando attraverso il definitivo distacco del PSI dal PCI, favorito dal mutato giudizio sulla situazione internazionale all’indomani del XX Congresso del PCUS e, soprattutto,dei fatti di Ungheria del novembre 1956. Non a caso, la legislatura si era aperta con un Governo guidato dall’allora Segretario della DC Amintore Fanfani, che si basava su di un rapporto privilegiato fra DC e PSDI (“piccolo centrosinistra”, secondo la stampa dell’epoca), il che suscitò forti apprensioni fra le forze conservatrici dentro e fuori il partito di maggioranza relativa, aggravate anche da quelli che parevano gli atteggiamenti autoritari del Segretario – Presidente. Nel gennaio 1959, a seguito di ripetute sconfitte parlamentari da parte di franchi tiratori e alle dimissioni di alcuni Ministri, Fanfani si dimise contemporaneamente dalla guida del Governo e da quella del Partito, venendo sostituito nel primo incarico da Antonio Segni, alla guida di un monocolore democristiano, e nel secondo da Aldo Moro. Contemporaneamente, la corrente maggioritaria di “Iniziativa democratica” si scindeva, e mentre una parte minoritaria rimaneva fedele a Fanfani ridenominandosi “Nuove Cronache”,  la maggior parte, riunita intorno a Moro, Rumor, Taviani ed Emilio Colombo si ritrovò nel convento romano di Santa Dorotea dando vita, appunto, alla corrente dei dorotei che ebbe la maggioranza nella DC per tutti gli anni Sessanta. Il Governo Segni, che al momento della fiducia ebbe i voti, oltre che di DC e PLI, anche di monarchici e missini, ebbe vita piuttosto breve e travagliata; nell’ottobre del 1959 si svolse a Firenze il VII Congresso nazionale della DC, nel corso del quale i fanfaniani, alleati al cartello delle sinistre interne “Rinnovamento” (che raggruppava le correnti della Base e di Forze sociali), tentarono una rivincita che però venne arginata dai dorotei sulla base di una maggiore reticenza nei rapporti con i socialisti, portando alla riconferma di Moro alla guida del Partito. A seguito delle dimissioni dei Ministri legati alle sinistre DC il Governo Segni dovette dimettersi nel marzo 1960: il Presidente della Repubblica Gronchi incaricò lo stesso Segni di formare un nuovo Governo ma il tentativo fallì. La scelta del Capo dello Stato cadde allora su Fernando Tambroni - già Ministro degli Interni e noto per la sua passione per i delatori, i confidenti  e le intercettazioni più o meno legali ai danni degli avversari politici e degli stessi compagni di partito- che costituì un altro monocolore democristiano il quale ebbe la maggioranza in Parlamento grazie al voto decisivo del MSI, rappresentando un netto spostamento a destra che causò le dimissioni dei tre Ministri che rappresentavano le sinistre democristiane: i basisti Giorgio Bo e Fiorentino Sullo e il fondatore della CISL Giulio Pastore, rappresentante di Forze sociali. Dopo di ciò Tambroni rassegnò a sua volta le dimissioni, ed un nuovo incarico venne affidato a Fanfani, che stava per dar vita ad un esecutivo a tre DC-PSDI-PRI con possibile astensione socialista, che però, a detta dello stesso Fanfani, abortì sul nascere per resistenze interne di alcuni settori della DC (incoraggiati anche da settori ecclesiastici “frondisti” rispetto alla linea di non intervento seguita da Papa Giovanni XXIII) che manifestarono l’intenzione di votare contro ad un Esecutivo troppo sbilanciato a sinistra. A quel punto il Presidente Gronchi confermò il mandato a Tambroni, che qualificò il suo Governo con la formula inedita di “Governo amministrativo” senza però sciogliere l’ambiguità del rapporto con i neofascisti, in un clima di crescenti tensioni sociali e politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fine giugno la situazione precipitava, con l’improvvida decisione di Tambroni di permettere al MSI, imbaldanzito dal suo ruolo di implicito partner di Governo, di celebrare il proprio Congresso nazionale a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, affidandone oltretutto la presidenza, a quanto si diceva, all’ex Prefetto repubblichino della città. Vi fu una reazione sostanzialmente spontanea dell’antifascismo genovese, che condusse a duri disordini di piazza il 30 giugno, spingendo il Governo a consigliare ai dirigenti neofascisti di non tenere il loro Congresso. Ovviamente i missini si vendicarono togliendo la fiducia a Tambroni, mentre l’ inquietudine nel Paese divenne sempre più forte, e a metà luglio a Reggio Emilia la polizia sparò su un gruppo di manifestanti uccidendone cinque. A quel punto la stessa maggioranza dorotea della DC  si preoccupò, tanto più che un gruppo di intellettuali cattolici, fra cui Andreatta, Scoppola e Lombardini, aveva lanciato un appello al partito perché abbandonasse la strada dell’intesa con i neofascisti. Tambroni dovette dimettersi, e al suo posto si insediò Fanfani alla guida di un monocolore che aveva la fiducia di PSDI, PLI e  PRI, mentre il MSI tornava all’opposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, respinta la tentazione di destra, si apriva la strada per il centrosinistra, e non è un caso che dalle urne delle elezioni amministrative svoltesi nel novembre di quello stesso anno nascessero le prime Giunte di centrosinistra, prima fra tutti quella di Milano guidata dal socialdemocratico Gino Cassinis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente si potrebbe discutere a lungo di quelle vicende, parlando del velleitarismo ambizioso di Gronchi, che accarezzò probabilmente un disegno di tipo gollista senza avere il prestigio del Generale, della stupidità di Tambroni che si infilò in un gioco più grande di lui rimanendone stritolato, delle incertezze della maggioranza dorotea della DC…. Ma ciò che più conta qui è forse il ruolo avuto in questa vicenda da Aldo Moro, che pur essendo in quanto Segretario della DC il più alto rappresentante della corrente dorotea, di fatto fu colui che permise una conduzione sottotono dello spericolato esperimento tambroniano permettendone poi la liquidazione e di fatto conducendo tutta la DC all’appuntamento con i socialisti. Fu lui, del resto, ad intervenire in altri due momenti topici, nel 1964 depotenziando i progetti golpisti del generale De Lorenzo , a prezzo di una revisione al ribasso del programma del suo stesso Governo, e nel 1969 rientrando tempestivamente dall’estero dopo le bombe di piazza Fontana per scongiurare il pericolo che, prendendo a pretesto l’attentato “anarchico” potesse sorgere la tentazione di un Governo di salute pubblica preludio ad una sospensione delle libertà civili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse ha ragione Miguel Gotor quando dice che Moro iniziò a morire non nel marzo 1978 ma molto prima, fin dagli anni Sessanta. Il vero problema è lo stato di salute di una democrazia che fra terrorismo, mafie, bombe e servizi più o meno deviati non è mai stata capace di dire fino in fondo la verità su se stessa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-5528219500781535211?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/5528219500781535211/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=5528219500781535211' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/5528219500781535211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/5528219500781535211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/07/le-lezioni-di-un-luglio-lontano.html' title='Le lezioni di un luglio lontano'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-7521948388925626297</id><published>2010-06-01T19:15:00.001+02:00</published><updated>2010-06-01T19:18:07.440+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ACLI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>Lavoro, diritti, società</title><content type='html'>Secondo le valutazioni dell' ISTAT, confermate anche da altri osservatori, nel dicembre 2009 il nostro Paese aveva perso cinquecentomila posti di lavoro rispetto all'anno precedente, e veniva a collocarsi al sesto posto della classifica OCSE dei Paesi più sviluppati con la peggior redistribuzione del reddito pro capite. All'oggettiva diminuzione dell'inflazione fa peraltro riscontro una crescita esponenziale del debito pubblico che di fatto implica l'accumularsi di un indebitamento complessivo per le persone e le famiglie negli anni a venire. Per quanto nel nostro Paese la minore propensione al rischio del sistema bancario abbia permesso una ricaduta della crisi finanziaria in termini meno devastanti che altrove, l'emergere, anche nell'area metropolitana milanese, di numerosi casi di aziende in crisi o sull'orlo della chiusura deve far pensare che il venir meno della fase più aspra della crisi in termini generali non porterà con sé benefici immediati per l'occupazione e più in generale per il tenore di vita delle famiglie ed i diritti dei cittadini e dei lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tuttavia il lavoro rimane la base del processo produttivo e dell'economia e, in coerenza con il dettato della Costituzione, il fondamento della cittadinanza  sociale e politica. La sua centralità, oltre a descriverne la funzione sociale, assume anche una decisa valenza di programma politico per l’orientamento delle scelte economiche e sociali degli anni a venire. E’ evidente l’aggancio esistente fra la dimensione lavorativa e quella dell’economia cosiddetta “reale” , basata sulla concretezza della produzione, che nel corso di questi anni è stata progressivamente marginalizzata per lasciare spazio alla rendita parassitaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riaffermazione della centralità dell’economia reale, lungi dall’essere un riferimento al passato o un mero sforzo volontaristico, è una condizione necessaria per evitare che dall’autoaffondamento di un capitalismo finalizzato alla massimizzazione del profitto  si riverberi sulle vite concrete di milioni di persone e delle loro famiglie un’ulteriore fragilizzazione di un’esperienza di vita e di lavoro già precaria..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La centralità sociale del lavoro è  la base per la costruzione di un modello di economia solidale e personalistico che, a livello globale, riconosca l’esistenza di diritti vitali degli esseri umani che precedono e relativizzano lo stesso diritto di proprietà, costituendo forme riconosciute di riequilibrio e di redistribuzione che ne limitino gli abusi e permettano la fruizione universale dei beni economici , a vantaggio dei settori più deboli della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la centralità del lavoro, se non vuole rimanere una semplice petizione di principio o, peggio ancora, un richiamo ideologico al passato, deve inserirsi a pieno titolo nella dinamica della famiglia e ciò per due motivi fondamentali: il primo, di carattere economico, sta nel fatto che la questione del lavoro non è più ristretta solo ad un componente del nucleo familiare ma investe una pluralità di situazioni compresenti all'interno della stessa famiglia; il secondo elemento è dato dal fatto che, al di là dell'ovvio aspetto economico, tutta la famiglia è colpita dal venir meno della posizione lavorativa di uno o più suoi componenti anche in termini di ruolo sociale complessivo. Significativo è il fatto che il riconoscimento di un maggiore protagonismo della società civile nella dinamica sociale ed economica sia oggi riconosciuto da settori politici che nel passato, in nome di pregiudizi ideologici, avevano sempre escluso tale possibilità o la avevano sostanzialmente subordinata a quella dei pubblici poteri. Valga per tutti la recente affermazione di Martine Aubry, Prima Segretaria del Partito socialista francese (un partito che, nel suo giacobinismo di fondo, ha sempre diffidato dei movimenti sociali), secondo cui “non bisogna mai dimenticare che nessuna riforma può sostituire (...) le solidarietà familiari e amicali, la cura del vicinato, l'impegno complessivo della società”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso che la Mozione finale della Conferenza organizzativa delle ACLI svoltasi nell’aprile scorso a Milano si sottolinei che “il territorio non ha bisogno di guardiani, quanto piuttosto di esploratori e custodi capaci di intercettare e ascoltare i bisogni, di interpretare vocazioni e risorse, di suscitare speranze orientandoli ad un protagonismo propositivo e al bene comune”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' in questo senso, mi pare, che deve essere letto l'invito del card. Tettamanzi, nella manifestazione conclusiva della Conferenza aclista svoltasi in un teatro milanese, affinché le ACLI si facciano carico della “opzione preferenziale dei poveri” della premura verso gli ultimi (e, non meno presenti oggi – proprio nell’ambito del lavoro –, verso i “penultimi”)”, avvertendo che tale richiamo non deve semplicisticamente inteso “come un puro richiamo etico, ma come un’urgenza sociale e un’emergenza politica da affrontare con estrema serietà". Oggi, in particolare. Ma chi è disposto a questa sfida, che esige una vera e propria conversione culturale prima ancora che pratica?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le istanze etiche e caritative che partono dal nucleo stesso del messaggio evangelico sono dunque chiamate a tradursi in istanze e progetti sociali e politici che richiedono attenzione, competenza, perseveranza, presenza sul territorio, onde discernere le modalità di possibili alleanze di scopo finalizzate alla giustizia e alla solidarietà, che rendano il volto del nostro Paese non come somma di egoismi e di localismi ma come comunità solidale che si riconosce in una narrazione complessiva di sé e in un destino comune, dando nuovo significato a parole come condivisione e giustizia sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esatto contrario, oserei dire, della manovra economica testé varata in un clima di disperazione dal Governo Berlusconi che, a prescindere dalla oggettiva necessità di far fronte ad una crisi globale, di fatto produce l’effetto di far pagare una volta di più i soliti noti aumentando il fossato sociale che sempre di più attraversa il nostro Paese .&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-7521948388925626297?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/7521948388925626297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=7521948388925626297' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7521948388925626297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7521948388925626297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/06/lavoro-diritti-societa.html' title='Lavoro, diritti, società'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1349158808021104387</id><published>2010-05-05T17:36:00.001+02:00</published><updated>2010-05-05T17:40:02.899+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Popolo della Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PdL'/><title type='text'>Oltre il collo di bottiglia</title><content type='html'>Il clamoroso diverbio fra Berlusconi e Fini che ha segnato la drammatica seduta del 22 aprile di  un organismo altrimenti innocuo e soporifero come la Direzione nazionale del Popolo della Libertà ha rappresentato plasticamente alcune intuizioni che erano già abbastanza evidenti ad ogni onesto osservatore ma che il contrasto fra i due principali “cofondatori” di quel partito ha messo sotto gli occhi di tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo punto è il più evidente: il principale partito politico italiano non è un partito democratico. In nessun partito democratico, infatti, l’annuncio della nascita di una corrente di minoranza avrebbe prodotto reazioni isteriche come quelle che si sono riversate in testa al Presidente della Camera ed ai suoi seguaci, con tanto di accuse di tradimento e di inviti perentori (e costituzionalmente infondati) ad abbandonare lo scranno più alto di Montecitorio.  La demonizzazione del dissenso, cioè del fatto stesso di avere un’opinione difforme rispetto a quella del Leader- padrone del partito, era considerata fin qui un retaggio dei partiti totalitari di matrice fascista o comunista: il vederlo praticato nel contesto del partito che si presente come l’erede delle tradizioni della liberaldemocrazia e del cattolicesimo liberale suona abbastanza grottesco – ovvero serve a dimostrare che questo partito di natura padronale e patrimoniale non ha nulla a che fare con quelle tradizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, la deliberazione adottata dalla Direzione di vietare la costituzione di correnti all’interno del partito è un atto che non ha precedenti, se non forse nell’analoga deliberazione imposta da Lenin al II Congresso dell’Internazionale comunista nel 1921 che proibiva il “frazionismo” all’interno dei partiti comunisti, e che venne a lungo considerata come una prova dell’intrinseca non democraticità di quei partiti: come a dire che aveva ragione Marx quando diceva che la storia , quando si ripete, da tragedia diventa farsa….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il dato di fatto più importante è che non una delle ragioni addotte da Fini per motivare il suo dissenso appare controvertibile: il fatto che il PDL come soggetto organizzato non sia nato mai (come hanno dimostrato le tragicomiche vicende delle liste lombarde e laziali), il fatto che al Nord il partito sia quasi del tutto colonizzato dalla Lega che detta l’agenda alla coalizione, che le elezioni regionali al Nord le abbia vinte la Lega mentre il PDL dal 2008 non fa che perdere milioni di voti, l’assenza di una vera dialettica democratica interna, la rinuncia alla costruzione di un partito nazionale e di una vera politica moderata da destra europea per inseguire il fanatismo xenofobo ed il clericalismo opportunista…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente Berlusconi può rilanciare dicendo che Fini ed i suoi hanno sempre appoggiato i provvedimenti di legge in questione, ma il problema non sta qui, quanto nel fatto che il dire certe cose, ed il sostenerle con buone ragioni viene concepito come un oltraggio assoluto nei confronti di un leader che, non avendo una vera cultura politica, non può concepire che vi sia gente che la pensa diversamente da lui, e ritiene il dissenso espressione di malvagità intrinseca o di squilibrio mentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta da capire dove conduce la strada di Fini: la scelta di dar vita ad un proprio gruppo organizzato in un partito che, in una votazione nemmeno plebiscitaria ( è vero che i componenti della Direzione nazionale sono 172 e la mozione letta da Maurizio Lupi ha avuto solo 11 voti contrari, ma i partecipanti erano assai meno del plenum, e non è detto che tutti gli assenti stessero con Berlusconi), ha deciso di considerare le correnti come un’aberrazione , appare oggettivamente impervia, ma forse è l’unica possibile a meno di non formalizzare una rottura e la nascita di un nuovo soggetto politico, che a Berlusconi dispiacerebbe di meno della presenza di un nucleo dissenziente in un partito che egli considera “suo” non nel senso dell’appartenenza politica quanto in quello della proprietà privata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta questo a definire il senso della rottura intervenuta fra il Cavaliere e Fini, come pure prima di lui con Casini e, implicitamente, con Pisanu: si tratta infatti  di persone che, pur molto diverse fra di loro, sono cresciute all’interno di un preciso percorso di militanza politica, hanno attraversato la crisi dei loro partiti, sono arrivati ad importanti cariche politiche ed istituzionali ma hanno sempre avuto ben chiaro che  un partito non coincide con una persona, e che lo stesso a maggior ragione vale per le istituzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa crisi potrebbe essere esiziale per un Berlusconi che appare sempre più indebolito dalle vicende giudiziarie e dall’incipiente avanzare dell’età , costretto sempre più ad appoggiarsi alla Lega come all’unico sostegno di un potere altrimenti vacillante: certo, oltre agli avversari interni ci vorrebbe un’opposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia questa opposizione, che pure i numeri nel Paese ce li ha (non solo quelli ufficialmente espressi al PD e alle altre forze politiche estranee all’attuale maggioranza, ma anche e soprattutto quelli che si erano rifugiati nell’astensione) tarda ad assumere consistenza politica, e se parole d’ordine come quella lanciata da Bersani, “lavoro e costituzione”, sono indubbiamente efficaci per una battaglia di contenimento e rimandano a sacrosanti capisaldi politici, ma è difficile che possano essere utilizzati per la battaglia di movimento che ora si richiede. Nello stesso tempo, il maldestro tentativo di coinvolgimento di Fini nel cosiddetto “patto repubblicano” proposto dal Segretario democratico ha come unico risultato quello di delegittimare il Presidente della Camera, sottoposto ad una furiosa campagna di denigrazione da parte dei giornali della galassia berlusconiana, agli occhi di quella pubblica opinione di destra cui egli in realtà si rivolge per assumerne la leadership.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vorrà tempo e pazienza per veder nascere un’alternativa di governo reale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1349158808021104387?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1349158808021104387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1349158808021104387' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1349158808021104387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1349158808021104387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/05/oltre-il-collo-di-bottiglia.html' title='Oltre il collo di bottiglia'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-7810703790699165375</id><published>2010-04-07T19:18:00.003+02:00</published><updated>2010-04-07T19:22:37.309+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma sanitaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barack Obama'/><title type='text'>Obama o del coraggio riformatore</title><content type='html'>Credo nessuno possa sottovalutare il significato della grande riforma del sistema sanitario nazionale che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha portato a compimento nel marzo 2010: oggettivamente parlando si tratta di un atto rivoluzionario che, correttamente, è stato interpretato come tale anche da parte dei più accaniti avversari della riforma e del Presidente stesso, i quali non a caso hanno risposto con un’opposizione feroce e a tratti isterica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ come se sull’argomento fossero cadute tutte le maschere che nel periodo della cosiddetta “luna di miele” avevano trattenuto il Partito Repubblicano ed  i suoi supporter dallo scagliarsi contro il primo Presidente di colore della storia della superpotenza globale. Il dato di fatto è che, se è vero, come afferma il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman , che la vera grande questione nazionale degli USA è quella razziale, e che i repubblicani da Nixon in poi l’’hanno affrontata facendosi sempre più interpreti –loro, il partito di Lincoln e di Grant- del risentimento degli Stati del Sud contro i neri e più in generale i sostenitori dell’integrazione e della società multirazziale, diventa allora comprensibile l’astio razzista ormai dichiarato delle televisioni e delle radio di destra nei confronti del “negro” che oltre ad occupare una posizione che dovrebbe essere per sempre preclusa agli uomini della sua razza si permette anche di compiere atti politici che ledono gli interessi concreti di cui i repubblicani sono i tutori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in effetti, alla base delle feroci discriminazioni di classe che regolano la società statunitense, le differenze rispetto alla possibilità di essere decentemente curati se ci si ammala sono una delle maggiori e delle più drammaticamente ingiuste e incomprensibili agli occhi degli europei. Di fatto, salvo frange marginali, possono essere curati in ospedale solo coloro che sono titolari di assicurazioni sanitarie, tutte rigorosamente private, che sono generalmente collegate alla posizione lavorativa ed al reddito del titolare, e che evidentemente cessano di aver valore non appena il titolare, magari perché ha perso il posto di lavoro, non è più in condizione di pagare le quote. Inoltre gli ospedali si riservano spesso l’insindacabile diritto di selezionare fra le varie assicurazioni quelle più appetibili, quelle in grado di essere remunerative per l’ospedale stesso, che deve provvedere alla remunerazione del personale e al rinnovamento delle attrezzature senza poter contare su di un sistema sanitario nazionale di fatto inesistente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obbligo della copertura pressoché universale delle assicurazioni mediante il loro finanziamento indiretto da parte federale costituisce il cuore della riforma: esso è stato variamente criticato, non solo da destra (perché la destra, tutte le destre, bisogna sempre tenerlo a mente, anche quando si ammantano di populismo e di difesa a buon mercato della “piccola gente” contro l’elitismo vero o presunto della sinistra, operano sempre, solo ed esclusivamente a vantaggio degli interessi del big business) ma anche da chi a sinistra lo ha accusato di non andare abbastanza verso il modello europeo, soprattutto perché non implica una vera e propria costituzione di un sistema pubblico di tutela della salute sul modello europeo. Per non parlare dell’atteggiamento della Chiesa cattolica, la quale ha mostrato una sostanziale indifferenza nei confronti della tematica della copertura sanitaria universale concentrando la propria attenzione sulla questione dell’aborto, che sta diventando una sorta di ossessione monomaniacale in cui si esauriscono le considerevoli tradizioni del cattolicesimo sociale statunitense.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tuttavia qui interessa il metodo riformatore di Obama, che si è articolato in fasi diverse: in primo luogo la dichiarazione della proprietà della riforma, poi la sua enucleazione, poi la capacità negoziale anche a prezzo di sacrificare alcuni elementi dell’architettura  complessiva del progetto, la capacità di tenerlo comunque vivo attraverso una propaganda martellante per controbattere quella altrettanto martellante degli avversari (che potevano attingere alle ricche riserve messe a disposizione dalle impaurite compagnie di assicurazione) , la contrattazione allo spasimo, la mobilitazione della pubblica opinione democratica e degli incerti, fino al contrastato voto finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ bene ricordare che negli USA il controllo del Presidente sui parlamentari del suo stesso partito è più teorico che reale, e lo stesso Obama non ha potuto contare alla Camera bassa su tutti i voti  democratici, riuscendo a convincere solo una frazione di antiabortisti del suo partito con alcune concessioni alla loro linea, e non ricevendo comunque alcun voto dall’altro partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, riformare significa tenere gli occhi fissi sull’obiettivo dall’inizio alla fine e non deflettere, pur facendo concessioni, dalla volontà di portare a termine la propria missione spiegando passo a passo a tutti quanti hanno un interesse diretto o indiretto nella questione che cosa esattamente si intende fare. Il paragone con gli autoproclamati riformisti europei o, peggio ancora, italiani è impietoso, soprattutto a fronte della loro tendenza a sbracare di fronte all’avversario per mancanza di fiducia in se stessi e nelle proprie idee (o, più esattamente, per la carenza delle idee stesse).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in definitiva, chi, fra tanti sicofanti e mediocri attaccati ai loro miserabili scampoli di potere più che ad una dignità e ad una coerenza che non hanno, sottoscriverebbe la frase di Obama “preferisco quattro anni di mandato significativi a otto senza infamia e senza lode”?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-7810703790699165375?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/7810703790699165375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=7810703790699165375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7810703790699165375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7810703790699165375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/04/obama-o-del-coraggio-riformatore.html' title='Obama o del coraggio riformatore'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-6458497428036846087</id><published>2010-03-01T15:07:00.002+01:00</published><updated>2010-03-01T15:13:02.118+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='democrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giustizia sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='emergenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antipolitica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='privatismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gesticolazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='azione'/><title type='text'>La politica vittima di se stessa</title><content type='html'>Si parla molto di antipolitica, e recentemente, commentando talune spiacevoli situazioni che lo vedono coinvolto, l’ on. Berlusconi, oltre al solito appello messianico a schierarsi per il Bene contro il Male e per l’Amore contro l’Odio, ha anche chiesto di mobilitarsi contro l’antipolitica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo che l’antipolitica non ha nulla a che vedere con inquirenti e magistrati che fanno il loro dovere, ma si annida spesso nei gangli vitali della politica stessa e di coloro che la praticano, che poi sarebbero quelle persone che si candidano a raccogliere il voto dei cittadini per assurgere a cariche pubbliche le quali vanno esercitate, come scrive la Costituzione , “con disciplina e onore” (art.54).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe facile a questo punto mettersi a fare l’elenco delle denunce della Corte dei Conti o delle altre supreme magistrature circa la diffusione esponenziale della corruzione nel nostro Paese, vero e proprio freno allo sviluppo e causa di perenne distorsione dei rapporti politici e sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, la vera antipolitica consiste nella negazione stessa della politica a partire dall’azione stessa di chi si occupa di politica ma trova molto più comodo assumere comportamenti demagogici o distruttivi al fine di conquistare il consenso in una rincorsa ad inseguire gli istinti più bassi della popolazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, potremmo individuare tre fenomeni tipici dell’antipolitica moderna, il primo dei quali è la sostituzione dell’azione con la gesticolazione. Il principio di base venne sancito da Richard Nixon durante la sua campagna elettorale del 1968 macchiata dal sangue di Martin Luther King e di Bobby Kennedy: “ Quello che conta non è ciò che il candidato in effetti fa, ma ciò che sembra fare” . Un principio del genere può andar bene, ma fino ad un certo punto anche lì, in campagna elettorale, ma quando un uomo politico al governo sostituisce sistematicamente il sembra fare al fare effettivo (anche se ovviamente si presenta come uomo del fare) allora siamo alla dissociazione sistematica dei fatti dalle parole. Uno dei più attivi gesticolatori è , ad esempio, il Vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, il quale ormai ha ridotto la propria attività ad inseguire per tutto il perimetro della città un manipolo di rom da sgomberare con grande dispiego di mezzi e sotto gli occhi delle telecamere e dei giornalisti. Vien quasi da pensare, in effetti, che si tratti sempre delle stesse persone, ovvero di comparse arruolate a tal scopo, ma al di là delle facili risate, il contenuto davvero drammatico della questione è la facile equazione sicurezza - ordine pubblico - sgomberi che trasforma una questione sociale primaria in una esibizione muscolare perenne in cui, appunto, rimane solo la momentanea gesticolazione ed i problemi rimangono drammaticamente sul tappeto. Si dirà che un uomo di governo non si comporta così, ma in effetti De Corato non è un uomo di governo, come non lo è in definitiva lo stesso Berlusconi , che il sistema della gesticolazione ha portato ai massimi livelli, a partire dalla vicenda dei rifiuti campani, dove una ben orchestrata campagna di stampa ha nascosto che il piano realizzato (lo ha ammesso lo stesso Bertolaso) era in realtà quello predisposto dal Governo Prodi. Il problema del gesticolatore non è governare, ma far vedere che fa qualcosa, e siccome gesticolare è più facile che fare, il gioco riesce quasi sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo fenomeno è quello che potremmo definire privatismo, ossia la concezione per cui tutto ciò che è privato è per definizione migliore di quello che è pubblico, meglio gestito, meglio realizzato. In questo campo si distinguono due altri gesticolatori di prima classe come i Ministri Brunetta e Gelmini, che si sono dedicati da due anni a questa parte il primo a offendere e deprimere la professionalità dei dipendenti pubblici, la seconda a smantellare pezzo per pezzo la pubblica istruzione dando un notevole contributo al regresso del nostro Paese verso un destino di semianalfabetismo ed analfabetismo di ritorno. In realtà l'equazione privato uguale efficiente è valida fino ad un certo punto, e spesso è persino irrilevante, nel senso che esistono beni (ad esempio l'acqua) che per loro natura debbono essere di proprietà di soggetti pubblici, in quanto la loro universale destinazione fa sì che debbano essere gestiti ed amministrati da chi non ha immediate finalità di profitto. Il profitto non ha in sé nulla di negativo, ma la sua ricerca sistematica spinge inevitabilmente a passare oltre una serie di considerazioni che invece sono indispensabili ai fini di una gestione improntata alla tutela dell'interesse pubblico. Peraltro, accade talvolta che vi siano interi settori strategici dell'economia nazionale che debbono essere sotto il controllo dei pubblici poteri, come peraltro accade in tutti gli altri Paesi del mondo che non vogliono diventare terra di conquista: l'energia elettrica, il gas, le telecomunicazioni... In ogni caso, si è visto con palmare chiarezza che quella di uno Stato puramente garante, arbitro terzo fra le diverse classi sociali è un'utopia impraticabile, poiché inevitabilmente, nel quadro degli effettivi rapporti di forza sociali, favorisce il più forte a scapito del più debole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo elemento è quello che potremmo chiamare la dilatazione del concetto di emergenza. Un terremoto è un'emergenza; una frana è un'emergenza; l'Expo 2015, il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia e qualsiasi altro evento largamente previsto non possono in alcun modo rientrare in questa categoria. E tuttavia la dilatazione arbitraria ed incontrollata della categoria dell'emergenza - lo dimostra la cronaca quotidiana - sta a significare meno trasparenza, e quindi minori controlli intesi non solo nel senso dei controlli di legge, ma di quel controllo da parte della pubblica opinione e degli organismi rappresentativi che è uno dei criteri fondanti della democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è molto da lavorare, per difendere e promuovere la democrazia e la giustizia sociale: ma chi vorrà accollarsi questo compito?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-6458497428036846087?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/6458497428036846087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=6458497428036846087' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6458497428036846087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6458497428036846087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/03/la-politica-vittima-di-se-stessa.html' title='La politica vittima di se stessa'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-457435214438954339</id><published>2010-02-02T20:39:00.002+01:00</published><updated>2010-02-02T20:43:24.383+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bersani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='primarie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vendola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><title type='text'>Il PD alla prova</title><content type='html'>Non si può dire che all'indomani della faticosa tornata congressuale il Partito Democratico abbia trovato un suo equilibrio nella gestione della linea politica e nella capacità dei suoi uomini di interloquire con il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nuova maggioranza che ha portato all'elezione di Pierluigi Bersani alla segreteria del Partito si era aggregata su parole d' ordine abbastanza chiare, che si potrebbero riassumere così: ripresa organizzativa del partito in termini tradizionali (e quindi superamento della suggestione veltroniana del “partito leggero”), centralità del ruolo delle alleanze soprattutto nella logica di un'intesa strategica con l'UDC di Pierferdinando Casini ( e quindi fine della “vocazione maggioritaria”, anch'essa caposaldo della stagione di Veltroni), centralità delle questioni sociali a scapito delle battaglie sulla giustizia, ricerca di possibili convergenze sulle questioni istituzionali con la maggioranza di destra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A pochi mesi di distanza questa strategia, se non è del tutto fallita, dimostra di versare in gravissime difficoltà, da un lato per il permanere di tensioni interne al partito, in parte inevitabili per la logica propria della dialettica politica, in parte causate dalla durezza con cui la maggioranza - di cui Bersani è l'uomo immagine, ma la cui guida è saldamente in mano a Massimo D'Alema - ha proceduto all'occupazione di tutti gli spazi di governo della struttura, incurante del fatto che il suo consenso (53%) è stato tutt'altro che plebiscitario, marginalizzando di fatto l'apporto delle minoranze. Ma più di ogni altra cosa ha pesato il fatto che erano i presupposti stessi della strategia ad essere largamente infondati: la ricostruzione di un modello di partito tradizionale, già difficile per l'oggettivo cambiamento delle condizioni politiche e sociologiche generali rispetto, ad esempio, alla fase postbellica del ritorno alla democrazia, è stata definitivamente messa in crisi dall'evidente preferenza di militanti, simpatizzanti ed elettori del PD per il modello partecipativo simboleggiato dalla cosiddette “primarie” (ossia elezioni aperte per la definizione delle cariche di partito e delle candidature a cariche pubbliche), che evidentemente non  può essere ristretto ai soli iscritti. L'intesa con l'UDC in alcune Regioni, Province e Comuni c' è stata, ma non è diventata un dato strutturale e strategico poiché una simile alleanza confliggerebbe con la natura stessa dell' UDC, il cui leader ha apertamente rivendicato la politica dei “due forni” (alleanze libere con sinistra e destra) e punta ad una ridefinizione in termini proporzionalistici del sistema politico italiano, cosa che la dirigenza del PD (soprattutto le minoranze interne) non è del tutto disposta ad accettare. Sulle  questioni sociali il PD sconta una sostanziale difficoltà a rimettersi in fase con una realtà che sembra avere disertato per lungo tempo, al punto che talvolta certi atteggiamenti populistici e strumentali delle destre sembrano più in fase con il sentire degli strati più deboli della società di quanto non lo siano le proposte di un PD esternamente dominato dal timore di non apparire abbastanza “moderato” e “moderno”. Infine, la prospettiva delle riforme è dominata dall'agenda personale di Berlusconi, ed in particolare alla sua volontà di sfuggire ai processi in cui è coinvolto, a fronte della quale il PD sembra incapace di elaborare una proposta da cui emerga chiaramente quali siano i punti trattabili e quelli non trattabili in materia costituzionale, alternando momenti di rigidità a quelli che sembrano essere cedimenti preventivi rispetto ad una destra a suo modo coerente nella sua linea presidenzialista  e larvatamente autoritaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capolavoro (si fa per dire) di questa fase di disorientamento è stata la gestione della vicenda delle elezioni regionali in Puglia, dove il PD si è trovato a decidere sulla riconferma o meno del Presidente uscente Nichi Vendola, già esponente di Rifondazione comunista ed ora coordinatore nazionale del cartello “Sinistra e libertà”. Tutti e tre i candidati alla segreteria regionale del PD avevano preso posizione a favore di Vendola, ma il centro nazionale del Partito, ed in particolare D'Alema avevano altri progetti. La Puglia avrebbe dovuto essere una sorta di laboratorio nazionale per l'alleanza fra PD ed UDC ovviamente con un candidato diverso da Vendola, un esponente del PD come Michele Emiliano, l'ex magistrato rieletto lo scorso anno Sindaco di Bari dopo una tesa campagna elettorale, che però si ritirava dopo alcune scaramucce poco edificanti (ad esempio la richiesta da parte di Emiliano di una sorta di legge ad personam che gli permettesse di mantenere la guida del Comune di Bari pur candidandosi alla guida della Regione). Alla fine la Segreteria nazionale imponeva unilateralmente ad un partito regionale spaccato in due la candidatura di Francesco Boccia, economista molto legato al Vicesegretario nazionale Enrico Letta, di origini pugliesi ma ormai completamente estraneo al tessuto della Regione a differenza di Vendola. Le primarie, imposte dal presidente uscente e concesse con difficoltà dal gruppo maggioritario del partito (se tale era ancora), si concludevano con un plebiscito per Vendola che otteneva più del 70% dei consensi, imponendosi come unico candidato possibile per il centrosinistra alla sostituzione di se stesso. Ovviamente, una buona metà del partito aveva votato per Vendola, forse non tanto per simpatia nei suoi confronti quanto per plastica avversione per il gruppo di maggioranza e, ancor di più, per la leadership (chiamiamola così) nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli stessi giorni precipitava la crisi del Comune di Bologna, dove il Sindaco neo eletto Flavio Delbono, anch'egli economista ma legato a Romano Prodi, dopo giorni di graticola mediatica per certe vicende della sua vita privata che si erano impropriamente connesse al suo precedente incarico di Vicepresidente della Regione Emilia – Romagna, era costretto a dimettersi aprendo una gravissima crisi nella città che è da sempre il simbolo del “buon governo” della sinistra italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da tutto ciò non emerge evidentemente la rottura dell'esperienza politica del PD, ma si avverte  la necessità di un serio ripensamento delle idee e delle proposte, e forse anche della  inevitabile messa in discussione di un ceto politico che, nei vari cambiamenti di sigla e di simbolo, ha trovato il modo di perpetuare se stesso perdendo per strada idealità politiche, freschezza di idee, chiarezza intellettuale, limpidità morale – e consensi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-457435214438954339?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/457435214438954339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=457435214438954339' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/457435214438954339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/457435214438954339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/02/il-pd-alla-prova.html' title='Il PD alla prova'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-3591169158436349813</id><published>2010-01-02T11:03:00.001+01:00</published><updated>2010-01-02T11:06:38.912+01:00</updated><title type='text'>Un anno complicato</title><content type='html'>L'anno 2009 che si è appena chiuso è stato sotto molti riguardi uno dei peggiori che si siano mai registrati nella vita pubblica italiana, in cui si sono sommati gli effetti della crisi economica globale, che forse per quanto riguarda il nostro Paese non sono nemmeno del tutto cessati, e quelli di una grave crisi etica e di pensiero della politica che sta trascinando con sé quel che rimane della coesione sociale e del tessuto democratico garantito dalla Costituzione repubblicana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, se il Premier Berlusconi è stato in grado di mettere in secondo piano le vicende legate alla sua poco limpida vita privata, non ha potuto completamente eliminare, nemmeno all'indomani dell' inqualificabile aggressione subita in piazza Duomo a Milano, il retrogusto di una dialettica politica ormai ridotta alla dimensione del boudoir du prince in cui i favoriti e, soprattutto, le favorite, sostituiscono la dialettica politica con la piaggeria verso il Padrone e l'invettiva nei confronti degli avversari, ai quali, per ricevere una patente di affidabilità democratica che peraltro nessuno è autorizzato a rilasciare, viene richiesto in sostanza di ridursi all'irrilevanza e di passare sopra a ciò cui non è possibile passare sopra, ovvero alla distruzione del sistema giudiziario in nome dell'interesse di uno solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal canto suo il Partito Democratico, all'indomani di una campagna elettorale con la quale si è garantito il minimo indispensabile della sopravvivenza politica, e di una altrettanto defatigante campagna congressuale che di fatto ha sancito l'esistenza di una pluralità di progetti per la costruzione del partito stesso, si ritrova oggi a fare i conti con la duplice necessità di costruire, come sostiene giustamente il Segretario Bersani, le condizioni per l'alternativa al sistema di potere berlusconiano e quella di mantenere un minimo di dialogo istituzionale con la controparte politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Problema complesso, giacché i soggetti politici con cui  costruire l'alternativa (che sono essenzialmente l' UDC, l'Italia dei Valori e la galassia della sinistra radicale) sono assai diversi fra di loro, ed in taluni casi considerano la presenza dell'altro come un buon motivo per negare la propria. Nello stesso tempo, il necessario confronto con la maggioranza rischia di degenerare in una sorta di monologo dedicato a quella sorta di Sacro Graal (o, per rimanere nella logica arturiana, di Fata Morgana) che sono le cosiddette “riforme”. Considero chiarificatrici le parole scritte  a tale proposito da Nadia Urbinati (“Repubblica” del 28 dicembre) quando ricorda lo slittamento semantico subito nel corso di questi anni dalla parola “riforme”, che originariamente stava a delineare l'esigenza di correzioni strutturali di elementi portanti del sistema politico, sociale ed economico del nostro Paese a favore delle classi lavoratrici e più in generale dei ceti subordinati, mentre invece nella pubblicistica politica corrente “riformare può anche significare smantellare quelle promesse: per esempio decurtando i diritti sociali, impoverendo la scuola pubblica, istituendo un federalismo che ricusa la solidarietà nazionale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questo è vero in campo sociale ed economico, a maggior ragione vale per la dimensione istituzionale, che sembra essere anzi l'unico campo in cui le riforme, almeno nella vulgata diffusa a piene mani dagli organi interni ed esterni dell'attuale maggioranza (fra i secondi segnaliamo in particolare un “Corriere della sera” ormai completamente prono ai voleri della Reggia di Arcore per motivazioni nemmeno troppo imperscrutabili legate alla pessima situazione imprenditoriale della sua composita proprietà), possono essere concepite, con una costante critica alla Carta del 1948, al suo “consociativismo”, al suo “statalismo” e via delirando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione kafkiana in cui il PD si trova è quella di una dirigenza che, in preda ad una pulsione politicistica in cui non trovano spazio le esigenze di carattere sociale, vorrebbe discutere delle riforme in base ad un'agenda di tipo proporzionalistico e parlamentaristico con un avversario che invece è ben deciso a far sanzionare il suo tendenziale bonapartismo come già fece con la riforma unilaterale respinta dagli elettori nel giugno 2006, mettendo in cima ad ogni cosa le sue esigenze di carattere giudiziario. Già questo basterebbe a far crollare la pretesa, così cara ad esempio a Massimo D'Alema, di una completa autonomia della politica, giacché è evidente che in questa fase la politica in Italia non è affatto autonoma, ma dipende interamente dalle private e pubbliche ossessioni di Silvio Berlusconi circa il suo spiacevole passato di affarista e la sua altrettanto spiacevole vita privata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente a questo punto la palla passerebbe ad un'opposizione che fosse in grado di articolare delle proprie proposte coraggiose ed innovative sapendo parlare agli interessi e alle sensibilità diffuse dei cittadini. In assenza di ciò, si preferisce appunto scantonare nel politicismo, nella logica delle alleanze ad ogni costo, nel tatticismo del “dialogo” con la maggioranza eretto a totem, un dialogo peraltro incentrato unicamente su quella dimensione istituzionale che poco suscita l'interesse dei cittadini ed assai meno attrae il loro consenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le alleanze sono indispensabili per governare, e chi non lo sa? Ma subordinare la propria proposta politica alla ricerca spasmodica e senza condizioni, come stiamo assistendo in questi giorni ad esempio in Puglia, significa non solo rinunciare ad ogni e qualsiasi vocazione maggioritaria, ma soprattutto porta a riconoscersi prigionieri di una cultura subalterna che non crea alcuna alternativa ma si limita a inseguire le aritmetiche da tavolino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Valeva la pena di fondare il Partito Democratico per arrivare ad un simile, mediocre esito?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-3591169158436349813?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/3591169158436349813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=3591169158436349813' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3591169158436349813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3591169158436349813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2010/01/un-anno-complicato.html' title='Un anno complicato'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-312348082274304974</id><published>2009-11-30T20:22:00.003+01:00</published><updated>2009-12-01T15:54:18.968+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piazza fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='strategia della tensione'/><title type='text'>La fine dell'innocenza</title><content type='html'>Venerdì 12 dicembre 1969, ore 16.37. Un pomeriggio come tanti, a Milano, nel periodo frenetico fra Sant’Ambrogio e Natale che viene riempito con le ultime faccende dell’anno da chiudere, con le preoccupazioni per i regali e per le strenne, con la verifica dei conti e con la speranza di un anno migliore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una banca è forse uno dei posti di osservazione più interessanti di questa frenetica attività, soprattutto in quel periodo in cui l’apertura pomeridiana delle banche durava fino a tardi; la Banca Nazionale dell’Agricoltura, in particolare la sua agenzia di Piazza Fontana, di lato all’Arcivescovado, in un palazzone che fino agli anni Trenta aveva ospitato gli uffici del Tribunale di Milano, lo era ancora di più perché era il luogo in cui gli agricoltori, i sensali di bestiame e quelli di granaglie si ritrovavano per la chiusura settimanale dei loro affari, grazie anche alla vicinanza (allora) della sede del Consorzio agrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 16.37 l’orario di chiusura era passato, ma molte persone si attardavano ancora nei locali della banca, come d’ uso, per trattare le loro faccende, come tante altre volte. Una giornata normale, una settimana come tante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 16.37 il mondo, quel mondo finì. Finì l’innocenza di un Paese, il nostro. Una bomba esplose, diciassette persone morirono, ottantotto rimasero ferite e poi … poi un uomo volò giù da una finestra, un commissario di Polizia venne ammazzato, decine di processi vennero celebrati, piste di varia natura e di vario colore si sovrapposero, nessuna verità processuale venne raggiunta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quarant’anni di distanza, con l’amaro in bocca, coloro che all’epoca si aspettavano una rapida risposta della giustizia possono consolarsi solo con la consapevolezza che esiste un dato di verità politica e storica che è sostanzialmente inoppugnabile.&lt;br /&gt;Il dato è questo: la strage di piazza Fontana fu l’inizio di quella che venne chiamata la “strategia della tensione”, e questa strategia fu la risposta chiara di poteri nemmeno troppo occulti alla crescita del malessere studentesco ed operaio manifestatosi l’anno prima e nell’autunno – l’autunno caldo- che precedette di pochi giorni la strage. Un tentativo in questo senso si era già verificato qualche giorno prima quando, nel corso di duri scontri di piazza in via Larga, l’agente di PS Antonio Annarumma morì in circostanze mai chiarite, e i suoi funerali diedero adito ad una violenta manifestazione di stampo neofascista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma avvertimenti di questo tipo c’erano già stati, e, guarda caso, coincisero tutti con momenti topici nella vita del nostro Paese: ad esempio con le tensioni create dai progetti riformatori del primo centrosinistra che coincisero, nell’intervallo tumultuoso fra il primo ed il secondo Governo Moro (luglio 1964) con il cosiddetto “Piano Solo” del generale De Lorenzo. Oppure, più tardi, con la strage di piazza della Loggia a Brescia come risposta al cambiamento politico preconizzato dal referendum sul divorzio del maggio 1974, con  il rapimento dello stesso Moro, ovvero con la strage della stazione di Bologna che aprì la normalizzazione degli anni Ottanta, o con le stragi di Milano e di Firenze dell’estate 1993 che diedero il battesimo di sangue alla cosiddetta “Seconda Repubblica”, con la reiterazione del patto scellerato fra mafia, servizi più o meno deviati e politica vecchia e nuova la cui natura sta faticosamente emergendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, nel 1969, la trappola parve scattare, con la pista anarchica immediatamente diffusa dal Questore di Milano Guida (ex direttore della colonia penale fascista di Ventotene), ed imprudentemente avallata dall’allora Capo dello Stato Giuseppe Saragat, con la stampa unanime nello sbattere il mostro anarchico in prima pagina, con la carcerazione di Pietro Valpreda e la morte misteriosa di Giuseppe Pinelli in Questura spacciata per suicidio, i depistaggi, l’emersione faticosa della pista di destra, l’uccisione di due dei magistrati che più sistematicamente avevano cercato di andare oltre le verità di occasione, Vittorio Occorsio ed Emilio Alessandrini, le sentenze controverse e contraddittorie, l’impossibilità di arrivare ad una verità giudiziaria ben definita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sembra inopportuno l’amaro sarcasmo di Fortunato Zinni, allora giovane impiegato della BNA e delegato sindacale della CGIL, presente nei locali della Banca al momento dell’esplosione, ed ora Sindaco di Bresso, quando intitola un suo libro sulla strage e su quel che ne seguì Nessuno è Stato, a metà fra Omero ( l’episodio di Odisseo e Polifemo è estremamente istruttivo a questo proposito) e una commedia nera in stile Ionesco o Beckett.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimane, lo dicevamo prima, l’amaro in bocca, e una speranza sempre più flebile per un popolo pigro ed immemore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-312348082274304974?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/312348082274304974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=312348082274304974' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/312348082274304974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/312348082274304974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/11/la-fine-dellinnocenza.html' title='La fine dell&apos;innocenza'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-7949864776121839569</id><published>2009-11-05T21:08:00.002+01:00</published><updated>2009-11-05T21:13:49.720+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cattolicesimo democratico'/><title type='text'>Il dilemma del cattolicesimo democratico</title><content type='html'>La fine della lunga stagione democristiana era stata vissuta in non pochi ambienti cattolici come un'occasione di chiarificazione, o addirittura come una sorta di disgelo all'indomani dell'irrigidimento dei fronti culturali e politici determinato dalla guerra fredda e dalla dialettica pietrificata fra DC e PCI che riassumeva in sé le contraddizioni di un Paese in cui il lato destro dello schieramento politico era occupato da un partito la cui classe dirigente non si sentiva (e non era) di destra né conservatrice, e quello sinistro da un partito che si dichiarava comunista, che manteneva dei legami se non altro sentimentali con le dittature orientali e che tuttavia governava con una prassi schiettamente riformista, e perfino socialdemocratica, nei territori dove gli era permesso di governare. Di alternanza al Governo del Paese non se ne parlava, perchè le condizioni interne e soprattutto quelle internazionali non lo permettevano: si trattava di un meccanismo consolidato, ed il cadavere di Aldo Moro, come qualche anno prima le bombe da piazza Fontana in poi, servivano da monito agli sconsiderati che volessero metterlo in discussione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il venir meno di quei vincoli interni, se restituiva all' Italia una sua parziale autonomia sui propri destini politici, nello stesso tempo coglieva impreparati molti, compresi coloro che più di ogni altro avrebbero dovuto esserne i più rapidi a coglierne i frutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo vale in particolare per quell'area culturale e politica interna al mondo cattolico dai confini spesso incerti e che si è variamente definita nel corso degli anni (“conciliare”, “montiniana”...) e che generalmente viene ad inserirsi nel filone che si conviene di chiamare del “cattolicesimo democratico”, spesso coniugato con quello non interamente coincidente del “cattolicesimo sociale” (poiché vi furono molte figure di credenti che avevano una sincera attenzione per la dinamica sociale ma erano anche schiettamente reazionarie in politica e premoderne in cultura). Un filone che risale addirittura alla Rivoluzione francese, e a quegli spericolati sacerdoti e laici che pensavano possibile, fra ghigliottine e fulmini pontifici, che fosse possibile essere per l'appunto insieme cattolici e democratici, che continua in modo discontinuo fra l'aspirazione all' unità nazionale e alla conciliazione fra la Chiesa e lo Stato degli “usurpatori” sabaudi, ed insieme alla denuncia sociale delle disparità di classe attraverso la pratica sociale del mutuo soccorso e della cooperazione rurale che apre alla strada alla prima codificazione della Dottrina sociale della Chiesa da parte di Leone XIII per poi essere sistematizzata in una forma di pensiero organico da Sturzo, applicata concretamente da De Gasperi dopo la bufera fascista, reinventata da Dossetti e Lazzati che la intrecciano con il percorso della riforma ecclesiale che si concretizza nel Concilio Vaticano II, e che dà il tono alle grandi stagioni del riformismo possibile nelle condizioni date dalla Prima Repubblica. Un pensiero politico che si definisce in primo luogo attraverso la categoria del limite come interno alla visione della politica stessa. L'accettazione della convinzione che la politica non produce salvezza. Che principi e valori la animano sul territorio, e nelle coscienze di quelli che un tempo si chiamavano “militanti”, ma che principi e valori – tutti- non possono essere direttamente versati nelle decisioni della politica e neppure nella legislazione di un Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, una cultura politica di questo tipo avrebbe ben potuto candidarsi ad un ruolo guida nel passaggio di fase che di fatto segnava il definitivo venir meno delle culture legate agli assoluti per il ritorno ad una politica “mite” e “temperata”, secondo le indicazioni sturziane. E invece no, anzi in qualche modo quella cultura andò in crisi forse per il suo eccesso di intrinsecità con le forme politiche del primo cinquantennio repubblicano: accadde così che quanti, pur rimanendo in quello spazio culturale, si erano assai spinti a sinistra in politica, furono fra i più reticenti a seguire Occhetto nella chiusura dell'esperienza politica del PCI, pur avendo davanti a sé la prova provata del concreto fallimento di tutte le esperienze politiche del socialismo reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quelli, ed erano la maggioranza, che ancora erano più o meno direttamente legati all'esperienza democristiana vi fu invece una forte difficoltà ad accedere all'idea del passaggio da una democrazia consociativa e proporzionalistica ad una di tipo maggioritario e bipolare, forse nel timore che tale passaggio avrebbe in qualche modo costretto la DC a precisare il proprio ruolo rispetto ad uno dei due poli del nuovo assetto politico, riducendo lo spazio di manovra di una cultura politica che era sempre stata minoritaria ma capace di condizionare in momenti significativi la storia del Paese, almeno dalla fase degasperiana fino alla fine della Segreteria De Mita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio tale incertezza nell'affrontare una nuova fase, unitamente al vero e proprio killeraggio svoltosi contro il cattolicesimo democratico da parte di settori ecclesiali intenti ad affermare un nuovo modello di rapporto fra fede, cultura e politica, ha condotto gli epigoni di quella grande stagione all'attuale situazione di dispersione e di disincanto che, se non ha azzerato le capacità di ricerca e di riflessione dei  loro migliori esponenti (pur penalizzati dalla scomparsa in rapida successione di personalità del calibro di Scoppola, Alberigo, Ardigò, Giuntella, Elia ...), li ha certo esposti in modo progressivo a due rischi che possono essere letali non solo per una corrente ma  per l'intera comunità ecclesiale e civile italiana che verrebbe depauperata di una delle sue componenti fondamentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo rischio è quello che potremmo chiamare della mancanza del popolo. La forza tradizionale del cattolicesimo democratico, nella sua versione intellettuale e politica, stava nel fatto di essere interno (anzi per certi versi di avere la leadership) di una realtà popolare diffusa, assumendone le problematiche e cercando di interpretarle in modo originale e creativo. La secolarizzazione, l'emergere di nuove ed aggressive forme di integrismo militante, la pervasiva forza insieme burocratica e  politica del “progetto culturale” ruiniano, e peraltro anche una certa tendenza pur involontaria all'elitismo intellettuale hanno progressivamente estraniato l'establishment del cattolicesimo democratico da questa dimensione popolare, riducendone spesso le linee di ricerca culturale, pur pregevoli (fra le quali spicca in particolare, fra gli ultimi prodotti, il Progetto Camaldoli curato del Movimento ecclesiale di impegno culturale, i laureati cattolici) a monologhi nel vuoto. E' del tutto evidente che ogni proposta di tipo riformatore, se viene concepita in assenza del soggetto collettivo che dovrebbe farsene portatore, risulta in ultima analisi priva di fondamento, astratta, limitata alla radice dalla sua incapacità di interagire con la realtà concreta delle persone, le quali sono soprattutto alla ricerca di risposte ai loro problemi che, senza mettere fra parentesi la complessità come fanno i demagoghi e gli integristi di ogni tipo, possano però essere spendibili nel terreno della dinamica politica e sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo primo rischio è connesso il secondo, che è più intrinseco alla radice ecclesiale del cattolicesimo democratico. E' fuor di dubbio che la cultura cattolico democratica sia stata quella che più direttamente ha contribuito a preparare, seguire e curare l'applicazione del Vaticano II nel nostro Paese. La stessa figura di Dossetti, ad un tempo padre costituente della nostra Repubblica e perito conciliare di punta accanto al cardinale Lercaro, sta a significare una linea comune fra riforma politico-sociale e riforma ecclesiale che peraltro è stata comune a tutti i grandi spiriti che, con alterne vicende, hanno in qualche modo aperto la strada  alla riforma ecclesiale del XX secolo, come testimoniato da un recente volume edito da Qiqajon, la casa editrice del monastero di Bose, che raccoglie i testi più significativi di “precursori” quali Murri e Mazzolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'opacizzarsi progressivo di quella stagione di grandi speranze, l'evidente propensione dell'establishment ecclesiastico per i nuovi movimenti “carismatici” privi di agganci diretti con la stagione conciliare o magari anche in velata polemica con essa, se non altro per esigenze di visibilità e potere, la concezione dell' “ermeneutica della riforma” del Concilio nel senso spesso corrente della parola “riforma”, ossia come arretramento e non come spinta propulsiva, hanno messo in crisi questa impostazione, rendendo incerto anche il cammino della realtà associative tradizionali, e impedendo l'emergere di un' opinione pubblica e di un vero protagonismo laicale all'interno di una comunità ecclesiale oscillante fra indifferenza e conformismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cattolicesimo democratico, che ha un'autentica vocazione riformista e quindi aliena da gesti di rottura tanto clamorosi quanto inutili (che ne è stato, in definitiva, del dissenso ecclesiale degli anni Sessanta e Settanta  in termini di fecondità di proposta di fede e di vita all'interno della comunità ecclesiale ?) si trova quindi, e lo ha dimostrato la vicenda dell “Appello” stilato da Alberigo ed altri contro le pressioni della CEI  sui politici credenti nel febbraio 2007, su di un crinale molto difficile, stretto fra la compressione degli spazi di autonomia del laicato e la difficoltà a dar ragione di una tradizione culturale fortemente connotata in uno scenario culturale ed antropologico fortemente mutato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta il fatto che solo dalla capacità di custodire e far fruttare il seme di questo filone culturale, che per originalità e capacità creativa è stato probabilmente il miglior prodotto della Chiesa italiana nel XX secolo, sarà possibile ipotizzare la ripresa di un cammino della presenza dei credenti nella società italiana che non si perda nella impossibile nostalgia di un passato glorioso (per quanto abbastanza idealizzato) ma che possa dare nuovamente un contributo originale alla crescita complessiva di una società sempre più ripiegata su se stessa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-7949864776121839569?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/7949864776121839569/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=7949864776121839569' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7949864776121839569'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7949864776121839569'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/11/il-dilemma-del-cattolicesimo.html' title='Il dilemma del cattolicesimo democratico'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-4990308742853286523</id><published>2009-10-01T16:34:00.003+02:00</published><updated>2009-10-01T16:40:23.541+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barack Obama'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='welfare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='america'/><title type='text'>La dottrina Obama</title><content type='html'>La novità dell'arrivo di Barack Obama alla guida degli Stati Uniti, al di là della di per sé sconvolgente novità indotta dalla , per così dire, discontinuità razziale, si misura come è ovvio non solo nell'ammirazione della retorica del nuovo Presidente, che peraltro è stato uno degli elementi cardine della sua vittoria insieme alla somma dei fallimenti repubblicani in politica interna ed estera e alla inaudita gravità della crisi economica, ma sulla sua capacità di agire sulle questioni emergenti nell'agenda interna ed internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel primo caso il Presidente si ritrova impegnato in un duro braccio di ferro che già vide coinvolto Bill Clinton (e signora) sulla questione dell'obbligatorietà dell'assicurazione medica universale. Per quanto possa sembrare strano, il principio dell'universalità della copertura dei servizi medici di base per tutti i cittadini, che in Europa è pacifico ed assodato, negli USA  può suonare ostico ad orecchie abituate alla diffidenza nei confronti dello Stato, rendendo così comprensibile l'altrimenti incongrua accusa di “socialismo” che gli avversari della riforma lanciano contro Obama. Naturalmente le ragioni sono ben altre, ed hanno soprattutto a che fare con i vasti interessi delle assicurazioni private che si troverebbero messe all'angolo in un mercato di cui sin qui sono state padrone assolute,  ben sostenute dalle loro lobby congressuali riccamente foraggiate e anche dai cascami di un certo fondamentalismo religioso (ahimè, anche di matrice cattolica) che addirittura sospetta la riforma di voler generalizzare la pratica dell'aborto ed anche quella dell'eutanasia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma un banco di prova altrettanto difficile per Obama è quello internazionale, dove egli eredita la parte forse più disastrosa degli anni di Bush jr, la dottrina malefica del diritto/dovere degli USA di farsi agenti universali della lotta contro il Male rivestita di panni teologici ed ideologici laddove si tratta semplicemente della battaglia disperata per mantenere sotto controllo occidentale, e statunitense in particolare, le principali fonti di approvvigionamento energetico, il petrolio in primis (e non è un caso che a sostenere questa tesi fosse un Presidente discendente da una dinastia di petrolieri e circondato da altri esponenti della lobby dell'oro nero).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo recente discorso alle Nazioni Unite Obama ha incominciato a demolire quietamente questa baracca di imposture a copertura di pesanti interessi materiali ricordando che, se gli Stati Uniti sono giustamente ben determinati a difendere l'integrità del loro territorio e dei loro cittadini, nello stesso tempo non desiderano in alcun modo interferire nelle vicende altrui, né (e questo  è un passaggio cruciale) procedere all'esportazione forzosa della democrazia – beninteso il modello occidentale di democrazia- in altri Paesi contro la volontà di coloro che vi abitano. Nello stesso tempo, quasi a marcare meglio le distanze, in altre dichiarazioni ed interviste il Presidente ha messo in chiaro che gli USA non rimarranno in Afghanistan a tempo indeterminato, e che la strategia d'uscita dovrà essere concordata con tutte le parti interessate, comprese le frazioni più ragionevoli del deposto regime talebano; a tale proposito - come a dire: “a buon intenditor...” -  Obama ha anche rilevato che i pesanti brogli e le irregolarità che hanno contrassegnato le elezioni presidenziali afghane non sono passati inosservati a Washington e che ciò inevitabilmente indebolisce la posizione di Hamid Karzai, il quale per conseguenza non potrà più pensare di governare il Paese unicamente con l'appoggio del suo famelico clan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altrettanto importante è l'asserzione di Obama per cui nuovi insediamenti di colonie ebraiche in territorio palestinese, sotto la protezione del governo di Israele, non saranno più tollerate: per la prima volta, dopo anni di supina acquiescenza a quella “lobby israeliana” così ben analizzata da John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt in un libro che ha prodotto feroci discussioni negli USA e quasi nessun eco in Italia, un politico statunitense di vaglia – il Presidente in carica, nientemeno !- ha affermato la volontà di affrancarsi da quello che non era nemmeno più uno stretto legame di alleanza e di amicizia, ma una sorta di contratto capestro con cui il Governo statunitense si impegnava ad avallare ogni atto di quello israeliano, compresi i più brutali e dissennati come la guerra libanese del 2006 e l'invasione di Gaza del dicembre/gennaio scorsi. Un contratto da cui gli USA non ricavavano nulla,  in termini politici, salvo un crescente odio e disprezzo da parte delle masse arabe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso si spiega anche l'atteggiamento nei confronti del Governo iraniano -promosso involontariamente da Bush al rango di potenza locale di primo piano con la liquidazione del regime di Saddam Hussein- che alla ferma ammonizione a non portare a termine il programma di costruzione della bomba atomica unisce la volontà di riallacciare i rapporti ormai interrotti da circa trent'anni e la disponibilità a coinvolgere la Repubblica islamica nei processi di pacificazione dell'Iraq e dell'Afghanistan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello di Obama non è un idealismo disarmato ed ingenuo: al contrario è la realistica percezione del fatto che il mondo può essere governato solo con uno sforzo comune e policentrico di tutti i soggetti interessati, cadute le grandi divisioni ideologiche, a cercare la strada migliore per combattere le grandi battaglie del disarmo , della lotta alla fame nel mondo e alle pandemie. Ma un simile progetto per riuscire ha bisogno di una sponda in tutte queste potenze locali, ed in particolare in Europa, il gigante economico che è rimasto un nano in politica. Forse sarebbe il momento di crearla questa sponda, e questo dovrebbe essere l'impegno dei democratici e dei progressisti europei.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-4990308742853286523?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/4990308742853286523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=4990308742853286523' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/4990308742853286523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/4990308742853286523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/10/la-dottrina-obama.html' title='La dottrina Obama'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-4111067305603228562</id><published>2009-09-02T17:26:00.001+02:00</published><updated>2009-09-02T17:30:03.123+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ted Kennedy'/><title type='text'>Teddy &amp; his brothers</title><content type='html'>Logicamente parlando, la fascinazione che il clan dei Kennedy ha esercitato su gran parte dell’opinione pubblica statunitense ed occidentale, in particolare nell’area progressista e democratica, appare a prima vista poco comprensibile. Una famiglia di ricchi, con una ricchezza originata da un discutibile pater familias (lo diceva già il vecchio Presidente Truman: “il problema con i Kennedy non è il Papa, ma il papà”) con metodi ancor più discutibili, la tendenza sistematica a violare le regole o a reinventarsele a proprio uso e consumo, la disinvoltura nell’approccio alla politica, la pretesa di giocare sempre e comunque per vincere mettendo il risultato al di sopra di ogni altra cosa, etica compresa…Si aggiunga anche una certa mancanza di linearità nelle idee politiche di fondo, se si considerano le simpatie filofasciste del vecchio patriarca Joseph, ambasciatore a Londra da dove fu richiamato a seguito delle energiche proteste di Churchill con Roosevelt, che si rispecchiavano nei primi articoli di analisi politica del giovane John, o la partecipazione di Bob alle paranoiche inchieste sulle “attività antiamericane” condotte da Joe Mc Carthy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Ted Kennedy, scomparso pochi giorni fa, queste caratteristiche erano ancora più evidenti, non solo per la propensione alla bottiglia e alle avventure femminili, ma anche per l’imperdonabile vicenda di Chappaquiddick, con la segretaria lasciata ad annegare dopo una notte ad alta gradazione alcolica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso tempo, forse a partire dalla campagna presidenziale di JFK nel 1960, si ebbe la percezione che proprio un clan così improbabile potesse diventare la speranza di milioni di persone nelle élite come nel popolo, e ben oltre i confini degli USA. Probabilmente la campagna elettorale di John Kennedy – che non si concluse con una vittoria netta ma in un serrato testa a testa con lo sfidante repubblicano, il Vicepresidente uscente Richard Nixon- fu la prima campagna multimediatica dei tempi moderni, giocata sulla capacità comunicativa di un candidato che non perdeva tempo a confutare le idee degli avversari, ma affermava le proprie affidandosi al contatto diretto con i cittadini oltre il chiacchiericcio della politica politicante. A ciò si aggiunga il vento di novità e di freschezza che veniva dalla scelta di un uomo giovane, con un rispettabile curriculum culturale e bellico ( i Kennedy avevano del resto pagato un tributo di sangue alla Seconda guerra mondiale con la morte del fratello maggiore Joseph jr, ufficiale dell'Aeronautica), con una carica idealistica non simulata, o perlomeno non del tutto, e con in più la capacità di impattare le grandi attese del mondo e dell'America, come la questione razziale o la volontà di chiudere la fase più aspra della guerra fredda. E poi, la sfida ulteriore di dimostrare che anche un cattolico poteva onorevolmente servire come Presidente degli Stati Uniti. Volendo considerare la questione dal punto di vista generazionale (nel 1960 avevo ventuno anni) per noi giovani cattolici democratici di quel tempo in Italia la scelta di Kennedy era in qualche modo complementare alla tanto attesa svolta del centrosinistra con cui, pensavamo, saremmo stati capaci di cambiare il nostro Paese facendo valere fino in fondo la capacità riformista del pensiero sociale cristiano, mentre Papa Giovanni, un vegliardo che ci pareva così giovane, preparava un Concilio di cui presentivamo la carica dirompente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'assassinio di JFK a Dallas nel novembre 1963 fu vissuto come un dramma planetario, ma per certi versi lo fu assai più cinque anni dopo quello di Bobby, il “Presidente non eletto”, che  arrivava nel bel mezzo di un anno che aveva segnato l'umanità, con la sollevazione generalizzata degli studenti universitari, avanguardia del mondo giovanile, con l'aggravarsi della crisi vietnamita che Bob Kennedy voleva puramente e semplicemente chiudere oltre le contorsioni di Johnson e la retorica nazionalista dell'eterno Nixon, con la Primavera di Praga che annunciava la possibile evoluzione del monolite comunista, e con il terribile choc dell'assassinio di Martin Luther King, che per giorni e giorni fece bruciare i quartieri neri delle grandi città degli stati Uniti. Per molti dei nostri amici l'uccisione di Bobby, che Emilio Estevez ha così bene rappresentato nel suo omonimo film di alcuni anni fa come una tragedia corale, fu la prova provata dell'impossibilità di rigenerare il sistema, del venir meno di ogni ipotesi riformista nel momento in cui gli occulti signori del capitale e della guerra stroncavano la vita e le speranze di chi voleva un mondo migliore, e per conseguenza di passare allo scontro frontale con i poteri costituiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu allora che il manto regale del grande clan passò sulle spalle di Ted, spalle che parevano inadeguate a portare quel peso: del resto, le due candidature che egli portò alla nomination democratica nel 1976 e nel 1980, ambedue le volte venendo sconfitto da Jimmy Carter, parvero poco credibili e quasi compiute come un atto dovuto alla tradizione di famiglia, mentre si moltiplicavano gli scandali e le tragedie che da sempre avevano afflitto quel grande clan che non faceva che allargarsi grazie alla prolificità sua, dei fratelli e delle sorelle. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tuttavia, già negli ultimi anni della sua vita, si potè constatare che nella sua lunga attività parlamentare di senatore del Massachussets, che aveva ereditato nel 1962 dal fratello Presidente, Ted Kennedy era stato forse uno dei più abili e rispettati legislatori di quello straordinario e longevo sinedrio che deriva la sua forza dalle attribuzioni conferitegli dalla Costituzione, che ne  fanno la necessaria controparte del potere presidenziale, e anche dal fatto che il mandato dei suoi componenti dura sei anni a differenza dei due della Camera dei Rappresentanti (ed infatti i deputati, a differenza dei senatori, sono perennemente in campagna elettorale). La ricetta di Ted era semplice: idee semplici e radicate in una solida tradizione progressista e grande capacità di mediazione che lo misero in relazione anche con figure di spicco della destra come Reagan, Mc Cain o Hatch (non a caso esponenti di un repubblicanesimo tradizionale messo da parte dalla coorte di fanatici religiosi e di dogmatici intellettuali di cui si circondava George W. Bush). In questo senso, egli seppe mettersi giorno per giorno al pezzo nella complessità di un sistema politico unico al mondo per far progredire pezzo per pezzo quei progetti politici che gli stavano a cuore, in particolare sulle politiche sociali, senza mai dimenticare le questioni di politica estera (ed egli fu uno dei pochi dirigenti democratici a non deflettere mai nell'opposizione alla follia della guerra in Iraq). Per certi versi si può dire che ciò che nei suoi fratelli era stato semplicemente accennato, e poi trasfigurato nell'alone di gloria di una morte eroica, in Ted era diventata la prosa quotidiana di una politica che non si nutre di grandi gesti ma della capacità di “stare al pezzo”, di seguire con attenzione l'evolversi delle idee e dei progetti, di curare ogni giorno il possibile per approdare all'impossibile, di puntare al bene per poter ottenere il meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma neanche a Ted è mancato il suo gesto epico, quello dello scorso anno alla convention democratica quando , ormai malato e contro il parere dei medici che temevano il peggio, egli volle assolutamente tenere il suo decisivo discorso di sostegno alla candidatura di Barack Obama. Ecco, per certi versi l'elezione del Presidente dalla pelle scura ( e affiancato, per buona misura, dal primo Vicepresidente cattolico della storia americana) è stata insieme il capolavoro ed il coronamento della vita di Ted Kennedy, il realizzarsi di tante speranze improbabili, a cui tuttavia egli non dava un valore meramente simbolico, ma la associava alla grande aspirazione di una sistema sanitario universalistico per tutti i cittadini di una Nazione grande ma spesso matrigna per i suoi figli. Anche per questo il vecchio leone si è battuto fino all'ultimo, al punto da chiedere di venire sostituito nella carica prima della morte in modo che al progetto presidenziale non mancasse un voto forse decisivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' possibile che ad un certo punto si scopra che il migliore dei Kennedy, quello che in definitiva fece di più per affermare i sogni e le aspirazioni di una dinastia, sia stato in ultima analisi il più improbabile di tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-4111067305603228562?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/4111067305603228562/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=4111067305603228562' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/4111067305603228562'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/4111067305603228562'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/09/teddy-his-brothers.html' title='Teddy &amp; his brothers'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-6483805843481460416</id><published>2009-08-03T13:59:00.002+02:00</published><updated>2009-08-03T14:02:22.246+02:00</updated><title type='text'>La carità nella verità</title><content type='html'>Sul particolare statuto della dottrina sociale della Chiesa (DSC) rifletté a lungo, nei suoi ultimi anni di vita, il compianto amico Edoardo Benvenuto, forse il maggiore teologo laico che la Chiesa italiana abbia avuto nel XX secolo, in termini che non sempre piacquero all'ufficialità ecclesiastica. In particolare egli era convinto che la DSC fosse stata di fatto superata e seppellita dalla nuova impostazione pastorale voluta dal Concilio Vaticano II, e che in qualche modo a sancire tale sepoltura fosse intervenuto direttamente Paolo VI con il famoso documento Octogesima adveniens (1971) nel quale di fatto si stabiliva l'inesistenza di una “ricetta “ politica generale della Chiesa in ambito socio – politico. La successiva ripresa dello stesso concetto di DSC operato da Giovanni Paolo II nella sua famosa allocuzione alla II Conferenza generale della Chiesa latinoamericana a Puebla (1979) veniva interpretata da Benvenuto come un tentativo di esorcizzare il timore dei possibili inquinamenti marxisti nella Teologia della liberazione, e questo approccio difensivo emergeva secondo lui nei testi successivi almeno fino al 1989. La fine dello storico avversario imponeva un ripensamento che del resto lo stesso Papa polacco aveva abbozzato ricollocando la DSC nell'ambito della teologia morale, quindi sottraendola ad ogni tentazione di applicazione (ed appropriazione ....) politica immediata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo nuovo status, che sarebbe stato in qualche misura cristallizzato dal Compendio della DSC pubblicato nel 2004, viene in qualche misura confermato dalla nuova enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate,  che trae spunto, a due anni di distanza, dal quarantesimo anniversario dell' enciclica Populorum progressio di Paolo VI , primo documento magisteriale del post-Concilio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potremmo dire che la DSC si è sempre sviluppata a seconda dello sviluppo della vicenda dell'uomo contemporaneo in rapporto all'evoluzione del suo agire nell'economia e nella politica, sottolineando i grandi passaggi della storia umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui, coerentemente, il richiamo di Benedetto XVI a due capisaldi del pensiero di Paolo VI che rimangono intatti ad oltre quarant'anni di distanza: il primo è che “tutta la Chiesa in tutto il suo essere e il suo agire, quando annunzia, celebra e opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell'uomo”, mentre il secondo è che “l'autentico sviluppo dell'uomo riguarda unitariamente la totalità della persona nella sua dimensione” (CV 11). Non è possibile, quindi, circoscrivere la verità della persona umana, per sua natura complessa, in un solo ambito, e la Chiesa non è né può essere indifferente rispetto allo sviluppo autentico della persona umana poiché essa è la via maestra attraverso cui passa l'annuncio evangelico. Da qui deriva anche la specifica attenzione che il Papa dedica alla tematica del bene comune, inteso come “ il bene di quel 'noi-tutti', formato da individui,famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale. Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità” (7).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta fissate queste coordinate generali, che peraltro trovano la loro radice nella Tradizione ecclesiale e più nello specifico dall'insegnamento del Concilio Vaticano II, a cui la  Populorum progressio francamente si ispirava e che costituisce un punto di riferimento ineludibile anche per l'Enciclica attuale, è possibile comprendere il senso complessivo del testo di Benedetto XVI, che peraltro si inscrive nella dinamica generale del pensiero dell'attuale Pontefice, dal rapporto necessario ed inscindibile fra ragione e fede all'altrettanto inscindibile legame di carità e verità, per non correre il rischio di scambiare il cristianesimo “per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali” (4). Nello stesso tempo, e contrariamente a quanto taluni pensavano, l' Enciclica parla di “carità nella verità” e non di “verità nella carità”: in questo modo -non è un gioco di parole- l'accento cade sulla dinamica caritativa, che è propria di ogni uomo, che deve, sì, tendere alla verità ultima di Dio in Cristo, ma che rappresenta comunque una dimensione umana preesistente alla stessa verità di fede (è in fondo il senso ultimo della parabola del buon Samaritano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta qui di voler ricostruire la complessa architettura dell'Enciclica, la quale peraltro si sofferma con puntualità ed insieme con discrezione (nel senso di lasciare le risposte concrete all'impegno dei laici operanti nel sociale e nel politico) sulle grandi questioni del nostro tempo, ma possiamo soffermarci su alcuni aspetti particolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo lo troviamo all'inizio, laddove il Papa ricorda che la carità deve realizzarsi nella giustizia: ovvero, la carità eccede la giustizia, ma nello stesso tempo la presuppone, perchè se essa costituisce, come diceva Paolo VI, la “misura minima” della carità è altrettanto vero che non si può donare alcunchè agli altri se prima non gli si è dato quello che è loro secondo giustizia : sono evidenti le implicazioni di questa affermazione sotto il profilo sociale, dove spesso, da parte dei credenti, si è corso il rischio di scambiare il riconoscimento dei diritti specifici dei cittadini e dei lavoratori con una concessione di ordine caritativo, che dipende dalla buona o cattiva volontà altrui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo elemento sta nel rapporto fra fede e ragione, che come abbiamo visto è un elemento centrale  della riflessione di Benedetto XVI, e che tuttavia nel corso di questi anni era sembrato generalmente centrato sulla tematica della purificazione della ragione da parte della fede. Nell'Enciclica invece si evidenzia che “ la religione ha sempre bisogno di essere purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano”, ed aggiunge che “la rottura di questo dialogo comporta un costo molto gravoso per lo sviluppo dell'umanità”(56), finendo inevitabilmente nelle secche del laicismo o del fondamentalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo elemento è nel riconoscimento del valore specifico dell'economia di mercato, a cui però si affianca la necessità che tale economia sia sempre ricondotta alla sua finalità specifica, che è quella del bene comune. Di fatto, pur non giudicando la globalizzazione come elemento di per sé negativo o positivo, Benedetto XVI constata come il predominio della finanza sull' economia, e prima ancora più in generale della tecnica sulla cultura, abbia come effetto quello di perdere di vista l'umanità del gesto economico, di fatto subordinando alle esigenze della massimizzazione del profitto quelle della persona intesa nel suo complesso. Ma, ricorda realisticamente il Papa, i costi umani sono anche costi economici, ed un'economia che si basa sulla disoccupazione di massa, sull'impoverimento diffuso, sul disprezzo dei diritti dei lavoratori e dei cittadini non va troppo lontano. Con altrettanto realismo l'antico professore tedesco ricorda che la divisione in due tempi fra produzione e redistribuzione della ricchezza non regge più, e che quindi ogni parte del processo economico va condotta in base al principio della giustizia distributiva, in tal senso rivalutando il ruolo specifico dello Stato e dei pubblici poteri e subordinando la logica contrattuale propria dell'economia di mercato all'esigenza di “leggi giuste e forme di redistribuzione guidate dalla politica” (37), tornando alla tripartizione degli attori economici e sociali suggerita da Giovanni Paolo II nella Centesimus annus: lo Stato, il mercato e la società civile (38).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui, ed è il quarto elemento, la nuova funzione di taluni soggetti tradizionali della scena sociale, come i sindacati dei lavoratori, ai quali spetta non solo l'ovvia rivendicazione di un lavoro “decente” a fronte di quella vergogna globale che sono la povertà e la disoccupazione di massa, ma anche il “farsi carico dei nuovi problemi delle nostre società” come “ quell'insieme di questioni che gli studiosi di scienze sociali identificano nel conflitto fra persona – lavoratrice e persona- consumatrice”, e più in generale invitandoli a farsi carico anche delle violazioni dei diritti dei lavoratori nei Paesi in via di sviluppo (64).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tematica a parte è quella della riforma dell'ONU, che il Papa considera come qualcosa che deve andare di pari passo alla riforma dell'architettura economica e finanziari internazionale, richiedendo di dare “reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni”, facendo evolvere l'attuale struttura delle Nazioni Unite, secondo l'auspicio di Papa Giovanni – qui strategicamente ricordato con una citazione specifica dalla Pacem in terris- verso una vera e propria Autorità politica mondiale, finalizzata al governo dell'economia mondiale, al risanamento delle economie in crisi, alla realizzazione del disarmo integrale, alla salvaguardia dell'ambiente, alla regolamentazione dei flussi migratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può dire che, nella sua specifica ottica, Benedetto XVI abbia voluto disegnare un progetto generale cui non solo i credenti potranno attingere nel corso degli anni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-6483805843481460416?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/6483805843481460416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=6483805843481460416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6483805843481460416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6483805843481460416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/08/la-carita-nella-verita.html' title='La carità nella verità'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-8265660215492309946</id><published>2009-07-08T10:22:00.002+02:00</published><updated>2009-07-08T10:26:23.295+02:00</updated><title type='text'>A proposito di sicurezza</title><content type='html'>Negli stessi giorni in cui il Parlamento approvava in via definitiva un cosiddetto “pacchetto sicurezza” largamente inapplicabile e probabilmente incostituzionale, veniva riportata con poche note di cronaca la notizia dell'arresto del Direttore reggente le sedi dell' Ispettorato del Lavoro di Mantova e Piacenza, accusato dagli inquirenti (con tanto di intercettazioni ambientali e registrazioni, strumenti d'indagine evidentemente non inutili) di avere accettato somme di denaro da industriali locali contro la promessa di rendere loro noto in anticipo quando l'Ispettorato da lui diretto avrebbe visitato le loro aziende, con evidente pregiudizio di quel fattore sorpresa su cui si basano tali ispezioni per essere credibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo in un Paese, il nostro, in cui nel primo quadrimestre dell'anno corrente sono morte sul lavoro 162 persone, contro le 177 dello stesso periodo dello scorso anno: dei morti 2009,  50 erano impiegati nel settore edilizio, 38 nell'agricoltura, 23 nell'industria e 13 nell'autotrasporto, il resto in  vari altri settori. Perchè l'elenco non sembri asettico, occorre dire che dietro quei numeri ci sono delle persone, e che molte di esse erano spesso l'unico sostentamento della loro famiglia, e che le condizioni in cui lavoravano erano spesso inaccettabili. Da rilevare altresì come il triste primato dei morti (ma anche dei feriti, spesso gravi e resi disabili al lavoro dagli incidenti subiti) spetti a due settori come quelli dell'edilizia e dell'agricoltura in cui la presenza del sindacato è pressochè rarefatta, a differenza dell'industria, ed in cui vi è un alto tasso di irregolarità se non di inesistenza dei contratti, e delle correlate norme di sicurezza, dovute anche al largo utilizzo di manodopera straniera, spesso clandestina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da notare che, mentre questa vera e propria strage silenziosa va quotidianamente in atto, il Governo sta cercando in ogni modo di correggere il testo del decreto legislativo 81/08, uno degli ultimi atti del Governo Prodi, con cui si ponevano vincoli severi per la sicurezza sul luogo di lavoro. Il 26 giugno scorso, infatti, Camera e Senato hanno votato i rispettivi pareri, con la maggioranza che ha dato un sostanziale via libera alle proposte governative, le quali peraltro sono state nemmeno tanto velatamente sollecitate dalla Confindustria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' difficile fare un discorso a chi pensa che il tema della sicurezza sul lavoro sia questione secondaria, ovvero che la prevenzione rientri fra quei “lacci e lacciuoli” di cui ci si vorrebbe liberare in vista delle magnifiche sorti e progressive di un Paese in cui la crisi, come ci ripete continuamente il nostro Premier, se pure c'è stata ora è abbondantemente passata. Nello stesso tempo, non si può non rilevare come non solo episodi di malaffare simili a quello citato in apertura, ma anche una politica di sistematico disinvestimento dalle questioni della sicurezza e , latamente, dei diritti del lavoratore sul posto di lavoro, abbia contribuito a rendere largamente insufficiente l'attività degli Ispettorati del lavoro sul territorio nazionale, ad onta dell'alta professionalità e del senso del dovere della più parte dei funzionari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia una questione rimane aperta, ed è tutta nel campo del PD, molti dei cui dirigenti sembrano in effetti soffrire di un qualche complesso di inferiorità rispetto alla destra sulla questione della sicurezza. Ora, la sicurezza è solo e tutta nelle questioni di ordine pubblico? Ovvero non esiste anche un'altra sicurezza, correlata all'integrità della persona, alla sicurezza del e sul  posto di lavoro, ai diritti conquistati dai lavoratori con tanti sacrifici? Davvero non c'è più spazio in politica per queste questioni? E nel congresso del PD non ci sarà spazio, magari un ritaglio di tempo, per discuterne?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-8265660215492309946?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/8265660215492309946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=8265660215492309946' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8265660215492309946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/8265660215492309946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/07/proposito-di-sicurezza.html' title='A proposito di sicurezza'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-7234291098033885105</id><published>2009-06-02T12:39:00.000+02:00</published><updated>2009-06-02T12:40:34.613+02:00</updated><title type='text'>Il disarmo morale</title><content type='html'>Non metterebbe veramente conto di doversi occupare di una spiacevole storia di ragazzine sprovvedute, di genitori troppo ambiziosi e soprattutto di ricchi e potenti signori incontinenti se, per l'appunto, solo di questo si trattasse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vicenda del genere meriterebbe di rimanere confinata nella dimensione privata o al massimo nella cronaca rosa se non finisse, da un lato, per investire pesantemente le responsabilità pubbliche di un ricco e potente signore e, dall'altro, se non mettesse in evidenza lo scadimento, starei per dire il disarmo della coscienza morale di questo Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla prima questione già molti si sono esercitati, e alla fine l'unica cosa da dire è quanto avesse ragione Montesquieu quando affermò che il potere assoluto corrompe assolutamente, nel senso che chi si sente padrone ad un tempo del potere politico, di quello mediatico e di quello economico, ed è sicuro di non avere rivali alla propria altezza e di poter programmare per se stesso un avvenire di indiscutibile grandezza, finisce anche per perdere quei pochi freni inibitori di cui era dotato, e ritiene di potersi permettere qualunque cosa, sicuro dell'impunità giudiziaria e dell'anestesia della coscienza civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è infatti la seconda questione quella che merita di essere approfondita, nel senso che comportamenti del genere sarebbero a dir poco impossibili in una società in cui la coscienza morale fosse più vigile. Qui occorre distinguere: quando si parla di moralità in questo Paese, e temo che per certi versi pesi a tale proposito un retaggio cattolico, si fa immediatamente riferimento alla sfera sessuale, ma è chiaro che la morale ha una dimensione più ampia. Inoltre, vi è una certa tendenza a confondere moralità e legalità, facendo un generale pasticcio in cui ciò che è reprensibile moralmente si confonde con ciò che lo è politicamente ed infine con quello che configura una fattispecie penale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul terzo aspetto, evidentemente, si deve esprimere chi ha la competenza - ed il dovere - di farlo, ma sui primi due il giudizio spetterebbe ad un'opinione pubblica informata, che a sua volta presupporrebbe una stampa libera. Diciamo che nel nostro Paese, e questo è già un segnale di degrado, un sistema informativo libero è una merce piuttosto rara, e questo mette un'opinione pubblica già di suo poco propensa all'attivazione etica ancora meno capace di formarsi un'opinione specifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In linea generale, però, credo non abbia torto Gabriele Romagnoli quando scrive (“Repubblica” del 30 maggio) che il punto non sono tanto i desideri senili di qualcuno, ma la tendenza delle famiglie, diciamo di certe famiglie, di rendersi immediatamente disponibili a tali desideri in nome della superiore ambizione del successo, della fama, di un posto in uno show tv o in Parlamento (tanto, a quel che sembra, è ormai la stessa cosa), barattando in nome di questo anche ciò che dovrebbe loro essere più caro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parla tanto, ed anche a sproposito, del ruolo della famiglia nel nostro Paese, di come essa sia la base della società e venga regolarmente dimenticata nella fase della programmazione ed allocazione delle risorse, ed è abbastanza vero. Ma non abbiamo ancora svolto una riflessione su come la famiglia sia anche, e molto spesso, il terminale della crisi etica del nostro Paese, di come spesso si trasformi in incubatrice di violenze, di indifferenza, di odi reciproci, ovvero come spesso sia un luogo chiuso in cui maturano le ambizioni più smodate, certamente indotte da un ambiente esterno insano da cui si ricevono stimoli negativi, ma anche frutto di quella elaborazione del proprio particulare, per usare la formula dell'egoismo atavico nobilitata dal Guicciardini, per cui qualunque metodo è buono per raggiungere il successo, ed il lavoro e lo studio diventano accessori secondari, per non dire di altre aspirazioni un po' più nobili che non siano l'autoaffermazione personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sostanza, spesso non ci sarebbero corruttori se non ci fossero persone già predisposte alla corruzione, così come non ci sarebbero tiranni se non ci fossero coloro che già sono disponibili alla servitù, come aveva capito bene l'imperatore Tiberio, che malediceva i senatori che lo osannavano in pubblico (pur odiandolo segretamente) come “homines ad servitutem parati”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche se un certo tipo di egemonia culturale ha potuto contribuire pesantemente a questa soluzione, le responsabilità dei singoli, come pure quelle di certune zelanti agenzie formative che non hanno fatto il loro dovere, non possono in alcun modo essere eluse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi, prima o poi, passerà: le anime morte disponibili al servaggio e alla prostituzione rimarranno ancora fra noi per molto tempo, in attesa di un nuovo padrone.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-7234291098033885105?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/7234291098033885105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=7234291098033885105' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7234291098033885105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7234291098033885105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/06/il-disarmo-morale.html' title='Il disarmo morale'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1094976612159428813</id><published>2009-05-07T19:30:00.000+02:00</published><updated>2009-05-07T19:32:56.160+02:00</updated><title type='text'>Uomini di fede</title><content type='html'>Il 16 maggio prossimo si terrà a Firenza una sorta di “convocazione” di cattolici italiani per riflettere sul tema “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”. Non è un incontro di dissenzienti come quelli che si verificavano a cavallo degli anni Sessanta e settanta , e che pure riflettevano un malessere oggettivo a cui, erroneamente, si volle dare una veste di ordine ideologico declinata in senso ecclesiale o politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, nella lettera aperta che invita all’incontro i firmatari, che vanno da Maria Cristina Bartolomei ad Alberto Melloni, da Giovanna Cella a Fulvio De Giorgi, dall’indomito novantenne Camillo De Piaz a don Giovanni Nicolini, apostolo dei disperati di Bologna, non bandiscono una qualche “contro – crociata”, e nemmeno intendono abbandonarsi ad uno sterile lamento nei confronti di una Gerarchia ecclesiastica sorda agli appelli della base.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più semplicemente queste persone, questi credenti, vogliono testimoniare un disagio, vogliono poterlo esprimere, come suol dirsi, filialmente, e vogliono evitare l’approfondirsi di quello che il compianto Pietro Prini chiamò lo “scisma sommerso” dei nostri tempi, ossia il distacco silenzioso di molte persone dall’ufficialità ecclesiastica, senza il bisogno di rumoroso apostasie ma, appunto, in silenzio magari senza nemmeno lasciare la pratica sacramentale, congedandosi nello stesso tempo da uno stile ecclesiale fatto di predominanza della preoccupazione della Chiesa per la propria autoconservazione e della predicazione di una morale non contestualizzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò sembra particolarmente importante nel giubileo della convocazione del Concilio da parte di Giovanni XXIII, con una straordinaria intuizione che, come dimostra in un suo recente saggio Melloni, fu un atto di innovazione voluto da un uomo ben fermo nella Tradizione con la T maiuscola, che è ben altra cosa dal miserabile reducismo di taluni professionisti del tradizionalismo a un tanto al chilo. E’ ben chiaro che queste riflessioni, come pure quelle che lo stesso Melloni, Giuseppe Ruggieri, Joseph Komonchak ed altri autori sviluppano in un recente volume intitolato non casualmente Chi ha paura del Vaticano II? con estremo rigore storico e teologico siano quasi indicibili in una realtà ecclesiale come l’attuale dove predominano i Socci, i Messori, i Fanzaga ed altri spacciatori di ciarpame devozionalistico e reazionario, alla fine perfettamente omologati alla deriva politica e consumistica dei nostri tempi che a questo tipo di religione delega una vaga funzione consolatoria, realizzando alla perfezione l’antica aspirazione di Charles Maurras per un cristianesimo come perfetto instrumentum regni, purchè ovviamente “depurato dal veleno del Magnificat”, quello per cui i potenti sono sbalzati dal trono ed i ricchi sono rimandati a mani vuote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma forse la riflessione andrebbe spinta più a fondo, e va alla radice del nostro stesso modo di pensarci come comunità ecclesiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potremmo ad esempio rifarci all'episodio riportato al capitolo 11, versetti 2-11 del Vangelo di Matteo, quando Giovanni il Battista, già imprigionato, manda alcuni suoi discepoli da Gesù per chiedergli se è lui l'Atteso, il Messia che riscatterà Israele, o se occorrerà attenderne un altro. Gesù risponde in forma indiretta, dicendo di riportare al Battista “ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi son purificati, i sordi odono, i morti risuscitano,ai poveri è annunciato il Vangelo”. E quindi, a confessare il Messia non è lui stesso , ma sono le opere messianiche che egli compie, come se in qualche modo l' ortoprassi precedesse e riempisse di significato l' ortodossia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ciò evidentemente vale per tutti coloro che oggi ed in ogni tempo si sono detti cristiani, che quelle opere sono chiamati a rinnovare conformando la loro vita a quella del loro Maestro (quante volte ripetiamo che al cristiano non è proposta una dottrina ma una vita concreta), così come Egli nella istituzione dell' Eucaristia “comandò di ripresentarne l'offerta”(Preghiera eucaristica V), nella liturgia come nella vita di ogni giorno. Quindi, il particolare significato oggi dello stare da credenti nella comunità degli uomini sta nell'inverare nella quotidianità  quella che Giuseppe Dossetti definiva come l’aspirazione ad essere “uomo eucaristico”, nel  senso di colui che “non incontra l'uomo dall'esterno ed in superficie, ma lo incontra nel suo 'sé' più intimo, più invisibile (...) creando e divulgando ovunque – nel senso di ogni società grande o piccola (...)- un'atmosfera di rispetto, di comprensione, di fiducia, di valorizzazione degli esclusi, di amore – oblativo indipendente da ogni condizione esterna mutevole”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo è un elemento che va oltre la misera cronaca di questi giorni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1094976612159428813?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1094976612159428813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1094976612159428813' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1094976612159428813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1094976612159428813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/05/uomini-di-fede.html' title='Uomini di fede'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-6776133780435235372</id><published>2009-04-02T15:20:00.000+02:00</published><updated>2009-04-02T15:24:39.715+02:00</updated><title type='text'>Il PD e le sue sfide</title><content type='html'>L’ elezione di Dario Franceschini alla segreteria del Partito Democratico (non come reggente, ma come Segretario a pieno titolo) era in qualche misura ovvia alla luce della situazione determinata dalle dimissioni di Veltroni e dall’incalzare degli avvenimenti politici, che in agenda prevedevano a brevissima scadenza ( all’inizio di giugno, ma quattro mesi in politica sono nulla ) le elezioni europee e un impegnativo turno di elezioni amministrative. In queste condizioni, la pur comprensibile richiesta di un percorso congressuale o di nuove primarie non teneva conto della tempistica, implicando un dilatarsi dei tempi che invece le scadenza fissate non consentivano. Senza contare che gli appuntamenti politici e legislativi, l’ urgenza di tener testa alla ormai dilagante tracotanza del Governo e dei suoi sodali richiedevano di necessità la presenza di una guida riconosciuta di quello che rimane il maggior partito di opposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le dimissioni di Veltroni hanno rappresentato lo scacco non di un progetto complessivo, quale è quello del Partito Democratico, che non è stato frutto di improvvisazione ma aveva alle sue spalle anni di gestazione fin dalla nascita dell’Ulivo nel 1995, ma sicuramente quello di una linea politica che lo storico Roberto Gualtieri, uno dei relatori insieme a Pietro Scoppola della assemblea che ad Orvieto, nel 2006, definì i contorni generali del PD, ha sintetizzato nella linea economica di un neoliberismo ormai tatticamente ripudiato anche dalle destre e di una volontà di eccessiva semplificazione del sistema politico con la rinuncia ad un articolato sistema di alleanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente è troppo presto per dire se il nuovo Segretario (che si è assunto il compito di portare il partito alla scadenza congressuale di ottobre ma, giustamente, ha rifiutato ogni ipotesi circa una sua possibile ricandidatura) sarà la persona adatta a dare la sveglia al partito, ad impedire un tracollo elettorale a giugno, a facilitare il ricambio della classe dirigente e un maggior radicamento sul territorio. E tuttavia, ciascuno di questi obiettivi è necessario ed in qualche misura vitale per la sopravvivenza del progetto del PD, specie nel momento in cui ci si accorge che Berlusconi, al di là dei limiti evidenti dell’azione di governo, è riuscito nel corso degli anni a solidificare intorno alla sua proposta politica un blocco sociale al momento maggioritario ed inscalfibile, sintetizzando, sia pure in modo rudimentale, una vera e propria cultura di destra che mescola suggestioni padane, neoliberismo più o meno temperato, clericalismo di comodo e, sopra ad ogni altra cosa, il sempre risorgente mito dell’uomo forte come soluzione e panacea dei mali del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso tempo, tale cultura si presenta come un vero e proprio compendio di quello che potremmo definire “spirito dell’ anti -  Costituzione”, con la messa in dubbio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, con la privatizzazione del welfare ed ora anche della pubblica sicurezza, con il pubblico incitamento da parte di parlamentari ed amministratori all’odio e all’intolleranza verso persone di nazionalità diversa che godono anch’esse (eh, sì!) della tutela della Costituzione.&lt;br /&gt;Non si tratta qui di invocare un “comitato di liberazione nazionale”: al fondo, le scelte della destra sono le stessa dappertutto, cambiano forse i toni (ma un italiano che leggesse o sentisse le cose incredibili che in certi giornali, radio, tv o blog  “neo – con” statunitensi si dicevano e si dicono dei democratici in generale e di Obama in particolare troverebbe una certa aria di casa …), il vero problema per le forze democratiche è quello di saper articolare una risposta sensata e credibile, sapendo che in un sistema aperto nessuno ha il monopolio del potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli scenari imperiali della fondazione del PDL danno la misura di quanto lontana sia la cultura di fondo di questa nuova formazione politica dalla logica della Costituzione del 1948 – che è l’unica vigente e che deve essere rispettata da tutti finchè non verrà legittimamente sostituita da un’altra- e di come il PD per sua natura debba pensarsi come “partito della Costituzione” senza che ciò implichi un profilo conservatore che non gli compete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso tempo dovrà anche pensarsi come partito dei lavoratori e dei ceti medi, ricostruendo un complesso di alleanze sociali (magari anche un blocco sociale, a sua volta), che tenga conto degli interessi di chi non ha guadagnato nulla dalla fase scellerata del turbo capitalismo, mirando a ricostruire quella coesione sociale di cui la UE paventa la perdita come effetto di lunga distanza .&lt;br /&gt;Non è un lavoro facile, ma è l’unico che dia senso all’esistenza di un partito di democratici e riformisti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-6776133780435235372?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/6776133780435235372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=6776133780435235372' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6776133780435235372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/6776133780435235372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/04/il-pd-e-le-sue-sfide.html' title='Il PD e le sue sfide'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-5525267500983130028</id><published>2009-03-03T11:29:00.002+01:00</published><updated>2009-03-03T11:33:29.387+01:00</updated><title type='text'>Una cultura per il Partito Democratico</title><content type='html'>Nel dibattito pubblico attuale, soprattutto dopo la grande disputa che divise giusnaturalisti e positivisti all'indomani della Seconda guerra mondiale e che vide schierati fra il 1950 ed il 1953 uomini come Carnelutti, Capograssi, Bobbio e Scarpelli, il concetto di diritto naturale sembra ormai sopravvivere solo all'interno dei sistemi filosofici e giuridici di netta matrice confessionale, più esattamente fra i cattolici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso tempo, i settori più avvertiti ed anche i più autorevoli della dottrina cattolica sono disponibili ad ammettere che il diritto naturale, almeno nella concezione tradizionale, è uno “strumento inefficace”, pur rimanendo “la figura argomentativa con cui la Chiesa cattolica richiama  alla ragione comune nel dialogo con le società laiche e con le altre comunità di fede” (J.Ratzinger). Proprio per questo, le scuole teologiche più attive e la stessa Commissione teologica internazionale stanno lavorando intorno ad una possibile riforma del concetto di diritto naturale. Tuttavia, proprio il permanere di tale concetto come “figura argomentativa” principe fa sì che essa venga utilizzata nel discorso pubblico nella sua accezione tradizionale come elemento di sostegno alla pretesa di universalità della posizione della Chiesa cattolica sulle questioni cosiddette sensibili. Ovviamente, laddove tale elemento venisse meno, si dovrebbe ammettere che le posizioni ecclesiastiche non hanno altro fondamento argomentativo che le asserzioni di ordine dogmatico, le quali ovviamente non possono essere vincolanti per uno Stato laico ed una società multiconfessionale e multiculturale. Di ciò si rendono conto anche autorevoli voci di area cattolica, quando ad esempio nel pieno della disputa sul testamento biologico a partire dal doloroso caso di Eluana Englaro, hanno ammesso, secondo le parole di Vittorio Possenti, che “non è possibile argomentare sul piano puramente razionale la tesi della totale indisponibilità della vita umana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò evidentemente non implica la totale irrilevanza delle convinzioni religiose rispetto al discorso pubblico, e men che meno, come pretenderebbero taluni laicisti radicali, la loro completa radiazione  dal discorso pubblico stesso, pretesa che anche osservatori per nulla rispondenti a logiche confessionali – ad esempio Maurizio Viroli- giudicano “al tempo stesso velleitaria e dissennata”. Le convinzioni religiose, esattamente come quelle filosofiche ed ideologiche, permeano di sé l'insieme della persona che vi aderisce, e chiedono di essere immesse nel suo concreto agire quotidiano. La questione che si pone è quella della modalità con cui tale immissione avviene, in un contesto segnato da profonde divisioni in cui il sostrato etico condiviso della società premoderna è definitivamente lacerato, e la sua ricostruzione non può certo avvenire per via di costrizione legislativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo contesto le forze di sinistra si trovano più spiazzate rispetto a quelle di destra, le quali hanno minori remore a ricostruire un modello politico confessionale che trova la sua sintesi più compiuta nel pensiero “teo – con” nel periodo dei due mandati presidenziali di Bush jr che è stato un tentativo di enucleare un modello istituzionale “post – democratico” (secondo il titolo della nota opera di Colin Crouch)  in cui la concentrazione del potere nelle mani dell' Esecutivo e quindi della figura carismatica del Presidente, rafforzata dallo stato d'emergenza e d'eccezione di una guerra potenzialmente infinita come quella al terrorismo, trova riscontro in un'accentuata presenza della religione come matrice ideologica e riferimento insieme culturale e morale, in cui il Dio degli eserciti appare l'equivalente celeste e l'ispiratore diretto del terreno Signore della guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fronte di ciò, in un quadro in cui politica e religione si strumentalizzano a vicenda, la sinistra – e, per quel che concerne lo scenario italiano un Partito Democratico che non ha fin qui trovato il tempo per un serio dibattito ideologico- non trova particolari difficoltà a convergere con i credenti sulle questioni che presentano una spiccata dimensione sociale ( pace, problemi del lavoro e dell'economia, diritti dei migranti....) trova invece un oggettivo limite in un dibattito sulle questioni eticamente sensibili, con un potenziale conflitto fra le istanze dei diritti soggetti e quelle dei “principi non negoziabili”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è quello di andare oltre le forme tradizionali di una dialettica laici / cattolici che p perfettamente sterile nel momento in cui manca un linguaggio comune e si è consumato, come rileva Olivier Roy,  un totale divorzio fra religione cristiana e cultura contemporanea e nello spazio ecclesiale non sembra esservi spazio per una “dimensione della laicità come interiorità stessa della vita cristiana”, secondo le parole dell'indimenticabile amico Pino Trotta. E tuttavia, per sfuggire alla tentazione di un' equivoca contrapposizione sui “valori” (termine fin troppo abusato) è necessario creare nuovi ponti fra le diverse istanze etiche che rifuggano dal disprezzo e dalla demonizzazione reciproca ovvero dalla pretesa che la propria etica sia l'unica vera e che gli altri siano sostanzialmente portatori di una “non etica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale percorso, che è insieme di natura ideologica e politica, non può essere eluso e nello stesso tempo non può  nemmeno essere stabilito in forma aprioristica, ma deve essere ricondotto al caso specifico, esercitando su di esso da un lato le modalità dialettiche dell' agire comunicativo così care a Jurgen Habermas (non a caso interlocutore del cardinale ratzinger in quel famoso dibattito di cinque anni fa a Monaco di Baviera) ed insieme una concezione giuridica che, pur mantenendo la  concezione del diritto come insieme di norme procedurali e formali, non si isoli rispetto alle esigenze di carattere etico, intese come “forme minime della protezione delle persone, delle proprietà e delle promesse”. E' chiaro tuttavia che tali esigenze etiche non possono essere il frutto né di un'esasperazione delle istanze soggettive per non dire individualistiche né delle pretese di un diritto naturale che sempre più si manifesta come un paravento di istanze di ordine confessionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un percorso difficile ma necessario e potenzialmente fecondo, che non elimina evidentemente la necessità dell'iniziativa politica quotidiana, ma la affianca e le dà senso, e per questo è  ad essa coessenziale per la capacità di futuro del PD.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-5525267500983130028?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/5525267500983130028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=5525267500983130028' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/5525267500983130028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/5525267500983130028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/03/una-cultura-per-il-partito-democratico.html' title='Una cultura per il Partito Democratico'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-9036461194747604135</id><published>2009-02-02T12:38:00.002+01:00</published><updated>2009-02-02T12:42:21.332+01:00</updated><title type='text'>I liberi e i forti</title><content type='html'>La retorica degli anniversari è sempre ingannevole, perché spesso ha un sapore rituale e quasi mortuario che contrasta con l’ intenzione di chi vorrebbe farne l’occasione per una riflessione approfondita sul loro significato. Peraltro, accade spesso che l’eccesso di retorica ed il cattivo uso della memoria ne bruci rapidamente il significato, lasciando che certe commemorazioni di fatti supposti indelebili vengano non dalle generazioni future ma da quelle contemporanee liquidate con un’alzata di spalle. E’il caso, ad esempio, della memoria dell’11 settembre 2001 (che peraltro aveva cancellato quella di un altro sanguinoso 11 settembre, quello del 1973, quando i militari golpisti cileni, con l’aiuto determinante del Governo statunitense, liquidarono con la violenza il Governo legittimo del Presidente Salvador Allende), che è stata in qualche modo offuscata dal pessimo uso che ne ha fatto l’Amministrazione Bush, usandola a pretesto per le sue guerre e le sue prepotenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò per dire che è comprensibile che non tutti gli anniversari vengano celebrati allo stesso modo, ma che spesso alcuni di essi vengono dimenticati perché il significato che assumono è distorto rispetto alla realtà a cui rimandano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcosa del genere sembra essere accaduto con l’anniversario della costituzione del Partito Popolare Italiano avvenuta il 19 gennaio 1919, novant’anni fa, solo due mesi dopo la fine della Prima guerra mondiale, e che lo storico liberale Federico Chabod valutò come il fatto più notevole del Ventesimo secolo. In effetti ben pochi hanno commentato tale evento, se si escludono alcuni interventi di maniera dei tanti partitini che si richiamano all’eredità democratico – cristiana, dall’ UDC in giù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, al di là delle molte contraddizioni che accompagnarono la breve vita del PPI, in particolare quella dei rapporti con il fascismo ( la semplice lettura delle firme dell’appello costitutivo “Ai liberi e ai forti” vede l’uno accanto all’altro futuri collaboratori e addirittura ministri di Mussolini come Stefano Cavazzoni, Giovanni Grosoli e Carlo Santucci insieme a persone che sarebbero state perseguitate dal fascismo come il futuro fondatore delle ACLI Achille Grandi e ovviamente don Luigi Sturzo), si può ben dire che la rilettura di quel testo, che essenzialmente era farina del sacco del prete calatino, contenga degli spunti validi ancora oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In primo luogo il riferimento alla politica estera, inevitabile mentre erano ancora in corso le trattative di pace dopo una guerra che aveva sconvolto il consolidato assetto istituzionale europeo, con il rigetto degli “imperialismi che creano i popoli dominatori e maturano le violente riscosse”, con l’evocazione di un’autorità sovranazionale che “affretti l’avvento del disarmo universale, abolisca il segreto dei trattati, attui la libertà dei mari, propugni nei rapporti internazionali la legislazione sociale, la uguaglianza del lavoro, le libertà religiose”. In queste righe si trovano in pieno l’adesione agli ideali wilsoniani (e, prima ancora, del Pontefice allora regnante Benedetto XV) per un’autorità sopranazionale quale la Società delle Nazioni saranno solo parzialmente e l’ ONU prova con molta difficoltà ad essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda, ovviamente, è la suggestione di uno “Stato veramente popolare che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali ( … ) che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private”, e a tal fine chiedeva un radicale cambiamento del rapporto fra Stato e cittadini, il suffragio universale allargato alle donne, il decentramento regionale e la riforma dei Comuni e delle Province.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In campo economico e sociale veniva rivendicata la riforma previdenziale e assistenziale (che di fatto voleva dire una generalizzata costruzione di quello che successivamente sarebbe stato chiamato un sistema di welfare nel nostro Paese) , quella della legislazione del lavoro (in senso più favorevole ai lavoratori, non a loro detrimento come fanno certi “riformisti” attuali) , l’affrontamento serio della questione meridionale e più in generale la riduzione delle disparità di classe così radicate e tanto più intollerabili nel momento in cui le masse, con la guerra,avevano fatto irruzione sulla scena politica e sociale, e la grandiosa prospettiva evocata dalla Rivoluzione di Ottobre in Russia, poco più di un anno prima, appariva ben più che una semplice minaccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi pare che l’elemento più rilevante sia essenzialmente questo: l’intento riformista del PPI non nasce da dichiarazioni di intenti e carte dei principi che nessuno legge, e neppure da una rivendicazione tanto chiassosa quanto inconsistente e un po’ ipocrita della propria ispirazione cristiana, ma da una serie di obiettivi, di riforme concrete da realizzare in tempi diversi ma tali da comporre un chiaro orizzonte programmatico su cui raccogliere il consenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un promemoria per i riformisti ed i democratici di oggi, se avranno tempo e soprattutto voglia di imparare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-9036461194747604135?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/9036461194747604135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=9036461194747604135' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/9036461194747604135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/9036461194747604135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/02/i-liberi-e-i-forti.html' title='I liberi e i forti'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-7870320613759476041</id><published>2009-01-03T15:53:00.000+01:00</published><updated>2009-01-03T15:56:02.737+01:00</updated><title type='text'>Ai tempi di Papa Giovanni</title><content type='html'>L'annuncio della convocazione di quello che poi fu il Concilio ecumenico Vaticano II arrivò a sorpresa il 25 gennaio 1959, giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la festa della conversione di San Paolo, e proprio nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura si trovava il Papa Giovanni XXIII quando diede al mondo quell'annuncio sconvolgente. Sconvolgente, potremmo dire, in primo luogo per chi aveva voluto e favorito qualche mese prima l'ascesa al soglio pontificio dell' ormai anziano (78 anni) Patriarca di Venezia considerandolo come una figura di transizione di non spiccata personalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La convocazione di un nuovo Concilio appariva in sé un fatto traumatico perchè agli occhi di molta teologia ufficiale cattolica – ormai ridotta alla verbosa ripetizione di testi venerandi e aliena da ogni forma di ricerca seria, anche in memoria della feroce repressione contro il cosiddetto modernismo avvenuta all'inizio del XX secolo- il Concilio Vaticano I conclusosi anzitempo nel 1870 per la pressione delle armi italiane che avevano posto fine al potere temporale della Chiesa, aveva completato l'opera del Concilio di Trento definendo il quadro dogmatico di che cosa fosse o non fosse conforme alla retta dottrina cattolica ponendovi il sigillo della definizione dell'infallibilità pontifica, pure a suo tempo oggetto di forti contrasti fra i teologi e gli stessi Vescovi (e se è vero che a votare contro tale definizione dogmatica furono pochi Padri, è altrettanto vero che numerosi altri avevano lasciato Roma per non dover votare un testo che li lasciava alquanto perplessi), al punto che essa poté passare nell'opinione pubblica solo grazie alle interpretazioni che ne circoscrivevano rigorosamente la portata come quella operata dal futuro cardinale Newman nella Lettera al duca di Norfolk.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, ci si chiedeva, di che cosa si poteva parlare in un nuovo Concilio? Quali dogmi definire, quali errori condannare, quali rette interpretazioni accettare e quali altre respingere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'intento di Papa Giovanni apparve chiaro fin dall'inizio: egli pensava ad un Concilio che avesse natura, come si disse poi, pastorale, solo che nella sua mente questo aggettivo non ha nulla della valenza limitativa ed in qualche modo liquidatoria che viene abitualmente intesa da coloro che lo usano con larghezza. Nell'accezione di costoro il Vaticano II si porrebbe un gradino al di sotto degli altri venti Concili ecumenici riconosciuti dalla Chiesa cattolica – ed in particolare di quello Tridentino e del Vaticano I – proprio perchè da esso non è scaturito alcun dogma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, nella volontà di Papa Giovanni e di coloro che rettamente secondarono e poi proseguirono la sua opera, la pastoralità del Concilio mirava essenzialmente a rimuovere dal volto visibile della Chiesa quegli strati di vecchiume di matrice umana e non divina che potevano offuscarne la percezione da parte degli uomini, di uomini che, passati attraverso la temperie di due dure e sconvolgenti guerre mondiali, attratti da teorie politiche e da modelli culturali che mettevano fra parentesi se non negavano in radice la dimensione della trascendenza ed affermavano la possibilità di un riscatto dell'uomo unicamente in una prospettiva secolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fronte di ciò la Chiesa aveva reagito con ritardo e solo secondo le due sperimentate categorie della riprovazione moralistica e dell'anatema dottrinale, che però sempre più apparivano come armi spuntate nel momento in cui, a fronte della grande sfida rappresentata dal socialismo reale (non più dalle dottrine di Marx, ma da un monolitico sistema incentrato su di una Nazione guida a capo della quale vi erano uomini che si chiedevano beffardamente quante divisioni avesse il Papa), ci si trovava ad essere alleati con un altro sistema estraneo al pensiero cattolico, quell' “americanismo” che già aveva suscitato le preoccupazioni di Leone XIII e che di fatto si sarebbe rivelato assai più devastante del nemico dichiarato nell'erosione di quel sostrato etico generale di cui la Chiesa si faceva tutrice, influenzando non poco la crescente secolarizzazione dei costumi e delle credenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questa duplice sfida Papa Giovanni rispondeva rifiutando ogni pessimismo e cercando di spostare in avanti, in spirito autenticamente evangelico, le prospettive della Chiesa (ovvero delle persone concrete che nella fede della Chiesa vivono) con l' esortazione a respingere le parole dei “profeti di sventura” e con la certificazione del fatto che il messaggio evangelico, certo, non cambia, ma la percezione che i credenti ne hanno può migliorare ed approfondirsi nel tempo secondo le esigenze concrete degli uomini cui la Parola di Dio è rivolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è qui questione di approfondire un esame storiografico della vicenda conciliare, a cui hanno lavorato illustri storici a partire dal maggiore di tutti, Giuseppe Alberigo, la cui opera è proseguita degnamente da Alberto Melloni e dagli altri studiosi dell' Istituto di scienze religiose (ora Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII) nato in Bologna per volontà di Giuseppe Dossetti. Piuttosto occorre, come dice uno degli ultimi Padri conciliari italiani viventi, mons. Luigi Bettazzi (allora Vescovo ausiliare di Bologna e massimo collaboratore, insieme a Dossetti, del card. Giacomo Lercaro , che del Concilio fu uno dei principali protagonisti), “difendere il Concilio”, ovvero difendere quella ispirazione originaria, quell'atto di fiducia nel Vangelo e nella sua forza di farsi strada per vie impreviste nel cuore dell'uomo che fu alla base del gesto coraggioso di Papa Giovanni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al fondo, è una scommessa anche per i cristiani di oggi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-7870320613759476041?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/7870320613759476041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=7870320613759476041' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7870320613759476041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7870320613759476041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2009/01/ai-tempi-di-papa-giovanni.html' title='Ai tempi di Papa Giovanni'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1991448392307100352</id><published>2008-12-02T08:11:00.001+01:00</published><updated>2008-12-02T08:14:59.117+01:00</updated><title type='text'>Change and hope</title><content type='html'>L'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti d'America è stata accompagnata dalle parole “cambiamento” e “speranza” che sono risuonate praticamente in tutte le lingue e a tutte le latitudini del mondo. In effetti, il cambiamento c'è stato, ed è ragionevole la speranza che tale cambiamento sia per il meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'elezione di un uomo di colore alla Casa Bianca, che solo venti o trent'anni fa sarebbe sembrata impossibile (ricordiamo ancora con simpatia la corsa di Jesse Jackson alle primarie democratiche del 1988, ed è significativo che uno dei fotogrammi più diffusi del discorso di ringraziamento di Obama sia stato quello del vecchio Jackson piangente fra la folla, destinato a diventare famoso più o meno come quello di lui che, quarant'anni prima, reggeva la testa di Martin Luther King dopo che il cecchino l'aveva mortalmente colpito), e se l'elemento razziale è quello più clamoroso, non meno importante è il fatto della vittoria di un uomo di quarantasette anni, che ha sconfitto il vecchio guerriero Mc Cain dopo aver sconfitto una macchina di partito, il suo, che gli preferiva di gran lunga Hillary Clinton.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un colpo solo, si potrebbe dire, votando per Obama gli elettori statunitensi hanno pensionato due classi dirigenti, quella repubblicana che ha pagato gli errori criminali di Bush e del suo staff di affaristi clericali, e quella democratica che deve ormai proiettarsi oltre l'era Clinton, come negli anni Novanta dovette proiettarsi oltre quella dei Kennedy e negli anni Sessanta oltre quella rooseveltiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, a vedere le prime nomine di Obama fra cui quella della stessa Hillary al Dipartimento di Stato, ciò non significa il pensionamento di tutti coloro che servirono le due amministrazioni Clinton , ma piuttosto che il nuovo Presidente, con grande pragmatismo, intende servirsi di uomini vecchi ed uomini nuovi per metterli al servizio di un progetto che è il suo e in cui lui, come ha spiegato alla stampa, intende fungere ad un tempo da capo e da garante del rinnovamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A favore di Obama hanno giocato molti elementi: il primo, ovviamente, è la grave crisi economica, interamente imputabile alla folle politica di deficit di bilancio e di taglio delle tasse agli strati più ricchi della società di cui l'Amministrazione di George W. Bush porta per intero la responsabilità. In effetti Mc Cain aveva più volte preso le distanze dalla gestione della Casa Bianca, ed è noto che la dirigenza repubblicana aveva pregato il Presidente ed i suoi più stretti collaboratori di non partecipare in alcun modo alla fase finale della campagna elettorale. Tuttavia, il fatto che i danni siano stati compiuti da un'Amministrazione repubblicana in presenza di un Congresso che fino a due anni fa era stato anch'esso a maggioranza repubblicana non poteva non pesare sul giudizio della pubblica opinione, con risultati devastanti non solo sulle elezioni presidenziali, ma anche su quelle per i due rami del Congresso, ormai saldamente in mano al partito dell'asinello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi economica è stata tanto grave e tanto incidente sul tenore di vita dell'americano medio da mettere in secondo ordine la questione razziale – il vero muro invisibile che divide la società USA, secondo l'analisi del Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman- dove peraltro Obama aveva una carta di più da giocare, ossia il fatto di essere un afroamericano nel senso proprio, il figlio di un keniota e di una cittadina statunitense dalla pelle bianca, non comunque un figlio del ghetto e della schiavitù come i Jackson, gli Sharpton e gli altri attivisti per i diritti civili che sono visti con diffidenza da ampi settori dell'opinione pubblica. Non è un caso peraltro che questo particolare ceto politico abbia a sua volta considerato con freddezza la candidatura di Obama, schierandosi, Jackson in testa, con la Clinton perché più rappresentativa di quell' establishment democratico cui anch'essi appartengono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo elemento che ha giocato a favore di Obama è stato l'attenuarsi del fenomeno dei cosiddetti value voters, ovvero di quegli elettori del ceto medio – basso che, pur avendo pochi motivi di votare un partito così marcatamente schierato a favore degli interessi dei ricchi come il Partito repubblicano, avevano tuttavia contribuito alla vittoria di Bush nel 2000 e soprattutto nel 2004 in ragione di appartenenza religiosa e di primazia dei cosiddetti “valori” (quelli soprattutto legati all'etica sessuale come l'aborto o le unioni fra persone dello stesso sesso) mobilitati dai predicatori televisivi dell'evangelismo radicale (abilissimi a mischiare nei loro sermoni odio razziale e religioso, affarismo e devozione politica) e anche da alcuni settori della destra cattolica meno sensibili alle questioni sociali ed abbacinati dall'idea così cara ai “neo -con” di un nuovo secolo di dominazione imperiale americana basata su di un'unione fra Trono ed Altare in cui non si capisce chi strumentalizzi chi. Anche questo per certi versi è un prodotto della crisi economica, e se ha ragione Giancarlo Bosetti nell'affermare che Obama è stato abile a riprendere in mano il discorso religioso facendo capire come esso sia declinabile anche sul versante progressista, è probabilmente più nel giusto il già citato Krugman quando afferma che quella della religione e dei “valori” (un termine che andrebbe bandito dal lessico politico) è un' “arma di distrazione di massa” di cui la destra si serve per far dimenticare la miseria della sua politica economica e sociale : di morale sessuale e della difesa dell' Occidente, si direbbe, si può parlare solo a pancia piena, quando il piatto piange si pensa a cose più urgenti, per non dire più serie....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questa strada, come si è visto, Obama ha ricondotto all'ovile democratico anche la maggioranza dell'elettorato cattolico, nonostante l'atteggiamento negativo di alcuni settori dell'episcopato (ma va detto che il clima interno al cattolicesimo statunitense è assai più libero ed aperto di quello italiano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, che ne sarà di questa speranza? Un errore credo sia da evitare subito: Obama non è stato eletto per sanare le piaghe dell'Africa, far cessare la guerra in Medio Oriente, nutrire il Bangladesh o ridare unità ad un' Europa che l'ha perduta da tempo. E nemmeno, tanto per esser chiari, per dar la carica al PD italiano. Obama è stato eletto dai cittadini statunitensi per risolvere la più grave crisi economica e di credibilità internazionale che abbia colpito gli USA nel corso degli ultimi decenni, e a ciò evidentemente si orienterà la sua azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua vittoria potrà certo portare cambiamenti positivi anche nel resto del mondo, ma questo potrà avvenire solo a condizione che le leadership internazionali siano in grado di accompagnare questo processo superando gli antagonismi ed i misoneismi del passato recente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1991448392307100352?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1991448392307100352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1991448392307100352' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1991448392307100352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1991448392307100352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/12/change-and-hope.html' title='Change and hope'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-3721932250751152476</id><published>2008-11-08T01:25:00.001+01:00</published><updated>2008-11-08T01:29:39.121+01:00</updated><title type='text'>La gente per strada</title><content type='html'>E' forse un segno dei tempi il fatto che le manifestazioni di piazza, un segnale della vitalità di un sistema politico democratico degno di questo nome, in cui il dissenso e l'opposizione sono all'ordine del giorno e si esprimono dentro e fuori dalle istituzioni  nelle modalità che ritengono più opportune (ovviamente secondo le modalità dettate dalla Costituzione), vengano concepite nel nostro Paese come un qualcosa di particolarmente grave e preoccupante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo pur stare Berlusconi, la cui adesione alle regole della democrazia è del tutto formale ed estrinseca, persuaso com'è che ogni forma di dissenso dal suo punto di vista equivalga a sedizione, malafede o follia. Chi, come noi, è persuaso da tempo che Berlusconi sia una patologia della democrazia moderna non può essere sorpreso se il primo riflesso di questo signore di fronte a manifestazioni democratiche sia di natura repressiva, arrivando subito a evocare manganelli e cariche poliziesche secondo il noto (e drammatico ) copione del luglio 2001 a Genova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più preoccupante però appare il fatto che vi siano commentatori e magari anche esponenti dell'opposizione che di fronte a proteste spontanee e magari anche a dimostrazioni organizzate come quella del PD il 25 ottobre a Roma si mettano le mani nei capelli, parlino di deriva radicale e paventino chissà quale caduta di consensi in nome del sacro totem dei ceti moderati da non spaventare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste persone, se da un lato dimostrano di avere un abbecedario democratico altrettanto carente di quello del Cavaliere, dall'altro evidenziano anche una curiosa e preoccupante propensione a prendere per buono lo specchio deformato che da circa tre lustri mette il centrosinistra perennemente in minoranza psicologica di fronte alla destra anche quando governa. Lo specchio deformante per cui il problema principale rimane quello di attrarre a sé per l'appunto quei famosi “ceti moderati”, i quali detestano chi va in piazza, non amano chi sporca i muri, diffidano degli immigrati e pensano che il privato sia meglio del pubblico, i cui dipendenti sono tutti notoriamente fannulloni, e che gli studenti debbano pensare a studiare e se vanno per strada a protestare è in realtà perché vogliono marinare la scuola , qualunque ragione essi alleghino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono tutti luoghi comuni? Certo, ma sono i luoghi comuni di cui l'attuale Governo si serve ampiamente per cementare il proprio consenso diffuso. Il caso della scuola è il più tipico: quella che porta il nome del Ministro Maria Stella Gelmini ( le cui attitudini ricordano una famosa battuta di Mussolini su Cesare Maria De Vecchi: “la pubblica istruzione aveva bisogno di un incompetente energico”) non è una riforma, al massimo è un aggiustamento cosmetico che copre la vera sostanza, ossia i robusti tagli di bilancio che Giulio Tremonti ha imposto a tutti i suoi colleghi, e che per essere resi accettabili alla pubblica opinione debbono essere travestiti ed imbellettati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, sfruttando la prevalenza di un elettorato composto da persone di una certa età, nostalgiche dell'epoca del grembiulino e del maestro unico più che altro perché nostalgiche della propria giovinezza, il Governo cerca di spacciare lo smantellamento di uno dei pochi moduli validi del nostro sistema scolastico come un generale “ritorno all'ordine”, sapendo che all'elettorato di cui sopra poco importa la trasmissione del sapere quanto un generico richiamo alla disciplina. Lo stesso meccanismo, in tutta evidenza, presiede alla crociate di Brunetta contro i cosiddetti “fannulloni” nella Pubblica Amministrazione, a quelle di Maroni contro gli extracomunitari, a quelle della Carfagna contro le prostitute (che toccano solo marginalmente i loro clienti) o a quelle di Alfano contro la magistratura. La logica è sempre la stessa: individuare una classe, una categoria o un'etnia generalmente malfamate (a torto o a ragione è questione secondaria), farne il capro espiatorio e cementare di crociata in crociata la coalizione della paura e del risentimento. Il risultato finale, in tutta evidenza, è che la destra italiana, che si presenta come ideale campione dell'innovazione e del cambiamento nel nostro Paese assume di fatto il ruolo di garante del più mesto conservatorismo di una società che ha perso fiducia in se stessa e nel suo futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo schema è perfetto, è un format, come lo ha brillantemente definito Edmondo Berselli, ma ha un difetto: deve essere accuratamente protetto dalla realtà dei fatti. Appena un fatto reale, il principio di realtà, fa irruzione in questo mondo dorato lo sconvolge, lo manda per aria, ne dimostra l'artificiosità, ed il fatto che spontanee manifestazioni di docenti, studenti e genitori abbiano preceduto quelle dell'opposizione sta a dimostrare che esiste una politicità “sommersa” nella società civile che ha l'unico difetto di muoversi carsicamente per troppo tempo, anche se ricompare nei momenti topici. Semplicemente, il mondo della scuola e dell'università rifiuta di essere il capro espiatorio del momento, esattamente come lo rifiutano i lavoratori, i pensionati, i magistrati e tutte le altre categorie che l'attuale Governo ha eletto a nemici pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, può darsi che la prima risposta sia quella della repressione, magari seguendo i suggerimenti di qualche malvissuto della politica nazionale, ma anche in un'epoca di svuotamento della democrazia rappresentativa questa non può essere la strada risolutiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' bene quindi che il PD non segua la strada di un generico moderatismo (spesso i ceti moderati sono i portatori delle politiche più immoderate, e non è un caso che fascismo e nazismo siano nati da lì), ma che piuttosto prenda atto della necessità di reimmettersi nel grande alveo di una questione popolare sempre più pressante parlando alle persone in termini chiari e precisi delle grandi sfide di sempre: lavoro, casa, scuola, salute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una strada complessa, ma , crediamo, alla fine assai più pagante di tante astrazioni politicistiche.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-3721932250751152476?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/3721932250751152476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=3721932250751152476' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3721932250751152476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3721932250751152476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/11/la-gente-per-strada.html' title='La gente per strada'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-4544832734354302118</id><published>2008-10-01T11:04:00.002+02:00</published><updated>2008-10-01T11:07:02.414+02:00</updated><title type='text'>Il peccato originale</title><content type='html'>Come è noto il primo Governo guidato da Romano Prodi cadde a seguito della bocciatura per un solo voto della mozione di fiducia discussa dalla camera il 9 ottobre 1998 : il voto deciso venne da una deputata di Rifondazione comunista, che su questo punto si era duramente confrontata al suo interno arrivando ad una scissione da cui sarebbero nati i Comunisti italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora oggi mi è difficile capire che cosa esattamente Bertinotti, Giordano, Ferrero e gli altri dirigenti di allora del PRC si proponessero (la posizione di Vendola fu un po’ diversa, perché votò a favore del Governo ma rimase all’interno del partito) , perché tutto ciò che ottennero, a parte il dato evidente della conquista totale del partito con la fuoriuscita del gruppo di Cossutta e Diliberto, fu quello di isolare la loro posizione rispetto al resto del centrosinistra, favorendo indirettamente le vittorie della destra nelle tre tornate elettorali successive (amministrative, regionali e politiche del 2001).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente non si tratta qui di gettare la croce addosso ai dirigenti di un partito che dieci anni dopo ha subito una ben più severa sconfitta, ma di meditare, a partire da quel “peccato originale”, da quel vero e proprio vaso di Pandora che fu la caduta del Prodi I , uno dei più gravi e consolidati elementi di debolezza della sinistra nel nostro Paese (e forse del Paese nel suo complesso) che è la deriva identitaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Normalmente una persona è consapevole della propria identità, che è frutto congiunto delle origini familiari e sociali, dell’educazione ricevuta, delle scelte di vita e di lavoro: una crisi di identità è in effetti una delle cose peggiori che possano capitare ad  una persona, una classica questione di psichiatria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tuttavia si rimane a dir poco perplessi di fronte all’affollarsi delle istanze identitarie che sembrano ormai essere una costante nel dibattito culturale (si fa per dire) e politico italiano, e che spesso, ma non sempre, mascherano evidenti operazioni di bassa cucina in cui gli spiriti magni del passato vengono evocati per rivendicare un posizionamento di qua o di là nell’asfittico quadro di un circuito politico –intellettuale che assomiglia tanto a quella “Repubblica dei compari” di cui parlava un autore francese dei primi del XX secolo. Il caso tipico, quasi patologico, è quello di giornali che nessuno legge come il “Foglio” o il “Riformista” ma che piacciono tanto perché sono uno straordinario sfogatoio per gli istinti repressi di politici di medio rango e pseudo intellettuali che possono fare lì la cosa che sanno fare meglio: parlarsi addosso, citarsi gli uni con gli altri, celebrare il rito dello specchio delle mie brame come attempate matrigne di Biancaneve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando alla questione identitaria, non è chi non veda come nel nostro Paese vi sia ormai un clima per cui ognuno, e non solo i gay , celebra continuamente il suo pride grande o piccolo che sia, nella convinzione che una rivendicazione esasperata della propria identità, o supposta tale, sia l’unico modo per farsi ascoltare, per emergere, ovvero per patteggiare spazi, influenze e magari ben più tangibili prebende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, quel che preoccupa di più (o almeno da credente preoccupa me) è veder partecipare a questa sarabanda anche molti uomini di Chiesa, soprattutto come conseguenza di quella “opzione culturale” che è sembrata essere la cifra prevalente nel discorso ecclesiastico italiano di questi ultimi vent’anni. Il modello è noto: essendo oggettivamente il nostro Paese impregnato di cultura cattolica, il fatto che i credenti veri e propri siano oggi minoranza è secondario, in quanto in ogni caso l’Italia è e rimane un Paese cattolico, la Chiesa (intesa come gerarchia) è la principale se non l’unica agenzia di senso, il concetto di laicità “sano” o “positivo” non solo non coincide con l’esclusione del fatto religioso dal discorso pubblico, ma di fatto, almeno nelle sue interpretazioni più coerenti, coincide con la precisa applicazione delle direttive ecclesiastiche (con un’evidente preferenza sulle questioni, per così dire, etiche rispetto a quelle sociali, ignorando la loro evidente correlazione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo tipo di atteggiamento ha ovviamente mietuto molti successi a destra, rendendo possibile una rivendicazione unilaterale di “valori cristiani” da parte di persone affatto digiune di Vangelo nella loro vita pubblica e privata, al punto tale che quando qualche Vescovo o giornale cattolico fa discorsi seriamente evangelici costoro si sentono in diritto dal loro pulpito immaginario di attaccarli come eretici o giù di lì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un osservatore attento ed onesto come Franco Garelli ha rilevato sull’ ultimo numero di “MicroMega” come l’innegabile successo, almeno in termini mondani, della gestione ecclesiastica da poco conclusasi abbia avuto come effetto indesiderato, essendosi concentrata su messaggi di tipo astratto (a partire da un “Progetto culturale” mai uscito dalla cerchia degli addetti ai lavori ) o sulla ricerca di un consenso politico a tutto campo, di distaccarsi dalla capacità di orientare sulle questioni di fondo, al punto tale che taluni credenti ritengono possibile, essendo il discrimine posto su di un “fatto culturale” inteso in senso divisivo piuttosto che su “valori non negoziabili” perlopiù ristretti alla sfera sessuale, di dare il proprio consenso a programmi politici egoistici, xenofobi, persino razzisti, in totale contrasto con i principi fondanti dell’insegnamento sociale della Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altro canto, e lo ha rilevato nel suo recente libro La testimonianza il noto teologo milanese Giuseppe Angelini, chiunque esamini con attenzione il messaggio cristiano sa che fra cristianesimo e civiltà vi è una distanza irriducibile, e che tale distanza ha i connotati di una “distanza critica” e non di una “pacifica divisione delle competenze”, e che tale alterità, come era declinabile al tempo del prevalere nel discorso pubblico della dottrina marxista, lo è a maggior ragione nella fase della prevalenza di un altro tipo di materialismo quale è quello liberale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò vale a far giustizia di tutte le chiacchiere inopportune rispetto ad un presunto coincidere del cristianesimo con l’Occidente, ma anche di tutte le teorie politiche più o meno abborracciate che, volendo procedere oltre il cattolicesimo democratico di fatto ne ignora la lezione più matura, quella che Aldo Moro definì con la formula del “principio di non appagamento”, che relativizza ogni costruzione umana ma nello stesso tempo ne riconosce l’intrinseca dignità e l’autonomia storica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spiace che a non rendersi conto di questo siano taluni amici provenienti dall’ associazionismo cattolico, che nel corso degli anni hanno voluto iscriversi ad ogni costo nella fin troppo lunga lista dei “teo- qualcosa”, arrivando alla gran scoperta che la “laicità positiva” coincida con il concordare articoli ed emendamenti di legge a cena con qualche Vescovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un sovrappiù di spirito evangelico non farebbe male, nella politica, ma anche nella Chiesa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-4544832734354302118?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/4544832734354302118/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=4544832734354302118' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/4544832734354302118'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/4544832734354302118'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/10/il-peccato-originale.html' title='Il peccato originale'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1298203837692641525</id><published>2008-09-02T10:25:00.000+02:00</published><updated>2008-09-02T10:27:44.110+02:00</updated><title type='text'>Le occasioni di EXPO 2015</title><content type='html'>L’assegnazione dell’ organizzazione dell’ Esposizione universale del 2015  a Milano è stata giustamente salutata come una vittoria complessiva del “sistema  Italia” e del “sistema Milano”, anche se si sono levate alcune voci dissonanti, forse un po’ troppo condizionate da esigenze di campagna elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indubbiamente Expo 2015 mobiliterà ingenti risorse economiche, movimenterà grandi masse di persone sia nella fase di preparazione che in quella dell’effettiva celebrazione dell’avvenimento, ma sarebbe un errore ridurre l’insieme della questione al pur importante dato economico e infrastrutturale ( nuovi posti di lavoro, nuovi interventi urbanistici, diverso assetto dello spazio cittadino e dell’hinterland…).&lt;br /&gt;Infatti, Expo può essere un’occasione privilegiata per le istituzioni e per le forze sociali ed imprenditoriali dell’area milanese per una riflessione più generale sul sistema decisionale che presiede alla programmazione e alla gestione degli interventi complessi che, per forza di cose, coinvolgeranno responsabilità istituzionali che il nostro ordinamento conferisce a soggetti ed Enti diversi, e che dovranno essere coordinate in termini organici e coerenti rispetto all’interesse generale dei cittadini e alla buona riuscita dell’evento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratterebbe, quindi, di immaginare un’Autorità che abbia poteri di coordinamento ma anche di intervento diretto, che prevede ovviamente un ruolo specifico dello Stato in cabina di regia ma affidi alla capacità della Regione e degli Enti locali la gestione sistematica dei progetti che sono stati elaborati e di quelli che lo saranno negli otto anni che ci dividono dal grande appuntamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più in generale, Expo 2015 potrebbe essere l’occasione per riflettere a che punto sia il processo ormai necessario di organiche collaborazioni fra Enti locali che non debbono essere considerate come nuove macchinette mangiasoldi secondo una vulgata giornalistica assai diffusa, ma piuttosto come l’occasione di superare la frammentazione e la parcellizzazione degli interventi in un contesto in cui le risorse per gli Enti locali vanno progressivamente restringendosi e la collaborazione diventa un asset strategico, una necessità e non un lusso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono indicative in questo senso alcune iniziative in atto in altri Paesi dell’ Unione europea, ed in particolare in Francia, un Paese che ha una tradizione municipale radicata quanto la nostra, con un numero di Comuni che è quasi quattro volte il nostro ( circa 36mila, contro i circa 8 mila italiani) e che ha dovuto fare nel corso degli anni di necessità virtù, superando le derive campanilistiche con una politica associativa diffusa che si basa sulla cessione di funzioni specifiche dei Comuni ai nuovi soggetti associativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno degli esempi più eclatanti è quello dell’associazione definita Plaine Commune , che comprende otto Comuni del Dipartimento della Seine - Saint Denis , nell’immediato hinterland parigino, colpito e quasi devastato negli anni Ottanta da una crisi industriale di prima grandezza che ha causato la chiusura di grandi stabilimenti, la diffusione della disoccupazione ed un drammatico peggioramento della qualità della vita nello spazio urbano. A partire da quegli anni alcune Amministrazioni comunali, cui se ne aggiunsero progressivamente altre, svilupparono l’idea di uno strumento associativo che si è visto progressivamente conferire delle competenze sempre più pregnanti in materia di gestione del territorio, ambiente, qualità della vita, trasporti urbani, sviluppo economico, collocamento e politiche del lavoro, costruzione di impianti sportivi e di spazi comunitari. Per far ciò l’ associazione ha potuto godere, come del resto tutte le altre iniziative organiche di questo tipo sul territorio francese, dei finanziamenti previsti da leggi specifiche, ed ha saputo utilizzare al meglio gli interventi straordinari come quelli derivati dai Mondiali di calcio del 1998 e da quelli di rugby del 2007, che trovano il loro simbolo più evidente nel gigantesco Stade de France, che non è solo la sede delle grandi partite della Nazionale di calcio o di palla ovale, ma anche di grandi eventi musicali di massa. Tali interventi, peraltro, si sono suddivisi beneficamente sul territorio, e l’insieme delle città aderenti al Plaine Commune, a partire dal capoluogo Saint Denis, stanno subendo una forte opera di ammodernamento edilizio, tale da permettere lo spostamento di decine di migliaia di persone da situazioni degradate o insufficienti per i nuclei familiari in nuovi spazi bonificati, in parte di residenza privata, in parte di residenza sociale, destinando le aree liberate a nuovi utilizzi di tipo produttivo. Realizzato il trasferimento delle persone, il Comune e l’Associazione intercomunale provvederanno per qualche tempo alla presenza in zona di animatori sociali per permettere l’integrazione dei residenti nel nuovo spazio urbano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente non si vuole qui accreditare ad ogni costo una situazione idilliaca, anche perché vi sono persistenti problemi soprattutto sulla gestione della dimensione metropolitana dell’area parigina, e del resto vi sono significative differenze rispetto alla realtà italiana, a partire dal ruolo quasi esclusivo assunto dall’iniziativa pubblica che non è immediatamente trasmissibile nella realtà del nostro Paese laddove invece vi è una forte presenza delle realtà associative e di Terzo settore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia questa e molte altre consimili esperienze dimostrano almeno due cose. La prima è che è ben possibile realizzare forme di collaborazione strategica e pratica fra realtà istituzionali affini – anche se magari di orientamento politico diverso- al di fuori delle strette previsioni di legge (si pensi a quello strumento assai poco utilizzato del Testo unico degli Enti locali che è l’ Unione di Comuni), ma che ciò è impossibile nel momento in cui la legge dello Stato ( o magari, nel caso italiano, quella regionale) non indichi e garantisca delle fonti certe e realistiche di finanziamento. La seconda è che anche i grandi eventi, come Expo 2015, possono essere messi al servizio permanente delle realtà territoriali non solo per costruire monumenti di richiamo universale sul modello della Torre Eiffel (che non a caso venne costruita in occasione dell’ Esposizione universale del 1889…), ma anche per dare nuove opportunità di una gestione equilibrata e socialmente equa dello spazio territoriale nelle grandi realtà urbane, riprendendo necessariamente in mano il dossier delle Città metropolitane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche su questo il Partito Democratico, ed  in particolare i suoi amministratori locali, dovrà dimostrare la qualità delle sue proposte e della sua capacità di governo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1298203837692641525?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1298203837692641525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1298203837692641525' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1298203837692641525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1298203837692641525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/09/le-occasioni-di-expo-2015.html' title='Le occasioni di EXPO 2015'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-3340518410731696991</id><published>2008-08-01T17:15:00.000+02:00</published><updated>2008-08-01T17:16:41.824+02:00</updated><title type='text'>Cose antiche e cose nuove</title><content type='html'>Nel crepuscolo del 6 agosto 1978, festa liturgica della Trasfigurazione, si chiudeva la giornata terrena di Paolo VI, il papa che più di ogni altro interpretava la figura evangelica dello scriba che, divenuto discepolo del Regno, traeva dal suo tesoro “cose antiche e cose nuove”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come spesso accade in questi anni di cortigianeria applicata anche alla storia recente e remota, anche la figura di Giovanni Battista Montini è stata oggetto di un revisionismo che, seguendo l’indimenticata lezione di Orwell, pretende di controllare il presente ed il futuro attraverso la riscrittura del passato: ecco dunque non meno di tre biografie di Paolo VI, scritte da “valenti” giornaliste e storiche, tutte intenzionate a dimostrare che colui che si assunse l’onere di portare a termine il Concilio Vaticano II e di iniziare ad applicarne puntualmente le applicazioni di ordine dottrinale e pastorale era in realtà un pover’ uomo travolto dagli eventi. E così la riforma liturgica diventa un sostanziale tradimento degli assunti conciliari a cui il Papa si sarebbe piegato perché gli era stata presa la mano, la contestazione in generale e quella ecclesiale in particolare sarebbero essenzialmente manifestazioni di demoniaca malafede o di obnubilamento generazionale; per non parlare poi del caso Moro, dove a quanto sembra Paolo VI giunse ad umiliarsi di fronte agli “uomini delle Brigate rosse” così, perché la vita dell’ostaggio gli premeva come quella di tutti, ma lui a quel Moro lì lo conosceva appena, anzi gli stava un po’ antipatico per via di quella vecchia storia del centrosinistra (al quale lui era contrario, ma aveva lasciato fare), e comunque nella DC i suoi interlocutori preferiti erano altri, magari qualche altro ex Presidente della FUCI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a tanta improntitudine si sarebbe tentati di rispondere , mutatis mutandis, con le stesse parole che Giuseppe Bottai, braccato da repubblichini e tedeschi per il suo ruolo nella notte del Gran Consiglio, usava nel suo diario per commentare le sciocchezze dei giornalisti neo fascisti che volevano documentare come lui e i suoi amici fossero tutti dei traditori da cui Mussolini era stato abbindolato : “questa di farlo passare per fesso è proprio l’ultima trincea della cortigianeria”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in effetti, non volendo o non potendo attaccare direttamente gli atti di Montini in quanto Pontefice, queste scrittrici (ma loro sono solo la punta dell’iceberg, purtroppo) debbono alterare i fatti storici, e questo per poter stabilire una supposta linea di continuità fra quel pontificato e gli orientamenti oggi prevalenti nell’ufficialità cattolica, col sottinteso che se tali orientamenti dovessero mutare ci ritroveremmo domani con un’altra messe di titoli su Paolo VI o su qualsiasi altro argomento in cui si sosterrebbero tesi diametralmente opposte a quelle precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabilmente il primo a stupirsi di questo modo disinvolto di ricostruire il suo pensiero e la sua opera sarebbe lo stesso Montini, il quale fu forse la più compiuta figura di intellettuale e di politico che sia acceduta al Soglio pontificio nel XX secolo, un intellettuale consapevole di quanto stesse crescendo il distacco fra il Vangelo ed il pensiero secolare, ed insieme un politico ormai conscio che la vecchia alleanza fra Trono ed Altare era saltata, e che anche l’indifferenza tradizionale della Chiesa verso i vari sistemi politici, con il solo metro di giudizio della tutela degli interessi della Chiesa stessa, era ormai impossibile. Egli seppe cogliere in pienezza, sia per i ruoli via via ricoperti alla FUCI, in Segreteria di Stato, alla guida dell’Arcidiocesi di Milano, sia per la sua attitudine ad intrattenere legami culturali di altissimo livello, il mutamento in corso nella struttura delle società umane, il venir meno progressivo del regime di cristianità e dell’eurocentrismo, e cercò di darvi risposta sia attraverso un’accorta gestione della fase attuativa del Concilio sia nella definizione magisteriale di un nuovo pensiero sociale della Chiesa che non rinunciava a confrontarsi con le grandi correnti culturali e sociali secolari. La stessa definizione della riforma liturgica che porta il suo nome, e che lui volle come conseguenza diretta del dettato conciliare, come da ultimo riaffermato da Benedetto XVI nella Esortazione apostolica Sacramentum caritatis , non fu altro che la ricerca di un modo nuovo di portare il sacramento della Presenza reale di Cristo ad una modalità più accessibile a tutti, sottolineando –ed in ciò oggettivamente innovando rispetto alla prassi precedente- il legame inscindibile fra la Parola e il Pane di vita (nel rito tridentino quella che ora si chiama “Liturgia della Parola” era semplicemente l’ “Introduzione alla Messa”, ed infatti nelle Messe feriali non c’erano nemmeno letture proprie).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a tanti fraintendimenti e a tanti deliberati sofismi, rimane la riflessione su come i credenti, in particolare i cattolici italiani, debbano orientare le loro scelte nella fedeltà alla Chiesa e alla luce di quel magistero conciliare di cui Paolo VI fu l’infaticabile custode.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volendo trovare un filo conduttore, potremmo rifarci al Convegno della Chiesa italiana svoltosi due anni fa a Verona e intitolato al tema complessivo della “testimonianza cristiana”, e, partendo dall'importante prolusione del card. Dionigi Tettamanzi, potremmo dire che tale filo conduttore sia stato quello del “recupero della dimensione conciliare”, non solo nel senso di “tradurre il Concilio in italiano”, ma più in generale, come ebbe a rilevare in un suo articolo di commento Pietro Scoppola, nel senso di una più accentuata messa in evidenza del ruolo dei laici nella Chiesa, non più come massa di manovra, ma come soggetto pienamente corresponsabile della nuova evangelizzazione e della vita pastorale, e protagonista totale nelle questioni dell'impegno sociale e politico alla luce del Vangelo e dell'insegnamento della Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il recupero del Concilio significa anche recupero in pienezza di un atteggiamento positivo nei confronti del mondo moderno in cui la Chiesa è inserita, nel senso, come indicava l'Arcivescovo di Milano nel suo intervento, di avere “occhi e cuore evangelici” che permettono di vedere e di gioire “del numero incalcolabile di semi e germi e frutti e opere concrete di speranza che sono in atto nei più diversi ambiti delle nostre Chiese e della nostra società “. Se, come è ovvio, la speranza dei cristiani è Cristo stesso, ne discende che l'impegno per Cristo e con Cristo significa anche concreto impegno per l'uomo d'oggi, che alla luce della risurrezione può leggere la verità su se stesso e sul mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altro canto, come ha rilevato nella sua relazione il teologo milanese Franco Giulio Brambilla (ora Vescovo ausiliare della Chiesa ambrosiana), la “centralità del Crocifisso risorto è ciò su cui sta o cade il futuro della Chiesa e la testimonianza nel mondo”, e ciò azzera ogni riduzionismo “sociale” o, peggio ancora, “culturale” della presenza dei cristiani, non perché lo spazio della politica e e quello della cultura siano estranei o impermeabili all'annunzio di salvezza, ma perché la speranza cristiana li trascende, va oltre, irrompe e cambia e nello stesso tempo trasfigura ogni cultura ed ogni società. Non a caso, ha rilevato mons. Brambilla, uno dei frutti maturi del Concilio sta proprio nelle  persone che “hanno riscoperto la fame della Parola, il bisogno di una liturgia viva, il gesto ripetuto della carità e la passione dell'impegno sociale”, rispondendo a quella che è la triplice vocazione del laico cristiano oggi, quella formativa, che fa capire che “la fierezza di dirsi cristiani” è altra cosa dal ridurre “il nome cattolico” ad “un' etichetta per schierarsi”, quella “comunionale”, che significa andare oltre la preoccupazione (il “surrogato a buon prezzo”, scrive Brambilla) tutta funzionale della presenza laicale come rimedio alla carenza di vocazioni sacerdotali,ed infine la vocazione del “genio cristiano”, del generare uomini capaci di parlare della vita futura stando pienamente nel mondo quali furono i Grandi, i Lazzati, i La Pira, i Bachelet....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa cornice si è inserita l'allocuzione del Papa, il quale ha riproposto i temi salienti del suo pontificato, sottolineando come la speranza cristiana sia essenzialmente speranza nella risurrezione di Cristo, che rende i credenti “portatori della gioia e della speranza”, e che proprio per questo la loro presenza, la presenza della Chiesa in Italia e nel mondo  è presenza “di servizio”, che cerca di rispondere con un “sì” di amore, lo stesso “sì” di Cristo, al bisogno di speranza dell'uomo del nostro tempo, che si esprime talvolta anche nei disvalori del relativismo e del secolarismo. Soprattutto è importante la riaffermazione solenne di quanto già evidenziato nell'enciclica Deus caritas est , ossia il rifiuto di fare della Chiesa “un agente politico”, e l'indicazione della politica come “compito immediato” dei laici “che operano come cittadini sotto propria responsabilità”. In sostanza, riconducendo al “date a Cesare” evangelico la questione della laicità della politica, Benedetto XVI riconduce ad esso anche la questione della libertà religiosa, con ciò di fatto riconoscendo che la dimensione della laicità è l'unica forma possibile della presenza della Chiesa in una società democratica  moderna. Importante anche il monito contro la “secolarizzazione interna” della Chiesa: ossia, par di capire, contro quelle forme pur presenti nel costume ecclesiastico di efficientismo, di attivismo ad ogni costo, di volontà di applicare anche alla dimensione ecclesiale costumi di tipo aziendale e manageriale o politicistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ fuor di dubbio che il Convegno di Verona ed il successivo cambiamento alla guida della CEI abbiano segnato l’inizio di una nuova fase della vita della Chiesa in Italia, anche se è tutto da vedere se e quanto tale nuova fase presenterà elementi di continuità o di discontinuità rispetto alla fase precedente. Va comunque registrata l’autorevole interpretazione che mons. Franco Giulio Brambilla  ha dato della Nota pastorale seguita appunto al Quarto Convegno ecclesiale, laddove rivendica giustamente i residui caratteri popolari del cattolicesimo italiano, ricordando nel contempo che esso si vivifica attraverso il “primato della Parola di Dio e dell’evangelizzazione”, correggendo “l’immagine spettacolarizzata del cristianesimo”, promuovendo “il dialogo con altre culture religiose, il dialogo ecumenico, il compito educativo, la cura di tutte le povertà e la stessa presenza sociale. Allontanando per sempre i fantasmi di oscure egemonie politiche”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche questo è un modo per inverare la lezione di Paolo VI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-3340518410731696991?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/3340518410731696991/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=3340518410731696991' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3340518410731696991'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/3340518410731696991'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/08/cose-antiche-e-cose-nuove.html' title='Cose antiche e cose nuove'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1019699609089543211</id><published>2008-07-03T16:07:00.000+02:00</published><updated>2008-07-03T16:08:24.927+02:00</updated><title type='text'>Oltre Ruini, oltre il ruinismo?</title><content type='html'>Il 27 giugno scorso il Papa ha accettato, con due anni di ritardo rispetto all’ età canonica, le dimissioni del card. Camillo Ruini da Vicario per la Diocesi di Roma, nominando al suo posto il card. Agostino Vallini Prefetto del Tribunale della Segnatura apostolica.&lt;br /&gt;Si arricchisce quindi di un ulteriore tassello il lungo ritiro del card. Ruini dagli incarichi di grande responsabilità ricoperti nel corso degli ultimi vent’anni, prima lo scorso anno con la sostituzione alla guida della CEI ed ora con il pensionamento dalle sue funzioni ecclesiastiche, pensionamento tuttavia non definitivo in quanto il prelato reggiano rimane alla guida del Comitato episcopale per il Progetto culturale della CEI, forse la creatura più tipica del suo lungo proconsolato alla guida della Chiesa italiana.&lt;br /&gt;Che il card. Ruini abbia segnato un’epoca è poco ma sicuro, nel senso che, in una fase di accentuata secolarizzazione, egli si è posto il compito di far recuperare alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella vicenda storica del nostro Paese soprattutto per quel che concerne il dibattito pubblico, prima sostenendo ultra vires l’ ormai crollante mito dell’ unità politica dei cattolici nella DC, poi attraverso una decisa (e talvolta spregiudicata) azione diretta della Gerarchia ecclesiastica, mitrata a riassorbire in termini pratici la dialettica fra le diverse realtà associative e di movimento intorno, appunto, al Progetto culturale inteso come espressione di un più complessivo ruolo della Chiesa italiana come garante dell’identità del Paese e quindi come soggetto di cooperazione all’attività dei pubblici poteri in termini complementari.&lt;br /&gt;Fra i risultati più evidenti di questa strategia, al di là del fatto che il Progetto culturale è rimasto essenzialmente un fenomeno di elite a dir poco ininfluente nella vita concreta delle parrocchie, è stato da un lato l’appiattimento della dialettica interna allo stesso episcopato (tranne alcune figure di rilievo come i cardinali Martini e Tettamanzi) intorno alle parole d’ordine volta a volta lanciate dal vertice, e dall’altro un oggettivo indebolimento della figura del laico all’interno della comunità ecclesiale, spesso ridotto a mero esecutore passivo di strategie non condivise, come ha dimostrato con grande onestà intellettuale lo storico Fulvio De Giorgi nel suo recente libro Il brutto anatroccolo edito dalle Paoline.&lt;br /&gt;Il Concilio Vaticano II si situò proprio nel suo carattere “pastorale” (che è un aggettivo descrittivo, non diminutivo come sembrano intenderlo molti) come risposta a queste problematiche emergenti, oltretutto in un contesto in cui una buona metà del mondo era dominato da sistemi politici rispondenti ad un’ ideologia dichiaratamente ed aggressivamente ateistica. Indubbiamente molte speranze di una riuscita a breve termine delle riforme conciliari erano un po’troppo ingenue e non ha certo giovato ad essa un’ impostazione spesso sistematicamente polemica verso la Gerarchia e l’attardarsi su questioni importanti ma non essenziali, ma appare sospetta anche la fretta con cui si è voluto decretare il “fallimento” del Concilio ed accreditare in maniera più o meno surrettizia il ritorno alle esperienze e alle prassi di un passato opportunamente mitizzato.&lt;br /&gt;La crisi terminale del comunismo realizzato, e, nell’àmbito italiano, il generale discredito e la debolezza della classe politica hanno di fatto creato una situazione di vuoto in cui taluni settori ecclesiali hanno pensato di poter entrare come soggetto insieme religioso e politico, non più nel senso di costituire un soggetto partitico di riferimento (quali peraltro i movimenti democratico cristiani divennero solo in seconda battuta, essendo stati letti all’inizio come fonte di possibile eterodossia ), ma piuttosto di appoggiarsi volta a volta a settori politici diversi in cambio di garanzie materiali, secondo la nota pratica delle lobbies.&lt;br /&gt;In questa dinamica la Chiesa italiana si è inserita forte di una forza che, sia pure in termini residuali rispetto al passato, è ancora imponente in termini di capillarità di presenza, di attività educative e sociali, di disponibilità al volontariato, in un contesto in cui, in termini imprecisi e spesso contraddittori, una domanda di religiosità torna a farsi strada nelle incertezze della post – modernità.&lt;br /&gt;Nello stesso tempo, tuttavia, il processo di secolarizzazione procede, entra nelle stesse realtà ecclesiali, come dimostrano i giudizi differenziati sulle questioni morali rispetto alle indicazioni della Gerarchia riscontrabili anche fra i giovani cattolici più impegnati, come pure il dato della frequenza settimanale alla Messa ridotto al 30 % della popolazione (ma probabilmente il dato reale è ancora inferiore), in presenza di un 80% di nostri connazionali che si dice “cattolico”, per scendere drammaticamente al 7% dei praticanti regolari nella fascia d’ età fra i quattordici ed i ventinove anni  .&lt;br /&gt;E’ chiaro che in presenza di questi dati la presenza della Chiesa come soggetto di pressione politica era possibile solo al prezzo di una forte centralizzazione della guida ecclesiale sia per quel che concerne i ministri ordinati che per le realtà laicali, ed anche una costante univocità del messaggio promanante dei media ecclesiali, che non poteva non assumere la forma di quella difficoltà a dare conto in pienezza dei dissensi e delle distinzioni e spesso anche della realtà dei fatti, come pure della tendenza al trionfalismo.&lt;br /&gt;D’altro canto, che tale metodo dia sempre buoni risultati lo si può dedurre anche da autorevoli interventi, ad esempio dalla lettera che il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone mandò al nuovo Presidente della CEI all’atto della sua nomina nel marzo 2007 ,in cui si rimarcava oltre alla “preoccupante avanzata della secolarizzazione” anche “il progressivo indebolimento del tessuto ecclesiale italiano” evidenziando la necessità per l’ Episcopato di dare priorità “all’ evangelizzazione, alla catechesi dei giovani e degli adulti, ad una recuperata e motivata disciplina del clero e ad un impegno comune per la promozione specifica delle vocazioni al ministero presbiterale” . Ciò evidentemente rimanda anche ad una concezione diversa della comunità ecclesiale in cui, andando oltre al ritualismo e al legalismo, ci si ricordi, come scrive il teologo Carmelo Dotolo, che “la Chiesa è e deve sempre più diventare segno di un’ umanità nuova e metafora di un mondo differente, segnato dalla logica della riconciliazione e della fraternità. Essa è nel mondo e per il mondo, testimone di una speranza sovversiva che sa inserire solidarietà lontane da qualsiasi adattamento acritico alla logica del mondo, leggendo i segni della presenza discreta ma decisiva del Regno”.&lt;br /&gt;In assenza di ciò il rischio per la comunità ecclesiale o, più esattamente, per le sue componenti più visibili, è quello di rinchiudersi dietro a quello che don Milani chiamò con amarezza “un muro di foglio e di incenso”, separandosi dalle attese e dalle speranze degli uomini, quando più alta e seducente sarebbe la sfida di far emergere in ogni pronunciamento, gesto, segno quotidiano “ quel grande ‘ sì’ che in Gesù Cristo Dio ha detto all’ uomo e alla sua vita, all’ amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza”, secondo le parole di Benedetto XVI a Verona.&lt;br /&gt;In questo senso, il problema non è quindi quello del cambiare le persone, ma gli atteggiamenti ed il modo di guardare alla realtà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1019699609089543211?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1019699609089543211/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1019699609089543211' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1019699609089543211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1019699609089543211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/07/oltre-ruini-oltre-il-ruinismo.html' title='Oltre Ruini, oltre il ruinismo?'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-2621078065678204424</id><published>2008-06-10T10:10:00.000+02:00</published><updated>2008-06-10T10:14:03.484+02:00</updated><title type='text'>L'avvenire di un passato</title><content type='html'>Ha destato una qualche attenzione, ed una certa irritazione, la scelta della Fondazione Magna carta, sotto la guida del sen. Gaetano Quagliariello e con la partecipazione del nuovo Ministro degli Affari Culturali Sandro Bondi, di promuovere in Firenze un convegno dedicato a figura importanti di quella realtà politica, culturale e soprattutto ecclesiale quali Giorgio La Pira, Ernesto Balducci e Lorenzo Milani , proclamando la volontà di volerli sottrarre all’estorsiva memoria della “sinistra”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’on. Bondi, nelle lettere inviate a qualche giornale, ha voluto giustificare tale singolare scelta portando come unica giustificazione di un tentativo uguale e contrario di appropriazione alcune affermazioni del Priore di Barbiana sulla scuola di Stato e sulle sue carenze che dimostrerebbero come egli in fondo fosse il promotore di una “scuola libera”e ciò lo rendesse diverso da coloro che cercarono di appropriarsi della sua memoria. Volendo avrebbe anche potuto citare la memoria difensiva che don Milani mandò ai suoi giudici quando venne processato nella famosa causa dei cappellani militari per una lettera aperta pubblicata su “Rinascita” dal vecchio amico d’infanzia Luca Pavolini, nella quale affermava di non voler dare ai comunisti l’onore di battersi per la causa della non violenza che non apparteneva loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più in generale, sarebbe opportuno raccomandare prudenza ed attenzione, sapendo che nel messaggio di vita e di pensiero di don Milani ci sono tante cose: c’ è il pauperismo, c’è la difesa della Costituzione, c’è l’anticapitalismo, c’è la diffidenza verso la società del benessere, c’è l’elogio della riforma in senso unificato e popolare della scuola media, c’è – ed è scritto chiaramente nella Lettera ad una professoressa – la convinzione che la scuola confessionale sia uno strumento della lotta di classe, non certo a favore dei poveri, c’ è l’antipatia verso la televisione e verso i modelli di vita fasulli che essa veicola… In una parola, è dubbio che il ruvido sacerdote fiorentino sarebbe stato fra i fans di Berlusconi, ed è inimmaginabile che un’iniziativa come questa, ideata da una Fondazione presieduta da un senatore del partito di Berlusconi e patrocinata da un Ministro di Berlusconi, avrebbe raccolto il suo apprezzamento (come in effetti non ha raccolto l’apprezzamento dei suoi discepoli più autentici, a partire dai fratelli Gesualdi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma al di là di queste piccole speculazioni, credo interessante rilevare il sottodiscorso di Quagliariello, di Bondi e di tanti altri fra i vincitori di questa fase politica, che vogliono sottolineare un duplice risultato di queste elezioni: da un lato, il definitivo sdoganamento della totale autonomia di voto dei credenti, che vede l’ ultimo partito a denominazione confessionale, l’ UDC, ridotto ai minimi termini e messo fuori da ogni gioco politico, legittimando l’ambizione di Berlusconi a gestire direttamente i rapporti con la Gerarchia ecclesiastica (per lui la Chiesa è tutta lì). D’altro canto, è ormai insistente la sottolineatura per cui la cultura politica ed ecclesiale del cattolicesimo democratico avrebbe fatto il suo tempo e non avrebbe più alcun valore nella situazione attuale: in realtà non si tratta di un’affermazione nuova, il requiem per il cattolicesimo democratico è stato cantato più volte, fin dal 1988 quando il defunto settimanale ciellino “Il Sabato” pubblicò un libretto in tal senso di un giovane studioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo che questa volta l’affermazione sembra corrispondere a verità, e non è solo la profezia di parte di qualche avversario impegnato in un eterno regolamento di conti intraecclesiale: alcuni dolorosi fatti fra di loro staccati, come la repentina morte nel giro di un anno di personalità quali Giuseppe Alberigo, Pietro Scoppola e Paolo Giuntella , testimoniano in termini simbolici dell’esaurirsi di una fase in cui il legame privilegiato fra una certa idea della riforma della Chiesa ed una certa idea della riforma della politica era pressoché inscindibile,  e che peraltro trovava un suo fondamento in una stagione ormai da gran tempo superata quale era quella del partito di riferimento dei cattolici, la Democrazia Cristiana, e della dialettica obbligata con le forze della sinistra, prima il PSI e poi il PCI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il venir meno di quella stagione politica, come del resto il raffreddamento o il mutamento di segno di molte speranze della fase conciliare, di fatto rendono il paradigma stesso del cattolicesimo democratico più un richiamo di segno identitario, pur utile e necessario, che un  valido strumento di lettura di una stagione politica ed ecclesiale di tipo assolutamente nuovo. In questo senso, letture come quella del recente seminario dell’associazione “Quartafase” sul “voto cattolico” si concentrano, sia pure fornendo utili particolari, più sulle conseguenze che sulle cause di una certa situazione (ossia del fatto che il PD, in cui la quasi totalità dei cattolici democratici impegnati in politica sono confluiti, raccoglie un buon consenso fra i praticanti e i non praticanti, ma va malissimo fra i “saltuari”, gli “identitari”, ossia il target privilegiato della destra), che è evidentemente importante ai fini di una vittoria elettorale, ma che non può essere affrontata solo a partire dalla fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che la crisi forse irreversibile del cattolicesimo democratico non significa l’affermarsi di altre forme di pensiero politico cristianamente ispirato: al contrario, l’evidente eclissi dei “teo–con” dimostrata dal lungo silenzio di Marcello Pera e dalla solenne bocciatura della lista antiabortista di Giuliano Ferrara, nonché lo scacco dell’integrismo più tradizionale dimostrato dalla sostanziale emarginazione di Formigoni e degli altri ciellini nel PDL , sta a dimostrare di una crisi generale che rimonta alla decisione della Gerarchia ecclesiastica di occuparsi direttamente delle questioni sociali e politiche, vanificando il lavoro di decenni delle migliori menti del laicato cattolico italiano in nome di un principio di autoconservazione perseguito al costo di censurare ed annullare in sé ogni voce di profezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta citare un caso di questi giorni: ben poco peso hanno avuto le argomentate critiche delle ACLI e di altri soggetti dell’associazionismo e del volontariato cattolico contro l’assurda idea di introdurre nel nostro ordinamento l’inaudito reato di immigrazione clandestina, almeno finchè non sono state corroborate da una dichiarazione del Presidente della CEI e da un’intervista di un officiale della Curia vaticana. Si deve quindi pensare che molte esortazioni alla valorizzazione del ruolo del laicato siano oggi poco più che fervorini a fondo perso che vera e propria convinzione della necessità di investire nella formazione di un laicato adulto, responsabile e autorevole: inutili, in tal caso, ed anche un po’ da coccodrilli i pianti sulla scarsa presenza dei cattolici in Parlamento e al Governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse occorre tornare veramente ab ovo, ripartire dai fondamentali, come ha ricordato mons. Piero Coda al recente convegno della Fondazione Italianieuropei, ossia dal Concilio Vaticano II come fatto epocale e vera e propria cesura nella storia e nella vita ecclesiastica, e nello sviluppo dell’ insegnamento sociale della Chiesa come messaggio per la piena dignità ed il vero benessere della persona umana. E ancora, lo scegliere con coerenza fra la spinta ad essere presenti nel mondo con la logica evangelica del sale e del lievito piuttosto che ad arroccarsi in posizione di potenza che si rivolge ad altre potenze, sia pure con la miglior buona volontà di difendere valori non negoziabili, magari senza accorgersi di avere come controparti persone che riducono tutto a negozio e a marketing.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, è in questa testarda fedeltà all’ideale evangelico e alla storia degli uomini che si gioca l’avvenire di un cattolicesimo democratico che al momento rischia solo di apparire celebrazione del passato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-2621078065678204424?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/2621078065678204424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=2621078065678204424' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/2621078065678204424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/2621078065678204424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/06/lavvenire-di-un-passato.html' title='L&apos;avvenire di un passato'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-791052593615148394</id><published>2008-05-13T12:37:00.000+02:00</published><updated>2008-05-13T12:38:42.706+02:00</updated><title type='text'>I democratici e la questione del territorio</title><content type='html'>Il dato elettorale del 13/14 aprile non va certo archiviato senza discussioni, ma sarebbe a dir poco masochistico trasformarlo, come spesso accade dopo le sconfitte, nella scusa per un piagnisteo generalizzato, per una lamentazione del male cronico della sinistra nel nostro Paese, o peggio ancora per l'esaltazione passiva della “geometrica potenza di fuoco” dell'avversario laddove invece si imporrebbe un minimo di freddezza nella riflessione.&lt;br /&gt;A meno di non voler correre il rischio di certi generali nordisti durante la guerra di Secessione statunitense, così ossessionati dal mito del generale Lee, il loro grande avversario, da partire sempre psicologicamente battuti di fronte a qualcuno che ritenevano a priori essere loro superiore in strategia e tattica; la stessa cosa accadde nella Seconda guerra mondiale in Nordafrica, quando molti ufficiali britannici erano a loro volta paralizzati dal mito di Rommel, della leggendaria abilità tattica della Volpe del Deserto. Per fortuna poi arrivavano al comando un Grant o un Montgomery, uomini per i quali il problema non era quello di misurarsi con una leggenda, ma più semplicemente di far vincere le proprie armate impedendo al nemico di dettare il piano strategico.&lt;br /&gt;Fuori dalla metafora bellica, va dato atto a Walter Veltroni di avere cercato di condurre una battaglia del secondo tipo, riuscendo a motivare le proprie truppe di fronte ad una sconfitta annunciata, cercando di rovesciare l'ordine delle priorità definito dall'avversario nel tentativo di andare oltre rispetto ad una dialettica paralizzata.&lt;br /&gt;Era un tentativo difficile, e di fatto non è andato a buon fine: troppo grande infatti era il distacco, causato non tanto dalle performances del Governo Prodi, il cui merito principale è stato quello di riprendere in mano una situazione dei conti pubblici ormai fuori controllo, ma dalla perenne aria di happening che la multiforme maggioranza che reggeva il Governo emanava intorno a sé, con totale sprezzo dei rapporti di forza dettati dalla modesta vittoria ottenuta nel 2006.&lt;br /&gt;E tuttavia, a bocce ferme, è forse necessario iniziare una seria riflessione su alcuni dati che sono emersi dalle elezioni, servendosi delle analisi di chi i numeri li sa interpretare davvero, come è il caso di Ilvo Diamanti e degli analisti dell'Istituto Cattaneo di Bologna.&lt;br /&gt;Innanzitutto non è vero che la sconfitta del PD e la vittoria della destra siano essenzialmente frutto del voto del Nord: i dati dimostrano con evidenza come invece tale vittoria sia spalmata in tutta Italia, con l'eccezione delle Regioni centrali, e come il Meridione, tranne il Molise dipietrista e la Basilicata, abbia votato a destra in maggiore o minore misura. Ciò significa che il Popolo delle Libertà, il cartello elettorale nato dalla fusione delle liste di Forza Italia, Alleanza Nazionale ed altre forze minori, dispone di un consenso più o meno uniforme in tutto il Paese, anche se la sua prova del fuoco sarà evidentemente il passaggio alla costituzione in forma partito. Qui, in tutta  evidenza, dovrebbero emergere le differenze fra la guardia stretta di Berlusconi, formata essenzialmente da suoi dipendenti e sodali di lunga data, e coloro che vengono da esperienze partitiche precedenti, non solo quelli di AN ma anche molti ex democristiani e socialisti: non sarà indifferente rispetto alle fortune del nuovo soggetto politico se esso sarà ancora un contenitore basato essenzialmente sulla volontà di un Capo indiscutibile o se in esso vi sarà spazio per una reale dialettica democratica, ad esempio per quel che concerne gli assetti interni a tutti i livelli e la scelta dei candidati dal Sindaco in su. E' dubbio che questo tipo di aspirazioni possano essere soddisfatte finché durerà la supremazia di Berlusconi, il quale è a dir poco indifferente allo spirito e alla prassi della democrazia.&lt;br /&gt;In secondo luogo è un dato di fatto che la Lega Nord abbia avuto un risultato per certi versi straordinario e che questo sia stato l'additivo per la vittoria della coalizione di destra, ma il risultato leghista va letto con attenzione. Molto si è discusso del “passaggio del Po” da parte degli uomini di Bossi, e molti cronisti si sono precipitati a Galeata, nel Forlivese, dove la Lega ha riportato un risultato di tipo “lombardo” che è stato messo in relazione alla forte presenza di lavoratori extracomunitari (ed in totale assenza di reali tensioni o di problemi di pubblica sicurezza): sarebbe da citare anche l' 11% raggiunto dal Carroccio nella rossa Sassuolo, dove invece problemi di tensione interetnica ce ne sono stati. Ma tutto questo non risponde alla domanda di fondo: questo voto leghista è lì per rimanere oppure è un fatto momentaneo? Personalmente e non da oggi ritengo che il vero obiettivo politico della Lega, al di là dei proclami separatisti e/o federalisti (che non sono nemmeno accompagnati da un'elaborazione politico-istituzionale all'altezza, visto l'imbarazzante mediocrità della proposta di riforma costituzionale partorita nell'autunno 2005 e poi provvidenzialmente cassata dall'elettorato con il referendum dell'anno successivo), sia quella di perpetuare se stessa, e ciò è possibile solo alimentando un moto permanente di tensione verso alleati ed avversari. In questo senso, la Lega è il termometro politico del Paese, ed il suo dato elettorale è destinato ad aumentare o a diminuire a seconda dell'aumentare o diminuire della tensione sociale, laddove il problema della sicurezza è solo la spia di un disagio più ampio risentito da quelle amplissime fasce di società civile che si trovano a mal partito in una globalizzazione che fin qui ha funzionato a meraviglia solo per le oligarchie economiche. Da qui peraltro nasce anche l'equivoco della Lega come “costola della sinistra”: credo abbia ragione Ivan Berni quando annota che la Lega è un fenomeno inequivocabilmente di destra, in quanto predica “il moralismo conformista, nega l'universalità del diritto, la terzietà della magistratura, la pari dignità sociale delle opzioni sessuali, la conflittualità fra lavoro e capitale come elemento portante della democrazia”. Ciò peraltro “non impedisce che la votino elettori in fuga dal centrosinistra e dalla sinistra radicale, che la votino operai e precari, che sulle sue ricette spicce in materia di sicurezza e i suoi programmi bellicosi convergano consensi popolari”. Anche perchè, come ci insegna la storia, è perfettamente possibile che forze tendenzialmente di destra sappiano anche intercettare sentimenti popolari diffusi su proclami interclassisti, spostando l'animosità sociale su di un piano indifferenziato in cui la polemica verso le oligarchie economiche si salda con quella contro i sindacati e le forze di sinistra, liquidate oggi come facce della stessa “casta”: al fondo, mutatis mutandis , era lo stesso tipo di retorica del fascismo e del nazionalsocialismo, che si appellavano all'anima proletaria per declinarla in termini non sociali ma nazionalistici. Se le cose stanno così, è possibile che le inevitabili delusioni dell'azione governativa del “Berlusconi IV” sgonfino le vele del movimento leghista, che del resto a Milano nel 1993 toccò la vetta del 40% alle elezioni amministrative per piombare poco oltre il 10% l'anno successivo.&lt;br /&gt;E tuttavia, ed è la questione focale, occorre capire che cosa può fare in questo contesto desolante il Partito Democratico quale unico rappresentante dell'opposizione di centrosinistra e di sinistra tuttora presente in Parlamento. Indubbiamente il risultato ottenuto, che sfiora il 34%, conferisce al neonato PD una forza oggettiva che deve ancora essere declinata in idee e programmi credibili, al di là di suggestioni tipo “partito del Nord” che rimandano ad un'idea un po' meccanicistica del concetto di rappresentanza elettorale, la quale non appare legata a modalità organizzative ma piuttosto alla capacità di coniugare la chiarezza dei programmi all'effettivo radicamento territoriale. In questo senso, vale poco appellarsi alle “forme organizzative” della Lega, che sono di tipo abbastanza tradizionale, basate su di un forte dato di militanza e su parole d'ordine semplici che ricalcano sostanzialmente quelle messe in giro da Bossi e dai suoi amici oltre vent'anni fa all'inizio dell'avventura del Carroccio. D'altro canto, le percentuali della Lega in territori da cui è assente al punto da non avere né sezioni né rappresentanti di lista testimoniano nel senso di una non immediata correlazione fra presenza territoriale tradizionale e consenso elettorale.&lt;br /&gt;Il problema del PD, in buona sostanza, è quello di fare politica, espressione che intesa nel suo significato più letterale significa capacità di stare nelle pieghe dei territori e dei loro interessi, riscoprendo e valorizzando il legame con il sindacato, l'associazionismo e la cooperazione, e nello stesso tempo di rimettere in auge il pensiero politico, la ricerca, la traduzione del pensiero politico in atti conseguenti, e quindi rianimare lo spirito di partecipazione, anche quello parziale (legato cioè a fatti o istanze contingenti) che caratterizza soprattutto la realtà giovanile. In questo modo il partito,pur essendo, come deve esserlo una forza che aspira ad essere forza di governo di una società complessa, aperto al contributo di ogni persona e di ogni realtà sociale, nello stesso tempo dovrà essere ed apparire inevitabilmente radicato in quelle istanze popolari (lavoro, casa, welfare, scuola, pubblica sicurezza....) che non possono apparire costantemente come una sgradita sorpresa all'indomani di elezioni perse.&lt;br /&gt;Naturalmente, questo percorso dovrà essere accompagnato anche da una reale capacità di interlocuzione politica al proprio interno, senza aver paura della possibile nascita di correnti di pensiero che però non rispecchino le appartenenze del passato ma siano piuttosto espressione di ricerca di modalità diverse di incarnare una nuova soggettività riformista e democratica (la sola sinistra possibile di questa fase storica) per costruire il futuro del nostro Paese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-791052593615148394?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/791052593615148394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=791052593615148394' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/791052593615148394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/791052593615148394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/05/i-democratici-e-la-questione-del.html' title='I democratici e la questione del territorio'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-1469556185971478195</id><published>2008-04-05T20:56:00.002+02:00</published><updated>2008-04-05T21:00:28.871+02:00</updated><title type='text'>Una rosa sfiorita prematuramente</title><content type='html'>Editoriale di aprile 2008 - di Giovanni Bianchi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' difficile e persino presuntuoso fare pronostici su di una campagna elettorale tanto serrata come quella in corso: credo però di poter dire che fra coloro che risulteranno perdenti ad urne aperte vi sia il progetto politico che è andato sotto il nome di “Rosa bianca”, e che viceversa avrebbe dovuto essere una delle maggiori novità di questa tornata elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto era apparsa già una scelta sgradevole quella del nuovo movimento politico di assumere per sé un nome che da quasi trent'anni era invece tenuto con onore dall' associazione di cultura politica fondata da Paolo Giuntella e da altri giovani gravitanti intorno alla Lega democratica di Scoppola e di Ardigò, poi presieduta a lungo da Giovanni Colombo ed ora da Grazia Villa: è stato spiacevole che abbia dovuto essere un'ordinanza giudiziaria a sancire ciò che avrebbe potuto e dovuto  essere ragionevolmente definito in altre sedi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è ovvio che i problemi sono più ampi, sia sotto il profilo concettuale che sotto quello politico. L'assunto di base da cui Savino Pezzotta ed i suoi amici fecero nascere l'idea originale del nuovo soggetto politico era quella di cercare, a fronte di quella che sembrava loro il soffocamento della voce libera e storicamente ricca di contenuti del cattolicesimo democratico e sociale all'interno del “calderone” del Partito democratico, e attesa l'impossibilità di far valere le proprie ragioni nel coacervo reazionario berlusconiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, la scelta di un gruppo di persone che, sotto la regia del sagace sindacalista bergamasco, si sono progressivamente ritrovate intorno ad un progetto sociale e politico comune, di correre in solitaria al di fuori dei due principali schieramenti ha finito anche per attirare una certa attenzione, non foss' altro, e torniamo a quanto detto sopra, per la ricerca di una originalità di proposte politiche a fronte di quella che pareva un progressivo avvitamento del sistema politico su se stesso che ha trovato la sua scoraggiante sintesi nelle scene da osteria a cui alcuni componenti della Camera Alta della Repubblica (quella, per intenderci, dove sedettero a suo tempo Benedetto Croce, Carlo Sforza, Umberto Terracini e Luigi Sturzo) si sono abbandonati dopo la caduta del Governo Prodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era per questo che, nel suo editoriale sul numero 3 del 2008 di “Aggiornamenti sociali”, padre Bartolomeo Sorge poteva salutare nella “Rosa per l'Italia” -alla fine il nome prescelto era questo- una delle due novità della politica italiana in quanto ambedue capaci di mobilitare energie nuove intorno ad un progetto originale. Ma i problemi iniziavano subito nel momento in cui al gruppo originario di Pezzotta venivano ad unirsi Bruno Tabacci e Mario Baccini, transfughi dall' UDC cui rimproveravano (in primo luogo, ovviamente, al patron Pierferdinando Casini) di non essere in grado di rompere fino in fondo con Berlusconi dando seguito alle aspirazioni autonomistiche del centro cattolico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, mentre Pezzotta teneva ferma l'ipotesi terzaforzista, Baccini, che era stato Ministro di Berlusconi senza mostrare particolari patemi d'animo, si affannava a dire che se mai la “Rosa” avesse cercato un'interlocutore sarebbe stato soprattuto a destra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo tuttavia Casini, subita anche la scissione del gruppo più organicamente “berlusconiano” dell' UDC guidato da Giovanardi, si trovò di fronte al diktat del Cavaliere: o rientrare nel neonato “Popolo delle libertà” sacrificando lo storico simbolo dello scudo crociato o correre da solo. Più per disperazione che per  convinzione l'ex Presidente della Camera scelse la seconda strada, e a quel punto quasi inevitabilmente venne a porsi il problema di una possibile convergenza fra il progetto di Casini e quello di Pezzotta e dei suoi amici.&lt;br /&gt;In sostanza, la lista elettorale che ne è uscita, che ha assunto il nome di Unione di centro e si pone sotto il simbolo dello scudo crociato ed il nome di Casini, con quattro candidature “sicure” riservate agli uomini della “Rosa” , fra cui Baccini e Tabacci freschi transfughi dall' UDC, cui si aggiunge il transfuga dal PD Ciriaco De Mita, e che vede come capolista in Sicilia il ben noto Totò Cuffaro non può onestamente essere considerata il nuovo che avanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ne sono resi conto due veri  cattolici democratici come Alberto Monticone e Gerardo Bianco, che hanno subito lasciato il progetto; soprattutto se ne è reso conto lo sponsor originario padre Sorge, che ha dovuto prendere atto di come l'idea originaria dei suoi amici sia stata immediatamente affossata dall'abbraccio con un soggetto politico molto “vecchio” quale è quello di Casini, che ha appoggiato tutti i malestri del Governo Berlusconi nel quinquennio 2001-2006, nessuno escluso, costringendo Marco Follini a lasciare prima la Segreteria e poi il partito a seguito della liquidazione della sua posizione assai più dignitosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a mio giudizio il problema è più radicale nel senso che, ad onta delle buone intenzioni di Pezzotta e di alcuni altri, ad essere sbagliata era l'impostazione di fondo, in quanto lo si voglia o no l'idea di base della “Rosa” consisteva nella possibilità di far nascere, sia pure in una forma nuova, un soggetto politico centrista e scopertamente anti – bipolare nel momento stesso in cui la tendenza generale sembra essere addirittura di tipo bipartitico. A ciò si aggiungeva una volta di più, e anche alcune infelici uscite di settori del mondo ecclesiastico parevano accreditarlo, una nostalgia per il bel tempo andato non della Rosa ma della Balena bianca che, al di là di ogni valutazione di tipo storico, appare marcata da sostanziale disattenzione a quella progressiva secolarizzazione dell'offerta politica che ormai è stata registrata e fatta propria anche da parte della Gerarchia, come ha dimostrato il comunicato finale dell'ultimo Consiglio permanente della CEI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto meglio sarebbero impiegate queste forze se venissero utilizzate ad ampliare e far crescere lo spazio propositivo dei cattolici democratici nel PD, dove essi stanno non come soci di minoranza ma come fondatori e partecipi a pieno titolo di un progetto comune!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso, non è mai troppo tardi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-1469556185971478195?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/1469556185971478195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=1469556185971478195' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1469556185971478195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/1469556185971478195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/04/una-rosa-sfiorita-prematuramente.html' title='Una rosa sfiorita prematuramente'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2637457202774691084.post-7448922673802806864</id><published>2008-03-29T09:38:00.001+01:00</published><updated>2008-03-29T10:00:59.146+01:00</updated><title type='text'>La "questione Moro" è ancora aperta</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:100%;"&gt;editoriale di marzo 2008 - di Giovanni Bianchi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La memoria di Aldo Moro va ben oltre il ricordo del suo rapimento da parte delle Brigate Rosse il 16 marzo di trent'anni fa, i 55 giorni della sua prigionia e la successiva, barbara uccisione avvenuta il 9 maggio di quello stesso 1978.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, non c'è nel nostro Paese solo un “caso Moro” di ordine giudiziario, le mille verità contrapposte che si agitano, i memoriali, la disinformazione, la P2, i servizi segreti più o meno deviati, le piste internazionali, il dolore della famiglia e degli amici e tutto ciò che contribuiva a farne , come ebbe a scrivere Leonardo Sciascia , “l'affaire” della democrazia italiana esattamente come il processo Dreyfus lo fu per la democrazia francese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più al  fondo, nel cuore stesso della nostra democrazia vi è tuttora aperta una “questione Moro” che significa la esatta definizione di che cosa abbia significato la presenza di questa figura assolutamente atipica di intellettuale, di politico e prima ancora di credente in uno scenario complesso come quello della cosiddetta Prima Repubblica che egli attraversò da protagonista nei primi trentatrè anni della sua esistenza come costituente, uomo di partito e di governo, legando il suo nome a tre delle architetture politiche più importanti della nostra storia recente: la Costituzione, il primo centrosinistra e la solidarietà nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Schiere di autori satirici e di imitatori, a partire dal grande Alighiero Noschese , presero di mira alcuni aspetti della personalità di Moro, i suoi lunghi discorsi, il fraseggiare che pareva involuto ed ambiguo, l'inesausta vocazione mediatrice, che peraltro fu uno degli aspetti salienti dell'inquietante e quasi mimetica interpretazione del personaggio ispirato a Moro che diede Gian Maria Volontè nel film di Elio Petri Todo modo tratto dall'omonimo romanzo di Sciascia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che si avvicinino molto al vero Leopoldo Elia e Mino Martinazzoli, che sul senso della figura di Moro si confrontarono in un colloquio a due voci del 2002 poi raccolto in una preziosa plaquette edita dalla piccola casa editrice bresciana La Quadra. L'ex presidente della Corte costituzionale, che di Moro fu per lunghi anni l'alto consulente giuridico, sottolineava nel suo amico e maestro la figura dell'uomo di Stato, animato da profonde convinzioni democratiche, diffidente verso ogni forma di ingegneria istituzionale proprio perché fiducioso nel ruolo della politica e per questo inventore della formula dello “Stato dal valore umano” basato sui principi fondamentali della Costituzione e per questo avversario di ogni tentativo di ridurre la DC, partito complesso quant' altri mai, alla semplice ala conservatrice dello schieramento politico.&lt;br /&gt;Martinazzoli, dal canto suo, teneva a sottolineare la dimensione strategica dell'agire di Moro, anche per rilevarne la distanza rispetto ad una politica, quella di oggi, tutta incentrata sull'orizzonte brevissimo del day by day: le grandi manovre parlamentari o interne alla DC, i discorsi cesellati e complessi, la capacità di programmare i passaggi successivi, tutto l'insieme dell'azione politica non era mai finalizzato a se stesso ma rimandava ad una concezione articolata che metteva la politica al centro della vita civile senza negare l'importanza di ciò che precede la politica stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo rimanda, a mio giudizio, alla natura particolare della concezione politica di Moro, che è il cuore della sua “questione”, poiché egli fu forse il politico più lungimirante della sua generazione non per scienza infusa ma per una reale capacità di osservazione di quanto si muoveva nella società. In questo senso, il suo percorso dal gruppo dossettiano al legame con Fanfani, dalla nascita della corrente dorotea alla guida del partito e poi del Governo, dall'esilio successivo al 1968 alla progressiva ripresa di centralità che ne avrebbe fatto l'alto arbitro delle strategie di partito fino al giorno del suo rapimento, presenta una sua coerenza di fondo. Prima di altri, meglio di altri, Moro ebbe ben chiara la percezione di quanto il ruolo della Democrazia Cristiana fosse insieme centrale rispetto al quadro politico e parallelamente destinato a durare solo a condizione di creare progressivamente le condizioni per includere tutte le forze politiche che avevano partecipato alla Costituzione nell'area di governo, rilevando il blocco patologico del sistema politico ed insieme l'impossibilità di sbloccarlo date le condizioni interne ed internazionali. Si ebbe così il paradosso per cui il politico che aveva contribuito nel 1958 ad abbattere Fanfani contro l'ipotesi del centrosinistra sarebbe poi diventato il Segretario politico che avrebbe gestito il passaggio al centrosinistra e poi il capo dei tre Governi di centrosinistra “organico” che si succedettero fra il 1963 ed il 1968. Proprio l'anno della grande rivolta studentesca ed operaia rappresentò la svolta più significativa del pensiero di Moro, che si pose in una forma di opposizione originale rispetto al “castello” del potere doroteo creando un saldo rapporto con la sinistra “sociale” di Carlo Donat Cattin, e chiamando intorno a sé alcuni degli elementi intellettuali più brillanti che gravitavano intorno al partito, mai mettendo in primo piano se stesso e sempre contemperando la spinta verso i “tempi nuovi che si annunciano” al senso del possibile e soprattutto alla tutela dell'unità del partito, poiché nella sua visione politica egli aveva chiarissimo che solo portando tutta la DC su determinate posizioni sarebbe stato possibile che esse venissero digerite senza traumi per il sistema democratico nel suo complesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò si manifestò in almeno tre occasioni topiche, quella della grave crisi di Governo del luglio 1964, in cui le sciabole tintinnarono, quella della elezione presidenziale del 1971, quando la sua candidatura, che sarebbe stata accettata dalle sinistre, venendo silurata dal tandem Forlani-Andreotti a favore del più sbiadito e “disponibile” Giovanni Leone, e infine in quel tardo inverno del 1978 quando si dovette gestire l'ingresso del PCI nell'area di Governo.&lt;br /&gt;In tutti questi casi Moro svolse ad altissimo livello il suo ruolo di mediatore, sapendo peraltro di incarnare con dignità la sua funzione di capo riconosciuto di una grande forza, peraltro condiviso anche da alcune delle sue controparti politiche: non è un caso ad esempio che Paolo Bufalini abbia annotato a margine dei suoi appunti di un incontro riservato fra Moro e Berlinguer che sembrava “un incontro fra due Capi di Stato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altronde, la fine stessa di Moro è stata un fatto politico, in cui si sono affrontate due concezioni della persona umana e del suo rapporto con lo Stato. La scelta di trattare o meno con i brigatisti per la liberazione dello statista rimanda all'immortale archetipo dell' Antigone  di Sofocle, che è tutta incentrata sul confronto fra le leggi umane e quelle divine. Creonte, sovrano di Tebe, decreta che onori funebri siano riservati ad Eteocle, che combatté per difendere la città, ma non al fratello Polinice, che militava nelle fila di chi l'assediava, condannandolo così all'infamia perenne. Antigone, sorella dei due fratelli-nemici, rende invece onori funebri anche al reietto, e per questo è condannata a morte.&lt;br /&gt;Per la bocca di Creonte parla la città, la ragione di Stato, l'esigenza della difesa di un bene superiore che trascende le singole esistenze dei cittadini e per questo può essere anche inesorabile e spietata; per la bocca di Antigone parla un altro tipo di ragione, magari una di quelle che “la ragione non conosce” come annotava Pascal,la pietà, la tutela del bene del singolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Creonte ed Antigone sono personaggi eterni, che si misurarono in via Fani come già si erano misurati per migliaia di anni e per altre migliaia lo faranno in un confronto che è inscritto nella natura stessa dell' uomo inteso come zoòn politikòn . Anche questo, peraltro, è un aspetto della “questione Moro” , questa polarità fra il fine intellettuale ed uomo di Stato e l'uomo privato, il padre di famiglia timoroso dell'avvenire dei suoi cari, e che, in una situazione drammatica, cerca di fare politica come può cercando interlocutori fra i suoi aguzzini e fra coloro che stanno fuori dalla prigione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un dramma, una tragedia, insomma un confronto ad altissima quota che ci fa misurare l'abissale distanza di ciò che oggi passa per politica e che invece politica non è perché di essa dimentica l'aspetto più importante e centrale che è l'uomo inteso nelle sue credenze, nelle sue passioni, nelle sue idee e non soltanto nei suoi interessi immediati.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2637457202774691084-7448922673802806864?l=circolidossetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolidossetti.blogspot.com/feeds/7448922673802806864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2637457202774691084&amp;postID=7448922673802806864' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7448922673802806864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2637457202774691084/posts/default/7448922673802806864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolidossetti.blogspot.com/2008/03/la-questione-moro-ancora-aperta.html' title='La &quot;questione Moro&quot; è ancora aperta'/><author><name>gibianchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03879660844181009532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
